Harmonia Mundi: la vigna francescana di Venezia

A Venezia, vicino all’Arsenale, dietro Piazza san Marco, c’è il convento di San Francesco della Vigna, che deve il suo nome al fatto che nel giardino c’è davvero una vigna, grazie alla quale si producono ogni anno 1.000 bottiglie di un vino, Harmonia Mundi, affinato dall’azienda vinicola Zymè. Una bella sorpresa per me, perché alcuni anni fa ho avuto occasione di visitare questa azienda della Valpolicella, ed ho ancora uno splendido ricordo della degustazione dei loro vini nella suggestiva cantina scavata nella roccia.

Nel chiostro francescano di Venezia gli esperti hanno consigliato ai frati di piantare viti di Teroldego, vitigno tipico del Trentino, e viti di Refosco dal peduncolo rosso, originario del Friuli, perché sono piante che resistono bene al caldo e alla siccità della Laguna. Il blend che risulta dall’unione dei due vitigni è un ottimo vino rosso che gli esperti consigliano soprattutto per le grigliate. Continua a leggere

Il Galateo di Monsignor della Casa: la marcia in più della buona educazione

Quando si parla di Galateo si parla del rispetto delle regole di buona educazione e correttezza nei rapporti tra le persone. Sbaglia chi crede che Monsignor Giovanni della Casa (1503-1556) parli solo del comportamento a tavola. Nel complesso dell’opera a quel tema è dedicato poco spazio, perché obiettivo dell’autore è quello di dare suggerimenti su come comportarsi per essere gradevole ed ispirare simpatia al nostro prossimo in ogni ambito. La sua opera ha avuto un tale successo che oggi il termine Galateo è ampiamente usato: si parla di galateo negli uffici, di quello in treno, negli spogliatoi delle palestre, in un giardino pubblico, o nell’utilizzo dei telefoni cellulari. Insomma, questa parola è diventata un marchio vincente, che ha attraversato i secoli per identificare una specifica arte: quella della buona educazione. Continua a leggere

Carnevale, dolci e maschere. Ma perché?

Chiacchiere o frappe dolce di carnevaleEntro in una bella pasticceria di Roma e ordino un vassoio di quelle che io chiamo chiacchiere e tortelli, ma scopro che lì si chiamano frappe e castagnole. Ogni regione d’Italia, direi ogni provincia, ha i suoi dolci di Carnevale o li chiama con un nome diverso. Già dopo l’Epifania fanno la loro comparsa nelle vetrine, prendendo il posto dei panettoni e degli altri dolci natalizi. Poi i pasticceri, dopo il Martedì Grasso (a Milano dopo il Sabato Grasso), si dedicheranno alle colombe, alla pastiera e agli altri dolci pasquali. Non ci facciamo caso, ma le nostre abitudini alimentari, anche in tempo di secolarizzazione e laicità, sono scandite dall’anno liturgico. Continua a leggere