Cappuccino e cornetto: alla salute del beato Marco d’Aviano!

“Un cappuccino e un cornetto, grazie!”. Quante volte sentiamo al bar questa ordinazione. Eppure pochi sanno che la sua storia ci riporta alla battaglia di Vienna del 1683. In realtà sono ancora di meno quelli che sanno qualcosa di questo episodio di storia europea: se parliamo della battaglia di Lepanto, a grandi linee tutti sanno che c’è stata una vittoria della flotta cristiana contro quella ottomana. Ma la battaglia di Vienna è stata ancora più decisiva per la salvezza dell’Europa, perché dopo Lepanto il Sultano Maometto IV non si è arreso e ha deciso di ritentare la conquista dell’Europa facendo fare al suo esercito, guidato dal Gran Visir Kara Mustafà, una lunga galoppata attraverso i Balcani, giungendo a cingere di assedio nientemeno che Vienna.

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Santa Marta e il carisma dell’ospitalità

Il 29 luglio la Chiesa ricorda Santa Marta e io la festeggio sicuramente, essendo la patrona del mio blog: modello di donna che si impegna nell’accoglienza, nella cura della tavola, operosa e al servizio del suo prossimo, che vuole allietare con i suoi manicaretti. Chi meglio di lei posso invocare nel mio cammino per una diffusione della cultura della tavola e dell’ospitalità? Marta è da imitare. Lo ricorda anche Papa Francesco: sul suo esempio, si deve «far sì che, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, si viva il senso dell’accoglienza, della fraternità, perché ciascuno possa sentirsi ‘a casa’, specialmente i piccoli e i poveri quando bussano alla porta».

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I monaci hanno vinto: la sorgente non si tocca, la birra è salva

La Corte di Appello di Liegi ha dato ragione ai monaci dell’abbazia Notre-Dame de Saint-Remy, che producono la famosa birra trappista Rochefort: la sorgente, con la quale viene fatta la birra, non deve essere toccata. E’ in corso da anni una la lunga battaglia legale tra i monaci e la compagnia mineraria Lhoist, che vorrebbe deviare il corso d’acqua per aumentare la capacità di estrazione della loro cava di calce. L’abbazia si oppone, facendo valere un atto del 1833 che le concede una servitù sulla fonte: i monaci temono che i lavori influiscano sul sapore e sulla qualità dell’acqua e di conseguenza sul gusto particolare della preziosa birra.

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La tavola e quella giusta distanza tra di noi

Per ben tre volte, nella stessa giornata, leggo in tre contesti diversi il concetto della giusta distanza. Non può essere un caso, è chiaramente un segnale che mi viene lanciato e non posso ignorarlo. In effetti di fronte alle cose che guardiamo possiamo essere troppo lontani, così da non vedere praticamente nulla, oppure troppo vicini, con la conseguenza di concentrarci su qualche dettaglio ma con il rischio di perdere la visione d’insieme. Questo accade non solo di fronte ad un quadro o ad un avvenimento, ma anche tra le persone. C’è chi soffre per la nostra lontananza, non solo fisica ma anche affettiva, per la mancanza di empatia e di vero interesse per la sua vita. E ci sono persone che al contrario sono infastidite se stiamo loro troppo addosso, se entriamo a piedi uniti nelle loro giornate con un’invadenza poco rispettosa.

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Perché le cose più buone ce le hanno i monaci? Una riflessione di don Luigi Maria Epicoco

Cari amici del blog, prima che scoppiasse la pandemia avevo dei bellissimi progetti che stavano prendendo il volo, nei quali mettevo tutto il mio entusiasmo. Poi è andata come sappiamo e ho dovuto mettere tutto momentaneamente nel cassetto. Ma quando questa emergenza finirà, tutto ripartirà e quegli eventi saranno realizzati con la soddisfazione di poterci rivedere e riabbracciare.

