Le trattorie: luoghi storici di cucina italiana

Mi piace andare al ristorante. Evito accuratamente i fast food ma sono anche un po’ diffidente nei confronti di certi ristoranti che propongono piatti troppo creativi, complicati, con abbinamenti fantasiosi ed eccentrici. Anche in questo caso “la virtù sta nel mezzo”, come diceva Aristotele: mi piace il locale curato e gradevole, dove gustare la cucina tradizionale, magari con un tocco di innovazione ma sempre nel rispetto della cultura gastronomica che ha reso l’Italia un’eccellenza nel mondo.

Ci sono trattorie che offrono piatti molto gustosi e che danno davvero soddisfazione al palato. Apprezzo l’eleganza della tavola e la cortesia del personale, ma non mi scandalizzo se in certe locande di campagna o nei rifugi in alta quota si presenta la cuoca con il grembiule ai fianchi che ad alta voce elenca i piatti del giorno. Se la cucina è buona, anche questa ospitalità schietta è molto gradita. Andando alla ricerca di informazioni sulla storia della cucina italiana, scopro che anche in passato i viaggiatori apprezzavano le nostre osterie, perché vi trovavano i sapori autentici e le atmosfere dell’Italia più simpatica e spontanea.

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Stoccafisso e baccalà: pesce del Nord, ricette del Sud dell’Europa

Un prodotto che più nordico di così non si può, ma che nei paesi del Sud Europa ha avuto uno straordinario successo gastronomico e un utilizzo molto creativo in cucina. Per questi piatti gustosi dobbiamo dire grazie a navigatori intraprendenti e aperti alle novità … e persino al Concilio di Trento! Sì, perché il favore della Chiesa verso i piatti adatti ai giorni di astinenza ha favorito anche la diffusione di questo pesce. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere

La generosità della “pizza sospesa”

Secondo un sondaggio della Società Dante Alighieri, pizza è la parola italiana più conosciuta all’estero, seguita da cappuccino e spaghetti. Non possiamo che prendere atto, e anche con un po’ di soddisfazione, che chi pensa all’Italia pensi subito anche alla sua buona tavola.

Ma veniamo alla pizza: simbolo dell’identità nazionale, l’arte del pizzaiolo napoletano è diventata nel 2017 patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Nel dare il prezioso riconoscimento, è stato sottolineato il valore della pratica culinaria, in tutte le fasi che vanno dalla preparazione dell’impasto fino alla cottura nel forno a legna, ma anche il valore culturale dell’attività della bottega, la trasmissione intergenerazionale dei segreti del mestiere, l’incontro sociale e familiare, il carattere spettacolare del lavoro. I gesti, le canzoni, il gergo, la capacità di roteare l’impasto con sapiente abilità: tutto contribuisce a fare del lavoro del pizzaiolo un rito e una vera arte. I media, nel dare la notizia, hanno anche ricordato il valore economico di questo prodotto: ogni giorno i pizzaioli italiani sfornano una media di 8 milioni di pizze e tutto questo garantisce 200.000 posti di lavoro.

Oggi voglio però raccontarvi una bella storia che ha per protagonista un pizzaiolo napoletano, che gestisce un locale a Formia (Latina), il quale ha deciso di lanciare l’iniziativa della “pizza sospesa”. Continua a leggere

L’Artusi: un libro di cucina, un successo editoriale

slider4La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” è un libro di cucina scritto alla fine dell’Ottocento da Pellegrino Artusi. Il titolo è lungo e nelle famiglie italiane è chiamato semplicemente: “L’Artusi”. E’ un classico della cucina italiana e della cultura della tavola. Cercate una ricetta tradizionale? Guardate sull’Artusi. Vi trovate a svuotare una vecchia casa di famiglia? Troverete varie edizioni dell’Artusi. Si discute su come realizzare la salsa verde? Lasciamo all’Artusi l’ultima parola. Continua a leggere