Perché le cose più buone ce le hanno i monaci? Una riflessione di don Luigi Maria Epicoco

Cari amici del blog, prima che scoppiasse la pandemia avevo dei bellissimi progetti che stavano prendendo il volo, nei quali mettevo tutto il mio entusiasmo. Poi è andata come sappiamo e ho dovuto mettere tutto momentaneamente nel cassetto. Ma quando questa emergenza finirà, tutto ripartirà e quegli eventi saranno realizzati con la soddisfazione di poterci rivedere e riabbracciare.

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Stoccafisso e baccalà: pesce del Nord, ricette del Sud dell’Europa

Un prodotto che più nordico di così non si può, ma che nei paesi del Sud Europa ha avuto uno straordinario successo gastronomico e un utilizzo molto creativo in cucina. Per questi piatti gustosi dobbiamo dire grazie a navigatori intraprendenti e aperti alle novità … e persino al Concilio di Trento! Sì, perché il favore della Chiesa verso i piatti adatti ai giorni di astinenza ha favorito anche la diffusione di questo pesce. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere

La tavola della famiglia: un’ispirazione anche per i finalisti di MasterChef

Si è conclusa anche la decima edizione di MasterChef, una trasmissione che, come vi ho già raccontato (leggete qui), nelle sue prime edizioni non ha incontrato il mio favore: non apprezzavo l’atteggiamento dei giudici, chef famosi che assumevano in modo a tratti caricaturale e artefatto la parte dei cattivissimi, non esitando a manifestare scarso rispetto verso i concorrenti, con durezza e altezzosità. Ho decisamente apprezzato il progressivo cambio di tono, anche grazie all’ingresso di Giorgio Locatelli: elegante e serio, se deve portare critiche ai concorrenti lo fa senza umiliarli, ma con l’autorità di un maestro che vuole fare crescere l’allievo (ne ho già parlato, leggete il mio post). Da apprezzare anche la simpatia di Antonino Cannavacciuolo e la serietà dell’eclettico Bruno Barbieri. Un terzetto affiatato e brioso.

Nell’ultima puntata i tre concorrenti finalisti hanno presentato i loro menu: mi ha profondamente colpito il fatto che tutti e tre hanno scelto dei piatti molto creativi e sofisticati ma con un elemento in comune: il forte riferimento alla loro famiglia, alle esperienze d’infanzia della tavola dei nonni. Continua a leggere

La Quaresima: astinenze e digiuni ma “profumandoci il capo”

Siamo fatti di anima e corpo e quando vogliamo contraddistinguere un tempo forte da un punto di vista religioso, necessariamente dobbiamo anche cambiare le abitudini a tavola. C’è la dieta dello sportivo, che si prepara ad una grande performance atletica, e c’è il regime alimentare di chi fa esercizi per lo spirito. C’è il tempo della festa e dei banchetti e quello della quotidianità, il momento dell’accoglienza gioiosa di un ospite e il pasto frugale nella pausa pranzo della giornata lavorativa. E potrei andare avanti all’infinito con gli esempi, perché il cibo ha sempre un grande impatto sulla nostra vita e ci può aiutare a vivere più intensamente i momenti importanti. Adesso siamo in Quaresima ed è il momento dell’astinenza e del digiuno: è un tempo forte della Chiesa cattolica, quando si raccomanda di vivere per 40 giorni in modo profondo l‘attesa della Pasqua, in particolare attraverso l’elemosina, la preghiera e appunto il digiuno. Continua a leggere

Il piacere della prima colazione gourmet

La prima colazione! Per me un momento sacro, la carica necessaria per poter cominciare la giornata. Sarà perché ho la pressione bassa, ma per me è inconcepibile non mangiare qualcosa appena sveglia. Ho l’abitudine di apparecchiare la tavola per la prima colazione prima di andare a dormire, così al mattino devo solo accendere il fornello: sono troppo stordita al risveglio e rischierei di fare danno, rompere qualche tazzina o mettere il sale al posto dello zucchero. Mentre preparo la camomilla della buonanotte, sistemo le tazze, le zuccheriere (al plurale, perché io uso lo zucchero bianco, mio marito preferisce quello di canna), i bicchieri per la spremuta, lo spremiagrumi, i biscotti, la marmellata, il pane, le bustine del thè, la teiera, la moka. Continua a leggere

