“Quel che non ammazza, ingrassa”

Era un proverbio toscano citato spesso da mia suocera: mi ha sempre divertito, è decisamente efficace. Mi piacciono i proverbi, sono chiari aforismi che sanno rendere bene un concetto, più di mille parole. In questo caso, bisogna andare indietro nel tempo, quando nelle povere famiglie contadine non sempre era possibile mettere in tavola cibo gustoso e se i bambini storcevano il naso davanti al piatto la mamma diceva appunto: «Quel che non ammazza, ingrassa»: è comunque commestibile, non fa male e alla fine farà pure bene, vi farà crescere.

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La tavola della famiglia: un’ispirazione anche per i finalisti di MasterChef

Si è conclusa anche la decima edizione di MasterChef, una trasmissione che, come vi ho già raccontato (leggete qui), nelle sue prime edizioni non ha incontrato il mio favore: non apprezzavo l’atteggiamento dei giudici, chef famosi che assumevano in modo a tratti caricaturale e artefatto la parte dei cattivissimi, non esitando a manifestare scarso rispetto verso i concorrenti, con durezza e altezzosità. Ho decisamente apprezzato il progressivo cambio di tono, anche grazie all’ingresso di Giorgio Locatelli: elegante e serio, se deve portare critiche ai concorrenti lo fa senza umiliarli, ma con l’autorità di un maestro che vuole fare crescere l’allievo (ne ho già parlato, leggete il mio post). Da apprezzare anche la simpatia di Antonino Cannavacciuolo e la serietà dell’eclettico Bruno Barbieri. Un terzetto affiatato e brioso.

Nell’ultima puntata i tre concorrenti finalisti hanno presentato i loro menu: mi ha profondamente colpito il fatto che tutti e tre hanno scelto dei piatti molto creativi e sofisticati ma con un elemento in comune: il forte riferimento alla loro famiglia, alle esperienze d’infanzia della tavola dei nonni. Continua a leggere

Quando una profezia è sbagliata: oggi tutti ai fornelli!

Abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini, a causa della pandemia, ma abbiamo fatto di necessità virtù e gli italiani, costretti tra quattro mura domestiche, hanno sfogato il loro stress cucinando. Questo 2020 sarà anche ricordato come quello del lievito introvabile, delle farine che sparivano dagli scaffali del supermercato, degli amici che su Skype e Facebook mostravano le loro creazioni gastronomiche. Rileggo sorridendo il risultato di un sondaggio del 2017 che descriveva gli italiani come sempre più refrattari ai fornelli, incapaci di cucinare, grandi acquirenti di tramezzini, surgelati precotti e spuntini pronti. Allora mi sentivo una specie di panda, un essere in via di estinzione perché desidero avere la casa ben accessoriata di pentole, mestoli, frullini, teglie, piatti, calici, zuppiere e accessori di ogni foggia e dimensione. Oggi mi rendo conto che sono in realtà una dilettante, al confronto di amici che stanno dimostrando talenti davvero eccezionali. Continua a leggere

Ministra Azzolina: la donna che cucina non è uno stereotipo da abbattere ma un’immagine di amore da sostenere

Nonostante tutti i problemi che gravano sulla scuola in questo momento (e non solo sulla scuola), l’on. Lucia Azzolina, alla quale è stato affidato il Ministero dell’Istruzione, sembra avere posto priorità alla lotta contro i c.d. stereotipi di genere. Ospite di Nemmeno un clic di Cinzia Leone, facendo riferimento ad alcuni libri di testo della scuola primaria dove sono raffigurati una mamma che stira o cucina e un papà al lavoro, ha detto: “È uno stereotipo tristissimo, il ministero ha fatto degli accertamenti, sentendo gli editori, e credo che sono stereotipi che devono essere superati; è necessario emanciparsi di più”.

