Il rito della pasta con i tenerumi

Vi consiglio la lettura di questo articolo di Giuseppe Cirino, pubblicato su ilSicilia.it (e ringrazio l’amico Nino che me lo ha segnalato). Parla di un gustoso primo piatto della cucina palermitana.  Più che una ricetta, è la descrizione di un rito. Dove “la moglie assurge al ruolo di protagonista” ma ad un certo punto: “entra in scena come nelle più celebri opere teatrali il co-protagonista, ossia il marito. “U masculu ra casa”.  Buona lettura!

Sudore e piacere. Il rito estivo della pasta con i tenerumi

Ebbene sì, per il palermitano la pasta con i tenerumi rappresenta un rito superiore da celebrare ogni estate. Non si tratta di un semplice primo piatto da degustare in un ristorante, ma di un momento sacro da ripetere almeno una volta l’anno a casa.  Continua a leggere

29 luglio, Santa Marta, la patrona del mio blog

Oggi, 29 luglio, è Santa Marta, patrona del mio blog.

Nell’immagine vedete un dipinto di Alessandro Allori, Cristo nella casa di Marta, (1605, Kunsthistorisches Museum, Vienna). Che bella tavola, riccamente imbandita, che ha preparato Marta! E che eleganti bicchieri di cristallo, in onore dell’Ospite. Ma sappiamo anche che Gesù le rivolge un affettuoso ma fermo rimprovero: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». (Luca 10, 38-42).

Ecco cosa ci racconta a proposito di Santa Marta Piero Bargellini nel suo libro Mille santi del giorno (Vallecchi ed.):

«La risposta che Gesù diede a Marta è la risposta che la Chiesa continua a dare a tutti i materialisti di questo mondo, i quali si inquietano e si agitano per molte cose, senza pensare che soltanto una cosa è importante: ed è di salvare l’anima, ascoltando, ai piedi di Gesù, i suoi divini insegnamenti.

Marta è santa, come santa è Maria sua sorella. E’ santa perché non ha rifiutato l’insegnamento di Gesù. E’ santa perché, pur continuando a fare la massaia, ha capito che al di sopra delle faccende domestiche ci sono altre faccende, più importanti e più meritorie.

E la Chiesa, che non manca mai di ricordare ai materialisti il primato dello spirito, non disprezza o rinnega la materia, come fecero gli antichi manichei e fanno i moderni spiritualisti. C’è una gerarchia di valori che va rispettata. Alla sommità, la luce della Fede e gli interessi spirituali; più in basso, le necessità della vita e gli interessi del corpo: il problema del pane, dei vestiti, della casa, del lavoro. E’ santa, Maria di Betania, che ha scelto la parte superiore; ma è santa anche Marta, che curando la parte inferiore, non rinnega o rigetta la migliore. Sante tutte e due le sorelle di Lazzaro, le amiche di Gesù; la sorella contemplativa e la sorella attiva; come sono sante la contemplazione e l’azione, quando però l’azione sia guidata e animata dalla luce della fede e dal calore della carità

Santa Marta, prega per noi (e per il mio blog)

[Piero Bargellini (Firenze 1897-1980) è uno scrittore italiano, autore di numerose pubblicazioni di carattere divulgativo, concernenti le arti figurative, la letteratura, la storia religiosa.]

 

 

Una serata di generosità, cultura, amicizia … e ottimo vino!

Tempo fa ho partecipato all’organizzazione di una serata che aveva lo scopo di raccogliere fondi per una associazione. L’obiettivo posso dire che è stato raggiunto, ma aveva proprio ragione san Francesco d’Assisi quando nella sua famosa Preghiera semplice diceva: “E’ dando che si riceve”. Perché i partecipanti sono stati generosi ma hanno ricevuto a loro volta dei doni: una bella cena, ottimo vino, piacevole compagnia e hanno anche imparato tante cose interessanti sulla storia e sulla cultura del vino.  Vi racconto come è andata. Continua a leggere

Il refettorio domenicale nella Certosa di Serra san Bruno

Nel post precedente (cliccate qui) abbiamo visto come si svolgono i pasti nella cella del monaco certosino; ora vediamo il rito nel refettorio. Perché di un rito si tratta, come leggerete: «Partecipando alla consumazione del pasto domenicale in certosa si ha l’impressione di prendere parte ad una liturgia». Anche noi laici ci possiamo lasciare ispirare da questa vita monastica: siamo capaci di rendere così speciale il pranzo della festa, nelle nostre famiglie? Non parlo del silenzio e della lettura spirituale, ma ci dovrebbe essere anche sulle nostre tavole questa attenzione al rito, la fraternità tra i commensali, il cibo un po’ speciale nel giorno di festa, la carità di aspettarsi l’un l’altro. Leggiamo quanto ci racconta il libro “Certosini a Serra san Bruno. Nel silenzio la comunione” (Fabio Tassone, ed. Certosa 2009). Continua a leggere

La tavola dei certosini di Serra san Bruno

La tavola dei monaci: ho già dedicato dello spazio nel mio blog a questo argomento (leggi qui) che è affascinante e ricco di spunti, anche per la vita dei laici e soprattutto delle famiglie. Oggi andiamo a Serra san Bruno, la Certosa fondata da Bruno di Colonia nel lontano 1090. Ci andiamo in senso metaforico, anche perché nel convento vige ancora la più rigida clausura. Come prescrive la regola, la cella del monaco, una casetta a due piani tutta per lui, con un piccolo giardino (potete vedere come sono fatte nell’immagine qui accanto), è il centro della sua vita: in essa prega, lavora e consuma, in totale solitudine, i pasti. Vita impegnativa? Sicuramente, noi laici che siamo nel mondo facciamo fatica a comprendere, ma ci possono aiutare le parole di un monaco: «La cella è un oceano di libertà. E’ quel mare da cui si trae nutrimento e che ti trasporta verso la meta finaleContinua a leggere