Gli avanzi del re – Quando cucinare non era uno show ma una liturgia

Pubblico volentieri questo breve post dell’amico Mario Verna, che su facebook ci tiene compagnia con le sue #pallinedinaftalina, brevi ma profonde riflessioni sulla famiglia e sulla vita. Una brillante carriera lo ha portato ai vertici di una grande azienda automobilistica; ma senza perdere di vista i veri valori che scaldano le nostre esistenze. Oppure è proprio la bussola di quei valori a non far perdere la rotta e condurre nel porto sicuro?

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La cena della domenica sera era quella degli avanzi.

Nel giorno della festa, a pranzo, non erano previste mezze misure, perché, quando si fa festa, c’è bisogno di abbondanza.

E per questo i preparativi iniziavano al mattino presto, con spianatoie, mattarelli e braccia forti (delle nonne) ad impastare, e l’odore di soffritto e pomodoro che accompagnava la colazione. Continua a leggere

Quando la famiglia accendeva il fuoco

Se consultiamo un dizionario della lingua italiana, alla parola “fuoco” troviamo, tra le varie definizioni, anche quella di “nucleo familiare”. Non solo per una suggestiva metafora, ma perché negli antichi censimenti si contavano i comignoli: il camino era necessario per il riscaldamento e per cucinare, non mancava mai nelle abitazioni e nel contare la popolazione si calcolava che ad ogni camino corrispondesse una comunità di circa 4-6 persone.

Il fuoco era insomma sinonimo di famiglia. Intorno a quel camino c’era tutta la vita familiare: ci si scaldava, si cucinava, si recitava il rosario, si parlava, si ascoltavano le storie dei nonni, si raccontavano le fiabe ai bambini. C’era il passato, il presente e la speranza del futuro. Bisognava alimentare quel fuoco, era un’incombenza importante. Quando poi un figlio si sposava, prendeva un tizzone acceso dal focolare della propria famiglia e con esso accendeva il camino della sua nuova casa: un passaggio di testimone importante e denso di significato. Continua a leggere

“Pranzo a Posillipo” di De Nittis: la gioia e la bellezza della tavola

Voglia di primavera, voglia di pranzi all’aria aperta. Il pittore Giuseppe De Nittis in questo quadro dipinge una tavolata di amici: fa da sfondo il mare alla luce del tramonto, in cielo fa capolino una piccola luna. Alcuni musicisti intrattengono i commensali, che guardano ammirati la bella ed elegante signora a capotavola, la moglie francese di De Nittis, Léontine. E’ lo stesso pittore a raccontare nei suoi diari: Continua a leggere

Il burro, l’olio, Proust e il sapore del ricordo

Sono nata a Milano, sono quindi cresciuta mangiando il burro. In casa mia si compravano chili di burro, con il quale si condivano gli spaghetti, si friggevano le cotolette, si rosolavano gli spinaci, si mantecava il risotto, si gratinava la pasta al forno, si cuoceva l’uovo fritto. E naturalmente a colazione e a merenda lo si spalmava sul pane.

Ho sposato un toscano e sono venuta a contatto con una cultura tutta incentrata sull’olio extra vergine di oliva, scelta peraltro raccomandata anche per un corretto equilibrio dietetico. Oggi utilizzo raramente il burro, ma il suo sapore ha per me lo stesso effetto che il biscottino chiamato madeleine aveva su Proust: è sapore d’infanzia. Continua a leggere

Gli italiani a tavola: poco tempo per cucinare ma grande passione e voglia di tradizione

Si cucina e si mangia sempre più in fretta, ma a tavola siamo tradizionalisti e attenti alla qualità. Apprezziamo una bella serata al ristorante, che ci permette di mangiare bene e in totale relax. Sono i primi spunti che saltano all’occhio leggendo i risultati di una ricerca che svela lo stretto rapporto tra gli italiani e il mondo della tavola, realizzata nel 2018 dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) e presentata in occasione dell’Assemblea Nazionale dell’associazione, dedicata proprio al tema: “Il cibo è cultura”.

L’indagine rivela che per il nostro Paese il mondo del cibo gioca ancora un ruolo fondamentale nelle relazioni collettive e familiari; Continua a leggere

Il silenzio del refettorio e la conversazione a tavola

Se c’è un luogo adatto alla conversazione, quello è la tavola. Lo dice anche la frase che ho scelto come sottotitolo del mio blog: “Se mangi con qualcuno passi subito ad un livello più alto di amicizia”. Abbiamo provato tutti questa esperienza: quando si mangia insieme la conversazione è più piacevole, scorre quasi naturale, si vince più facilmente la timidezza e il proprio riserbo. A tavola si diventa amici o comunque è più facile provarci (e riuscirci).

San Benedetto, come vi ho già raccontato (leggi qui), dà molta importanza al rito del pasto in comune, prescrive però che i monaci mangino in silenzio, ascoltando una lettura. «Alle mense dei fratelli non deve mai mancare la lettura […] e si faccia sommo silenzio, sicché non vi si ascolti bisbiglio o voce d’alcuno fuorché solo di chi legge. Quanto a ciò che è necessario per prendere cibo o bevanda, i fratelli se lo servano a vicenda in modo che nessuno abbia bisogno di chiedere alcunché. Se tuttavia vi sarà necessità di qualche cosa lo si chieda, piuttosto che con la voce, col suono di qualunque segno». (Capitolo 38 della Regola). Continua a leggere