Ci risiamo? Già ne ho parlato in questo blog quando l’allora Presidente dalla Camera Laura Boldrini ad un convegno a palazzo Madama sul tema “Donne e media” affermò: “Non può essere concepito normale uno spot in cui i bambini e il papà sono tutti seduti e la mamma serve a tavola.”. Ma davvero sarebbero questi i problemi della nostra società e della nostra cultura? Confessiamolo che il vero obiettivo di queste considerazioni è la famiglia. Continua a leggere

Il pranzo dopo il funerale: la tavola che consola

Mio padre mi racconta che in Istria di fronte ai cimiteri c’era sempre un’osteria: una cosa bizzarra? Per niente: infatti era buona tradizione dopo il funerale pranzare tutti insieme. Può sembrare strano per la nostra cultura, che ha decisamente un cattivo rapporto con la morte, il lutto e tutta la cornice che circonda quel momento di dolore. Tipico di una civiltà materialista che, non sapendo dare una risposta a quello che c’è dopo la vita terrena, preferisce vivere il funerale in sordina, archiviando la pratica il prima possibile. Continua a leggere

L’altra parte del letto, ovvero: il lockdown come opportunità

De l’autre coté du lit” (Francia, 2008) è un film con Sophie Marceau e Dani Boon (quello del film “Giù al nord”, tanto per intenderci). Bisognerebbe chiedere a chi si è inventato il titolo del film per il pubblico italiano il perché della sua scelta sconsiderata: “Sarà perché ti amo”. Il titolo originale francese rende sicuramente meglio il messaggio del film: l’importanza, in un matrimonio, di mettersi nei panni del coniuge. Ariane e Hugo, una coppia in piena crisi, accolgono l’invito del coach matrimoniale e si scambiano i ruoli: lui resta a casa con i figli e lei prende il posto del marito a capo di una piccola azienda. Ariane comprende ben presto quante preoccupazioni il marito abbia sul lavoro e Hugo si trova in difficoltà di fronte alle quotidiane incombenze del ménage casalingo, da lui troppo spesso sottovalutate. Continua a leggere

La cucina? Un luogo che ci salva – La parola a Franca Malagò

La prima volta che Franca Malagò è venuta a cena a casa mia ha portato una focaccia con la salvia assolutamente strepitosa. Seguo sempre volentieri i suoi podcast “Ragazze, diamoci da fare”, fatti per le donne che vogliono prendere in mano la propria vita. Mi piacciono, un po’ perché quel “ragazze” mi mette di buon umore, ma soprattutto perché sono riflessioni motivazionali originali e ricche di spunti interessanti.

Il podcast che vi suggerisco di ascoltare “Gli italiani, un paese di cuochi, panettieri e pasticceri” parla di cucina come attività terapeutica ma anche come occasione di team building, attitudine al lavoro di squadra, creatività, problem solving: improvvisare una cena non è forse problem solving? Continua a leggere

#iorestoacasa: e unisco l’utile al dilettevole!

E’ utile, anzi utilissimo e doveroso, stare a casa, ma questo non vuol dire restare con le mani in mano. Nel video vi racconto cosa possiamo fare: arte della tavola, pane e pasta fatti in casa, le ricette con gli avanzi, la cucina di famiglia e quella dei single. L’esempio dei monaci ci insegna come sfruttare al massimo la nostra dispensa, per mangiare bene e coccolare un po’ i nostri familiari. Continua a leggere

Distillati di sapienza – La tavola dell’infanzia di Brunello Cucinelli

Nel libro autobiografico “Il sogno di Solomeo”, l’imprenditore Brunello Cucinelli racconta la sua vita, l’infanzia nella famiglia contadina e poi l’avvio dell’attività di produttore di maglieria in cashmere, che grazie alla sua creatività e alle sue capacità manageriali lo ha portato ad avere oggi un’azienda di alta moda nota in tutto il mondo. Cucinelli sottolinea spesso quanta importanza abbiano avuto e continuino ad avere nella sua vita la filosofia e il pensiero greco e romano, la religiosità e in particolare la Regola di san Benedetto. Qualche conseguenza concreta? Nella sua azienda alle 17.30 si finisce di lavorare, perché per Cucinelli il lavoro ha un ruolo importante nella vita, ma bisogna dare il giusto spazio a tutto il resto. Dopo quell’orario e nel fine settimana i suoi collaboratori non possono inviare email di lavoro. Continua a leggere