Ministra Azzolina: la donna che cucina non è uno stereotipo da abbattere ma un’immagine di amore da sostenere

Nonostante tutti i problemi che gravano sulla scuola in questo momento (e non solo sulla scuola), l’on. Lucia Azzolina, alla quale è stato affidato il Ministero dell’Istruzione, sembra avere posto priorità alla lotta contro i c.d. stereotipi di genere. Ospite di Nemmeno un clic di Cinzia Leone, facendo riferimento ad alcuni libri di testo della scuola primaria dove sono raffigurati una mamma che stira o cucina e un papà al lavoro, ha detto: “È uno stereotipo tristissimo, il ministero ha fatto degli accertamenti, sentendo gli editori, e credo che sono stereotipi che devono essere superati; è necessario emanciparsi di più”.

Ci risiamo? Già ne ho parlato in questo blog quando l’allora Presidente dalla Camera Laura Boldrini ad un convegno a palazzo Madama sul tema “Donne e media” affermò: “Non può essere concepito normale uno spot in cui i bambini e il papà sono tutti seduti e la mamma serve a tavola.”. Ma davvero sarebbero questi i problemi della nostra società e della nostra cultura? Confessiamolo che il vero obiettivo di queste considerazioni è la famiglia. Continua a leggere

Il pranzo dopo il funerale: la tavola che consola

Mio padre mi racconta che in Istria di fronte ai cimiteri c’era sempre un’osteria: una cosa bizzarra? Per niente: infatti era buona tradizione dopo il funerale pranzare tutti insieme. Può sembrare strano per la nostra cultura, che ha decisamente un cattivo rapporto con la morte, il lutto e tutta la cornice che circonda quel momento di dolore. Tipico di una civiltà materialista che, non sapendo dare una risposta a quello che c’è dopo la vita terrena, preferisce vivere il funerale in sordina, archiviando la pratica il prima possibile. Continua a leggere

L’altra parte del letto, ovvero: il lockdown come opportunità

De l’autre coté du lit” (Francia, 2008) è un film con Sophie Marceau e Dani Boon (quello del film “Giù al nord”, tanto per intenderci). Bisognerebbe chiedere a chi si è inventato il titolo del film per il pubblico italiano il perché della sua scelta sconsiderata: “Sarà perché ti amo”. Il titolo originale francese rende sicuramente meglio il messaggio del film: l’importanza, in un matrimonio, di mettersi nei panni del coniuge. Ariane e Hugo, una coppia in piena crisi, accolgono l’invito del coach matrimoniale e si scambiano i ruoli: lui resta a casa con i figli e lei prende il posto del marito a capo di una piccola azienda. Ariane comprende ben presto quante preoccupazioni il marito abbia sul lavoro e Hugo si trova in difficoltà di fronte alle quotidiane incombenze del ménage casalingo, da lui troppo spesso sottovalutate. Continua a leggere

La cucina? Un luogo che ci salva – La parola a Franca Malagò

La prima volta che Franca Malagò è venuta a cena a casa mia ha portato una focaccia con la salvia assolutamente strepitosa. Seguo sempre volentieri i suoi podcast “Ragazze, diamoci da fare”, fatti per le donne che vogliono prendere in mano la propria vita. Mi piacciono, un po’ perché quel “ragazze” mi mette di buon umore, ma soprattutto perché sono riflessioni motivazionali originali e ricche di spunti interessanti.

Il podcast che vi suggerisco di ascoltare “Gli italiani, un paese di cuochi, panettieri e pasticceri” parla di cucina come attività terapeutica ma anche come occasione di team building, attitudine al lavoro di squadra, creatività, problem solving: improvvisare una cena non è forse problem solving? Continua a leggere

#iorestoacasa: e unisco l’utile al dilettevole!