La tavola del pellegrino di Santiago de Compostela

Il pellegrinaggio è una pratica antichissima: si intraprende per fare penitenza, per devozione, per un maggiore incontro spirituale con Dio, per vivere un’esperienza personale intensa. Si abbandonano le proprie abitudini e comodità e si affronta la fatica e il disagio del cammino, spinti dalla bellezza e dall’importanza dell’obiettivo, della meta. Uno dei cammini più famosi è certamente quello di Santiago de Compostela, sulla tomba dell’apostolo Giacomo. Il mio amico di vecchia data (e giornalista) Marcello Parilli nel mese di maggio del 2006 ha compiuto l’impresa, ha percorso oltre 800 chilometri a piedi, da Saint-Jean-Pied-de-Port nei Pirenei francesi per giungere dopo 29 giorni a Santiago. Ho ascoltato molti racconti di questa sua straordinaria esperienza, ma mi era rimasta qualche curiosità a proposito dei pasti del pellegrino. Ecco cosa mi ha raccontato nel corso della nostra piacevole chiacchierata. Continua a leggere

Quando una profezia è sbagliata: oggi tutti ai fornelli!

Abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini, a causa della pandemia, ma abbiamo fatto di necessità virtù e gli italiani, costretti tra quattro mura domestiche, hanno sfogato il loro stress cucinando. Questo 2020 sarà anche ricordato come quello del lievito introvabile, delle farine che sparivano dagli scaffali del supermercato, degli amici che su Skype e Facebook mostravano le loro creazioni gastronomiche. Rileggo sorridendo il risultato di un sondaggio del 2017 che descriveva gli italiani come sempre più refrattari ai fornelli, incapaci di cucinare, grandi acquirenti di tramezzini, surgelati precotti e spuntini pronti. Allora mi sentivo una specie di panda, un essere in via di estinzione perché desidero avere la casa ben accessoriata di pentole, mestoli, frullini, teglie, piatti, calici, zuppiere e accessori di ogni foggia e dimensione. Oggi mi rendo conto che sono in realtà una dilettante, al confronto di amici che stanno dimostrando talenti davvero eccezionali. Continua a leggere

Il vino è segno della vita eterna. E gli astemi?

A Natale è giusto santificare la festa anche a tavola, con un pranzo degno del grande evento, in linea con il cristianesimo che si fonda sul racconto evangelico ricco di episodi che descrivono i tanti banchetti ai quali Gesù ha partecipato con gioia e gusto della bella tavola, dando anche il suo decisivo contributo quando alle nozze di Cana il vino era finito. A questo proposito, in queste ore è diventato virale un video di don Pietro Cesena, parroco nella frazione di Borgotrebbia, in periferia di Piacenza, che ha calorosamente invitato i suoi fedeli presenti alla Santa Messa di Natale a mangiare bene e a bere in abbondanza, ma non la Coca-Cola! Bere vino buono: «perché il vino è segno della vita eterna! In paradiso, fratelli miei, gli astemi non potranno entrare, perché si beve il vino!». Continua a leggere

San Francesco e il Natale che cade di venerdì

Quest’anno Natale cade di venerdì. Capita spesso, diciamo ogni sei anni. E’ capitato anche nel 1220 e in quell’occasione San Francesco d’Assisi ha dato una bella testimonianza del suo grande amore per il Natale e sull’importanza della festa. Quando nel convento i suoi frati scoprono che il Natale è di venerdì, si preoccupano e hanno un dubbio: prevale il venerdì, quindi si fa astinenza dalle carni e si pratica la moderazione a tavola, o prevale la festa che si celebra anche con la gioia e la letizia di un bel pranzo abbondante? Continua a leggere