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La Quaresima: astinenze e digiuni ma “profumandoci il capo”

Siamo fatti di anima e corpo e quando vogliamo contraddistinguere un tempo forte da un punto di vista religioso, necessariamente dobbiamo anche cambiare le abitudini a tavola. C’è la dieta dello sportivo, che si prepara ad una grande performance atletica, e c’è il regime alimentare di chi fa esercizi per lo spirito. C’è il tempo della festa e dei banchetti e quello della quotidianità, il momento dell’accoglienza gioiosa di un ospite e il pasto frugale nella pausa pranzo della giornata lavorativa. E potrei andare avanti all’infinito con gli esempi, perché il cibo ha sempre un grande impatto sulla nostra vita e ci può aiutare a vivere più intensamente i momenti importanti. Adesso siamo in Quaresima ed è il momento dell’astinenza e del digiuno: è un tempo forte della Chiesa cattolica, quando si raccomanda di vivere per 40 giorni in modo profondo l‘attesa della Pasqua, in particolare attraverso l’elemosina, la preghiera e appunto il digiuno. Continua a leggere

La tavola del pellegrino di Santiago de Compostela

Il pellegrinaggio è una pratica antichissima: si intraprende per fare penitenza, per devozione, per un maggiore incontro spirituale con Dio, per vivere un’esperienza personale intensa. Si abbandonano le proprie abitudini e comodità e si affronta la fatica e il disagio del cammino, spinti dalla bellezza e dall’importanza dell’obiettivo, della meta. Uno dei cammini più famosi è certamente quello di Santiago de Compostela, sulla tomba dell’apostolo Giacomo. Il mio amico di vecchia data (e giornalista) Marcello Parilli nel mese di maggio del 2006 ha compiuto l’impresa, ha percorso oltre 800 chilometri a piedi, da Saint-Jean-Pied-de-Port nei Pirenei francesi per giungere dopo 29 giorni a Santiago. Ho ascoltato molti racconti di questa sua straordinaria esperienza, ma mi era rimasta qualche curiosità a proposito dei pasti del pellegrino. Ecco cosa mi ha raccontato nel corso della nostra piacevole chiacchierata. Continua a leggere

Il vino è segno della vita eterna. E gli astemi?

A Natale è giusto santificare la festa anche a tavola, con un pranzo degno del grande evento, in linea con il cristianesimo che si fonda sul racconto evangelico ricco di episodi che descrivono i tanti banchetti ai quali Gesù ha partecipato con gioia e gusto della bella tavola, dando anche il suo decisivo contributo quando alle nozze di Cana il vino era finito. A questo proposito, in queste ore è diventato virale un video di don Pietro Cesena, parroco nella frazione di Borgotrebbia, in periferia di Piacenza, che ha calorosamente invitato i suoi fedeli presenti alla Santa Messa di Natale a mangiare bene e a bere in abbondanza, ma non la Coca-Cola! Bere vino buono: «perché il vino è segno della vita eterna! In paradiso, fratelli miei, gli astemi non potranno entrare, perché si beve il vino!». Continua a leggere

San Francesco e il Natale che cade di venerdì

Quest’anno Natale cade di venerdì. Capita spesso, diciamo ogni sei anni. E’ capitato anche nel 1220 e in quell’occasione San Francesco d’Assisi ha dato una bella testimonianza del suo grande amore per il Natale e sull’importanza della festa. Quando nel convento i suoi frati scoprono che il Natale è di venerdì, si preoccupano e hanno un dubbio: prevale il venerdì, quindi si fa astinenza dalle carni e si pratica la moderazione a tavola, o prevale la festa che si celebra anche con la gioia e la letizia di un bel pranzo abbondante? Continua a leggere

L’importanza della corvée in cucina, nel monastero e in famiglia

Arles è una città del Sud della Francia che vanta una storia gloriosa: ne sono testimonianze l’anfiteatro romano, le terme, la grande cattedrale romanica e tanti insigni monumenti dell’Era antica e medioevale. E’ stato uno dei più grandi centri urbani dell’Impero Romano. Nel VI secolo ha dato i natali a San Cesario, monaco e vescovo, che nell’anno 512 fonda un monastero femminile proprio ad Arles, del quale è prima badessa sua sorella Cesaria (i loro genitori comunque avevano poca fantasia nella scelta dei nomi) e scrive per le monache una Regola che diventa un modello per tutti i monasteri femminili nei secoli successivi. Continua a leggere