E’ utile, anzi utilissimo e doveroso, stare a casa, ma questo non vuol dire restare con le mani in mano. Nel video vi racconto cosa possiamo fare: arte della tavola, pane e pasta fatti in casa, le ricette con gli avanzi, la cucina di famiglia e quella dei single. L’esempio dei monaci ci insegna come sfruttare al massimo la nostra dispensa, per mangiare bene e coccolare un po’ i nostri familiari. Continua a leggere

Distillati di sapienza – La tavola dell’infanzia di Brunello Cucinelli

Nel libro autobiografico “Il sogno di Solomeo”, l’imprenditore Brunello Cucinelli racconta la sua vita, l’infanzia nella famiglia contadina e poi l’avvio dell’attività di produttore di maglieria in cashmere, che grazie alla sua creatività e alle sue capacità manageriali lo ha portato ad avere oggi un’azienda di alta moda nota in tutto il mondo. Cucinelli sottolinea spesso quanta importanza abbiano avuto e continuino ad avere nella sua vita la filosofia e il pensiero greco e romano, la religiosità e in particolare la Regola di san Benedetto. Qualche conseguenza concreta? Nella sua azienda alle 17.30 si finisce di lavorare, perché per Cucinelli il lavoro ha un ruolo importante nella vita, ma bisogna dare il giusto spazio a tutto il resto. Dopo quell’orario e nel fine settimana i suoi collaboratori non possono inviare email di lavoro. Continua a leggere

Gli avanzi del re – Quando cucinare non era uno show ma una liturgia

Pubblico volentieri questo breve post dell’amico Mario Verna, che su facebook ci tiene compagnia con le sue #pallinedinaftalina, brevi ma profonde riflessioni sulla famiglia e sulla vita. Una brillante carriera lo ha portato ai vertici di una grande azienda automobilistica; ma senza perdere di vista i veri valori che scaldano le nostre esistenze. Oppure è proprio la bussola di quei valori a non far perdere la rotta e condurre nel porto sicuro?

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La cena della domenica sera era quella degli avanzi.

Nel giorno della festa, a pranzo, non erano previste mezze misure, perché, quando si fa festa, c’è bisogno di abbondanza.

E per questo i preparativi iniziavano al mattino presto, con spianatoie, mattarelli e braccia forti (delle nonne) ad impastare, e l’odore di soffritto e pomodoro che accompagnava la colazione. Continua a leggere

Quando la famiglia accendeva il fuoco

Se consultiamo un dizionario della lingua italiana, alla parola “fuoco” troviamo, tra le varie definizioni, anche quella di “nucleo familiare”. Non solo per una suggestiva metafora, ma perché negli antichi censimenti si contavano i comignoli: il camino era necessario per il riscaldamento e per cucinare, non mancava mai nelle abitazioni e nel contare la popolazione si calcolava che ad ogni camino corrispondesse una comunità di circa 4-6 persone.

Il fuoco era insomma sinonimo di famiglia. Intorno a quel camino c’era tutta la vita familiare: ci si scaldava, si cucinava, si recitava il rosario, si parlava, si ascoltavano le storie dei nonni, si raccontavano le fiabe ai bambini. C’era il passato, il presente e la speranza del futuro. Bisognava alimentare quel fuoco, era un’incombenza importante. Quando poi un figlio si sposava, prendeva un tizzone acceso dal focolare della propria famiglia e con esso accendeva il camino della sua nuova casa: un passaggio di testimone importante e denso di significato. Continua a leggere

“Pranzo a Posillipo” di De Nittis: la gioia e la bellezza della tavola

Voglia di primavera, voglia di pranzi all’aria aperta. Il pittore Giuseppe De Nittis in questo quadro dipinge una tavolata di amici: fa da sfondo il mare alla luce del tramonto, in cielo fa capolino una piccola luna. Alcuni musicisti intrattengono i commensali, che guardano ammirati la bella ed elegante signora a capotavola, la moglie francese di De Nittis, Léontine. E’ lo stesso pittore a raccontare nei suoi diari: Continua a leggere