A tavola nelle Marche: la crescia e il Lacrima di Morro d’Alba

Continuo il racconto delle mie vacanze estive. Lo so, siamo ormai a gennaio, ma forse a qualcuno dei miei lettori può interessare qualche spunto eno-gastronomico, qualche suggerimento per le prossime vacanze o anche solo per un week end. Dopo il post dedicato al Trentino, oggi vi parlerò di Urbino, una città stupenda che merita una visita. Non mi dilungo a descrivere la bellezza del Palazzo Ducale e degli altri monumenti della città, ma nello spirito del mio blog mi concentro sui prodotti tipici.

Ho scoperto che nelle Marche c’è una prelibatezza gastronomica che si chiama crescia. Continua a leggere

Un’ottima annata

Il tempo non si misura solo in anni, ma anche in vendemmie. Ce lo racconta questo film di Ridley Scott, ambientato in una Provenza da cartolina, che si apre proprio con la frase “Qualche vendemmia fa ….”. Ecco il giardino di una dimora antica, un tavolino con una scacchiera, un bambino che guarda con furbizia i pezzi degli scacchi e intanto ascolta le parole dello zio, che sta stappando una bottiglia speciale: «Max, sai perché fare il vino è fonte di grande piacere? Perché questo nettare sublime è semplicemente incapace di mentire. Vendemmiato presto o tardi non importa, il vino ti bisbiglierà in bocca con completa e imperturbabile onestà, ogni volta che ne berrai un sorso.» La scena si chiude con la degustazione del vino: il bambino ne beve solo un goccio, peraltro annacquato, ma quello che conta è il rito, l’atmosfera, l’aforisma pieno di saggezza dello zio e quella complicità tra discepolo e mentore. Continua a leggere

A tavola con i consigli di Ildegarda

Ildegarda di Bingen è una delle figure più interessanti del Medioevo: badessa benedettina, mistica, autrice di opere teologiche, musicista e compositrice, si occupò anche di cibo e alimentazione. Scrolliamoci di dosso tutti i pregiudizi sui cosiddetti “secoli bui”, che secondo la vulgata corrente erano arretrati e violenti, e naturalmente mortificavano le donne, emarginate e impossibilitate a far sentire la loro voce. La storia di Ildegarda è la prova di come le cose siano andate ben diversamente. Certamente erano anni turbolenti, ma i nostri sono forse tranquilli? Il XII secolo ha visto una grande crescita spirituale, intellettuale ed economica: commerci con paesi lontani, città che si sviluppano, fondazione di università e ospedali. Siamo nell’epoca dell’architettura romanica, dei trovatori e dei poemi cavallereschi, delle strade dei pellegrinaggi e di Bernardo di Chiaravalle.

E’ in questa Europa così vivace che vive la sua lunga vita Ildegarda di Bingen (1098 – 1179). Continua a leggere

Cena della Vigilia e pranzo del 25 dicembre: quando il focolare domestico dà il meglio di sé

Vi ho già raccontato il primo pranzo di Natale, quello di una settimana fa con i parenti di mio marito, con i quali abbiamo festeggiato in anticipo perché avrebbero trascorso le feste in Irlanda, con la figlia che ora vive lì. (leggete qui). La cena della Vigilia siamo andati a casa di nostro figlio Francesco, che vive in Piemonte con la moglie Marina e il loro bimbo, Leonardo, che sfoggiava una bellissima tutina rossa, per il suo primo Natale. Che emozione essere a casa di un figlio, vedere il suo albero di Natale (molto bello, il mio non sfigura solo accanto a Spelacchio, l’ormai famoso albero di Roma) e il suo presepio. Ecco nella foto la tavola apparecchiata con gusto ed eleganza. Il menu? Continua a leggere

Storia di una pentola di Natale

C’era una volta un bambino che, come tutti i bambini, amava il Natale. Sapeva che a Natale arriva Gesù Bambino e credeva fermamente che i doni li portasse proprio Lui, eventualmente con l’aiuto di qualche angioletto.

Ma passarono gli anni e a poco a poco il bambino ebbe qualche dubbio. Allora andò dal suo papà e gli disse, con la tristezza di chi vede svanire una bella favola: «Papà, io ho capito da dove vengono quei doni: li comprate  tu e la mamma». Continua a leggere

Il primo pranzo del mio Natale

L’anno scorso avevo scritto che il mio Natale era doppio, nel senso che avevo partecipato a due tavole natalizie. Quest’anno è addirittura triplo, merito di una famiglia che, ringraziando Dio, cresce e quindi si moltiplicano le occasioni per stare insieme.

Il primo pranzo è stato con la famiglia di mio marito: l’apparecchiatura è stata realizzata proprio da lui, mentre io ai fornelli preparavo Continua a leggere

Distillati di sapienza – Il riposo della polpetta

Per la rubrica Distillati di sapienza, ecco un brano di Massimo Montanari, docente di storia dell’alimentazione e autore di molti volumi di storia e cultura del cibo e della tavola. L’autore ci racconta che la cucina è il luogo ideale dove si può fare filosofia e stimolare l’intelligenza.

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Il risposo della polpetta

Qualche sera fa, in cucina, facevamo le polpette. Carne bollita di manzo, cardi lessati, parmigiano, pangrattato, due uova, sale, pepe. Terminato l’impasto, modelliamo le polpette e le sistemiamo ben bene su un piatto. A questo punto Marina raccomanda: «Ora, prima di cuocerle, le lasciamo riposare un paio d’ore, così si rassodano e si amalgamano bene.» Continua a leggere