29 luglio, Santa Marta, la patrona del mio blog

Oggi, 29 luglio, è Santa Marta, patrona del mio blog.

Nell’immagine vedete un dipinto di Alessandro Allori, Cristo nella casa di Marta, (1605, Kunsthistorisches Museum, Vienna). Che bella tavola, riccamente imbandita, che ha preparato Marta! E che eleganti bicchieri di cristallo, in onore dell’Ospite. Ma sappiamo anche che Gesù le rivolge un affettuoso ma fermo rimprovero: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». (Luca 10, 38-42).

Ecco cosa ci racconta a proposito di Santa Marta Piero Bargellini nel suo libro Mille santi del giorno (Vallecchi ed.):

«La risposta che Gesù diede a Marta è la risposta che la Chiesa continua a dare a tutti i materialisti di questo mondo, i quali si inquietano e si agitano per molte cose, senza pensare che soltanto una cosa è importante: ed è di salvare l’anima, ascoltando, ai piedi di Gesù, i suoi divini insegnamenti.

Marta è santa, come santa è Maria sua sorella. E’ santa perché non ha rifiutato l’insegnamento di Gesù. E’ santa perché, pur continuando a fare la massaia, ha capito che al di sopra delle faccende domestiche ci sono altre faccende, più importanti e più meritorie.

E la Chiesa, che non manca mai di ricordare ai materialisti il primato dello spirito, non disprezza o rinnega la materia, come fecero gli antichi manichei e fanno i moderni spiritualisti. C’è una gerarchia di valori che va rispettata. Alla sommità, la luce della Fede e gli interessi spirituali; più in basso, le necessità della vita e gli interessi del corpo: il problema del pane, dei vestiti, della casa, del lavoro. E’ santa, Maria di Betania, che ha scelto la parte superiore; ma è santa anche Marta, che curando la parte inferiore, non rinnega o rigetta la migliore. Sante tutte e due le sorelle di Lazzaro, le amiche di Gesù; la sorella contemplativa e la sorella attiva; come sono sante la contemplazione e l’azione, quando però l’azione sia guidata e animata dalla luce della fede e dal calore della carità

Santa Marta, prega per noi (e per il mio blog)

[Piero Bargellini (Firenze 1897-1980) è uno scrittore italiano, autore di numerose pubblicazioni di carattere divulgativo, concernenti le arti figurative, la letteratura, la storia religiosa.]

 

 

Il refettorio domenicale nella Certosa di Serra san Bruno

Nel post precedente (cliccate qui) abbiamo visto come si svolgono i pasti nella cella del monaco certosino; ora vediamo il rito nel refettorio. Perché di un rito si tratta, come leggerete: «Partecipando alla consumazione del pasto domenicale in certosa si ha l’impressione di prendere parte ad una liturgia». Anche noi laici ci possiamo lasciare ispirare da questa vita monastica: siamo capaci di rendere così speciale il pranzo della festa, nelle nostre famiglie? Non parlo del silenzio e della lettura spirituale, ma ci dovrebbe essere anche sulle nostre tavole questa attenzione al rito, la fraternità tra i commensali, il cibo un po’ speciale nel giorno di festa, la carità di aspettarsi l’un l’altro. Leggiamo quanto ci racconta il libro “Certosini a Serra san Bruno. Nel silenzio la comunione” (Fabio Tassone, ed. Certosa 2009). Continua a leggere

La tavola dei certosini di Serra san Bruno

La tavola dei monaci: ho già dedicato dello spazio nel mio blog a questo argomento (leggi qui) che è affascinante e ricco di spunti, anche per la vita dei laici e soprattutto delle famiglie. Oggi andiamo a Serra san Bruno, la Certosa fondata da Bruno di Colonia nel lontano 1090. Ci andiamo in senso metaforico, anche perché nel convento vige ancora la più rigida clausura. Come prescrive la regola, la cella del monaco, una casetta a due piani tutta per lui, con un piccolo giardino (potete vedere come sono fatte nell’immagine qui accanto), è il centro della sua vita: in essa prega, lavora e consuma, in totale solitudine, i pasti. Vita impegnativa? Sicuramente, noi laici che siamo nel mondo facciamo fatica a comprendere, ma ci possono aiutare le parole di un monaco: «La cella è un oceano di libertà. E’ quel mare da cui si trae nutrimento e che ti trasporta verso la meta finaleContinua a leggere

La Cena del Giovedì Santo: ultima di una lunga serie

All’avvicinarsi del Triduo Pasquale, che comincia con il ricordo dell’Ultima Cena, durante la quale Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucarestia, ricordiamo alcuni dei tanti episodi che vedono Gesù commensale: e sono proprio tanti. I suoi nemici lo giudicavano “un mangione e un beone” per denigrarlo, dopo avere considerato un matto Giovanni il Battista che digiunava nel deserto. Insomma: se si vuole parlare male di qualcuno, ci si inventa sempre qualcosa, magari esasperando alcuni aspetti del suo modo di vivere. Se dicevano così, vuol dire che Gesù a tavola ci stava volentieri; non certo per gozzovigliare, per darsi al vizio della gola, ma perché sapeva che a tavola si entra in sintonia più facilmente con le persone, si parla piacevolmente, si raggiunge un’intimità e una confidenza che difficilmente si ottengono in altri contesti. Continua a leggere

La Sacra Famiglia a tavola

Cari amici del blog, nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giuseppe, vi voglio presentare una bella immagine e il commento di Suor Gloria Riva, che già avete avuto modo di conoscere nel mio blog (avevo presentato un suo testo sull’iconografia del Torchio Mistico; se lo volete rileggere, cliccate qui). Il quadro che vedete è della Scuola di Guido Reni: “Sacra Famiglia a tavola” (olio su tela,  VII sec. Quadreria Arcivescovile, Milano). Era stato scelto come immagine simbolo dell’ Incontro Mondiale delle Famiglie del 2012 a Milano, e avevo molto apprezzato quella scelta. Si vede san Giuseppe che porge il calice di vino a Gesù. Ecco cosa ci racconta suor Gloria Riva. Continua a leggere

Astinenza e digiuno: la bellezza dell’ordine nel rapporto con il cibo

Potrà sembrare strano, in un blog che parla di bellezza della tavola, dedicare un post al tema del digiuno. Eppure c’è bellezza anche nel digiuno, nelle astinenze.

A tavola è importante rispettare le regole, mangiare con ordine, seguire un rito. L’uomo non mangia solo per nutrirsi, come fanno gli animali, ma è capace di dominare i propri istinti, dando valore alla tavola come momento di socialità, di relazione, di crescita personale. Quindi anche nel suo rapporto con il cibo esprime cultura, valori, stile di vita. E anche la sua fede.  Continua a leggere