Un nuovo libro: “La Bellezza a portata di mano”

Cari amici del blog, come ormai sapete per me il mondo della tavola è importante non tanto per l’aspetto nutritivo o strettamente culinario, ma per il suo forte significato sociale, per la bellezza della convivialità, per il valore dell’amicizia e del dono che si può esprimere attraverso la condivisione dei nostri manicaretti.

Queste riflessioni mi hanno portato a poco a poco ad allargare lo sguardo verso l’importanza della bellezza quotidiana, perché il mondo che ci circonda offre continue opportunità di generare bellezza, a volte piccola, nascosta tra le pieghe della routine, ma che è in grado di farsi largo nella stragrande maggioranza delle circostanze che riempiono la nostra vita, senza alcuna eccezione di persona, di luogo, di tempo, di condizione. Ho cominciato a raccogliere questi pensieri e ho coinvolto alcuni amici che a loro volta avevano manifestato in molte occasioni la stessa sensibilità, il desiderio di percorrere un’estetica della vita quotidiana per accendere un raggio di sole in questa società che troppe volte ci induce a focalizzarci solo su cose tristi e dolorose.

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Ciao Gianluigi, grazie della tua amicizia.

Caro Gianluigi,

ci siamo conosciuti seduti intorno ad una bella tavola. Tu e la carissima Loredana ci avete invitato in un ottimo ristorante di pesce di Milano. Quella serata resta indelebile nella mia memoria non tanto per le cose (squisite) che abbiamo gustato ma soprattutto perché ha suggellato la nascita della nostra amicizia. A tavola si diventa amici, lo scrivo spesso nel mio blog, e così è stato. Si è anche schietti e sinceri, quando un bicchiere tira l’altro, e quella sera siamo stati tutti più che sinceri nel parlare di noi senza filtri. Non solo è emersa la distanza calcistica (io juventina e tu appassionato interista), ma sono anche venute presto a galla le diverse visioni politiche e religiose.

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Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare. Ecco cosa ne pensa Petrini di Slow food

Il Governo di Giorgia Meloni cambia il nome del Ministero dell’Agricoltura che diventa: Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare. Anche su questa decisione si apre il fronte delle polemiche: cosa vorrà dire “sovranità alimentare”? Si tratta di una idea che richiama il “sovranismo” o addirittura l’autarchia? Si sono scatenate le ironie e c’è già chi teme che non si possa più bere il caffè o mangiare le banane. A chiarire le cose, con competenza ed equilibrio, è sceso in campo Carlo Petrini di Slow Food, spiegando che il concetto di sovranità alimentare ha a che fare con la volontà di ridare il giusto valore al cibo nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali, tutelando la biodiversità, costruendo relazioni tra produttori e consumatori, migliorando la consapevolezza sul sistema che regola la produzione alimentare.

Sono concetti molto importanti. Vi segnalo dunque volentieri, nella mia rubrica “Distillati di sapienza” questo articolo di Carlo Petrini, pubblicato sul quotidiano La Stampa e ripreso dal sito di Slow food, per capire cosa vuol dire Sovranità alimentare e perché questa scelta del nuovo governo è degna di apprezzamento.

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Sgranando fagioli con un eremita

Cammino lungo le corsie del supermercato. Mi cade lo sguardo su una cassetta di baccelli di fagioli, merce rara, presente solo in autunno e per pochi giorni. Ormai siamo abituati a comprare i fagioli in scatola o in un vasetto di vetro, già lessati. Oppure prendiamo quelli secchi e li mettiamo in ammollo per una notte, e il giorno dopo li cuciniamo con un pizzico di creatività. Chi compra i fagioli freschi ancora nel loro baccello, passando del tempo a sgranarli? Se qualcuno alza la mano, mi complimento vivamente. Anch’io, che amo la cucina e mi piacciono molto i legumi, approfitto delle comodità dell’industria alimentare. Ma quella cassetta di baccelli mi ha fatto immediatamente tornare alla memoria una mattina d’autunno all’Eremo di Minucciano, quando ho trascorso una mattinata intera a sgranare fagioli in compagnia di Fra Marco. E vi assicuro che è stata un’esperienza spirituale.

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“La cena perfetta”: quando la cucina è anche cuore e speranza

Un film ambientato in un ristorante: ancora! direte voi. La trama presenta effettivamente qualche cliché, ma ci sono alcuni elementi di novità e un finale davvero ad effetto. Il protagonista, Carmine, è interpretato da Salvatore Esposito, volto già noto al pubblico per il ruolo di Genny Savastano nella serie TV Gomorra. Ancora una volta veste i panni di un camorrista: un giovane cresciuto sotto l’ala protettiva di un boss al quale suo padre ha salvato la vita. L’appartenenza al clan sembra il suo destino ma lui è buono nell’animo e manifesta un evidente disagio quando è chiamato a compiere atti criminali.  

