Contro gli abusi liturgici, pane e vino di origine controllata

Pare che in Olanda qualche sacerdote abbia celebrato la Messa con la birra al posto del vino. C’è poi chi ha aggiunto una spolverata di miele o un po’ di zucchero all’ostia da consacrare, per renderla più dolce e quindi più gradevole al palato dei bambini. Come se si andasse a Messa per fare merenda! Insomma, alcune voci di corridoio nelle diocesi hanno spinto Papa Francesco a dare l’incarico al prefetto della Congregazione per il Culto Divino, il cardinal Robert Sarah, di mettere un po’ d’ordine nella materia. La preoccupazione è duplice: da un lato evitare queste leggerezze, o meglio questi abusi liturgici; dall’altro garantire la genuinità del prodotto utilizzato per la consacrazione. Un tempo si andava sul sicuro, ci pensavano le suore a preparare le ostie ed erano sempre i monasteri a fornire il vino da Messa. Continua a leggere

Il Papa cita ancora una volta “Il Pranzo di Babette”

filippa-martinaE’ decisamente il suo film preferito: per Papa Francesco è uno strumento efficace per trasmettere concetti importanti e profondi e lo cita ogni volta che ne ha l’occasione. Lo conoscete, vero, questo film?  Vi ho già parlato de “Il pranzo di Babette”, a questo link potete leggere il mio post.

Narra la storia della cuoca parigina ospitata a casa di due sorelle protestanti, Martina e Filippa, che, come disse Bergoglio in  occasione di un’intervista, quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires Continua a leggere

Per la festa ci vuole il vino, non il thè!

Ancora una volta Papa Francesco dimostra la sua capacità di tenere attento l’uditorio con le sue battute, che fanno sorridere ma al tempo stesso sono efficaci per fare comprendere il profondo significato del messaggio che il Pontefice vuole trasmettere.

Lo fa in occasione dell’Udienza di mercoledì 8 giugno 2016, dedicata al commento dell’episodio biblico delle Nozze di Cana. Continua a leggere

Il Pranzo di Babette citato dal Papa nel suo documento sull’amore nella famiglia

Una bella sorpresa: nell’esortazione apostolica post sinodale sull’amore nella famiglia Amoris laetitia, Papa Francesco non cita solo San Tommaso, Padri della Chiesa, Catechismo e Concilio Vaticano II ma anche un film: Il Pranzo di Babette. Già sapevamo che è uno dei film preferiti del Pontefice, ma non vi nascondo il mio piacevole stupore nello scoprire che è stato addirittura citato in questo importante documento. Continua a leggere

La cultura della tavola fa fiorire i deserti interiori

Alcuni anni fa mio marito ed io siamo andati a visitare una comunità di recupero di tossicodipendenti. Un conoscente ci aveva suggerito la visita, perché per lui era stata edificante. Non aveva torto, anzi.

La prima cosa che abbiamo notato, appena arrivati davanti alla grande casa, è stata la bellezza e la pace del luogo. Le finestre della facciata erano abbellite da cascate rigogliose di gerani in fiore, le aiuole erano curate e ordinate, gli alti cipressi svettavano intorno alla grande struttura in mattoncini color terra di Siena. Nell’aria, silenzio e profumi.

Suoniamo alla porta, con un po’ di timore perché non c’è alcuna informazione sull’orario di ricevimento di visitatori. Temiamo di disturbare. Ci apre un giovane che ci accoglie con un sorriso. Continua a leggere

Il pranzo di Babette: cibo per il corpo e per l’anima

Vi avevo promesso che in questo blog avreste trovato anche qualche recensione di film. Non si può cominciare che da “Il pranzo di Babette”, il film preferito di papa Francesco.

E’ un film danese del 1987, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero.  Babette è una cuoca parigina che fugge dalla sua città per i gravi disordini causati dalla Comune di Parigi; trova rifugio e fraterna accoglienza da due sorelle zitelle, Martina e Filippa, che vivono in un piccolo villaggio danese. Figlie di un pastore protestante, dopo la sua morte hanno ereditato la direzione della comunità religiosa. Come dice papa Francesco, «appartengono a un mondo calvinista e puritano talmente austero che anche la redenzione di Cristo viene vista come una negazione delle cose di questo mondo. Era una comunità che non sapeva che cosa fosse la felicità. Viveva schiacciata dal dolore. Stava attaccata a una parvenza di vita. Aveva paura dell’amore». Continua a leggere