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Insalate, insalatine, insalatone: tra storia e nuove tendenze

La storia delle verdure ha conosciuto alti e bassi a tavola. L’uomo della preistoria da raccoglitore diventa agricoltore e i campi coltivati, gli orti ricchi di frutta e ortaggi colorati e profumati diventano segno di progresso e civiltà. L’antica Grecia e la civiltà romana elaborano un regime alimentare equilibrato, grazie alle raccomandazioni di Ippocrate e Galeno, che mettono in buon rapporto il piacere della tavola e la salute del corpo: le verdure e la frutta sono molto apprezzate e sono presenti anche sulle tavole importanti.

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Andare al ristorante e sentirsi accolti

Come cantava Edoardo Vianello, stessa spiaggia, stesso mare. Dopo sei anni torniamo all’Isola d’Elba e tra qualche novità troviamo anche alcune certezze. Una di queste è il ristorante Capo Nord, nel quale facciamo capolino dopo un bagno in mare per prenotare un tavolo per la cena. Attilio prende nota con un sorriso. Alla sera ci fa accomodare in sala e ci indica il nostro tavolo. Proprio il “nostro” tavolo. Quello accanto alla grande vetrata, dalla quale si vede la spiaggia e lo scoglio del Nasuto e si gode il tramonto con una visuale perfetta. Mi giro verso Attilio, commossa: ma davvero ti ricordi ancora che questo è il nostro tavolo?

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Corso online di storia e cultura della tavola

Cari amici, anche quest’anno terrò un Corso online di Storia e Cultura della tavola all’interno del progetto UniTreEdu, promosso da UNITRE. Parlerò della storia del cibo lungo i secoli, della cucina moderna e di quella del Medioevo, della tavola dei monasteri e di quella delle corti rinascimentali. Parlerò delle tradizioni religiose a tavola, della storia e simbologia dei cibi, in particolare del pane e del vino; della bellezza delle apparecchiature, della tavola che ispira gli artisti … e molto altro. Il corso è online, un’ora alla settimana, tutti i mercoledì dalle 16.30 alle 17.30. Comincia il 5 ottobre 2022 e terminerà alla fine di maggio. Trovate il programma a questo link.

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Amate il pane, cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari

Durante un week end nelle Langhe, mentre passeggiavo nel delizioso borgo di Neive, sul muro di una casa ho visto una lapide un po’ sbiadita con questa iscrizione: «Amate il pane, cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari». Un aforisma che ho trovato bellissimo perchè sintetizza in modo poetico una grande verità. Il valore simbolico del pane per la nostra civiltà è antichissimo. I Greci si definivano orgogliosamente mangiatori di pane e il gigante Polifemo è descritto nell’Odissea come un selvaggio perché non lo sa fare. I Romani sono anch’essi portatori di quella cultura e con il Cristianesimo il pane acquista un’aura ancora più sacrale grazie all’Eucarestia.

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Autogrill: da trionfo del fast food a vetrina del territorio?

La storia della tavola è anche storia dei ristoranti ed è oggetto di studio e riflessione sociologica e culturale da parte di chi si occupa di quel fenomeno molto contemporaneo che è il mondo di chi viaggia, per lavoro o per turismo. La rivoluzione industriale e le nuove dinamiche economiche mettono in movimento milioni di persone; dagli anni Cinquanta si diffonde il turismo di massa. Per rispondere a queste esigenze i ristoranti spuntano ovunque come funghi, nelle grandi metropoli dove si concentra il mondo del business e nelle località prese d’assalto dai vacanzieri: spaghetti alle vongole in riva al mare, polenta e spezzatino nei rifugi alpini, pappa al pomodoro e fiorentina alla brace sulle colline toscane, brasato in Piemonte, pasta con le sarde a Palermo. L’offerta è varia e stuzzicante: anche la buona gastronomia rende interessante il soggiorno, allieta la vacanza e rende più piacevole una impegnativa trasferta di lavoro. Quando si costruiscono le prime autostrade, nasce l’esigenza di creare luoghi di accoglienza dei viaggiatori, che sarebbero altrimenti costretti ad uscire dall’autostrada ed andare alla ricerca di un locale. Quello non è un viaggio di chi guarda il panorama: chi imbocca l’autostrada deve fare spesso un lungo percorso, punta ad arrivare al più presto possibile al luogo di destinazione, senza perdere tempo. La sosta deve essere breve, massima efficacia nel minor tempo. Ecco l’Autogrill, con il benzinaio e un bar che serve caffè, bibite e panini. Trionfo del fast food.

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