La Cena del Giovedì Santo: ultima di una lunga serie

All’avvicinarsi del Triduo Pasquale, che comincia con il ricordo dell’Ultima Cena, durante la quale Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucarestia, ricordiamo alcuni dei tanti episodi che vedono Gesù commensale: e sono proprio tanti. I suoi nemici lo giudicavano “un mangione e un beone” per denigrarlo, dopo avere considerato un matto Giovanni il Battista che digiunava nel deserto. Insomma: se si vuole parlare male di qualcuno, ci si inventa sempre qualcosa, magari esasperando alcuni aspetti del suo modo di vivere. Se dicevano così, vuol dire che Gesù a tavola ci stava volentieri; non certo per gozzovigliare, per darsi al vizio della gola, ma perché sapeva che a tavola si entra in sintonia più facilmente con le persone, si parla piacevolmente, si raggiunge un’intimità e una confidenza che difficilmente si ottengono in altri contesti. Continua a leggere

La Sacra Famiglia a tavola

Cari amici del blog, nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giuseppe, vi voglio presentare una bella immagine e il commento di Suor Gloria Riva, che già avete avuto modo di conoscere nel mio blog (avevo presentato un suo testo sull’iconografia del Torchio Mistico; se lo volete rileggere, cliccate qui). Il quadro che vedete è della Scuola di Guido Reni: “Sacra Famiglia a tavola” (olio su tela,  VII sec. Quadreria Arcivescovile, Milano). Era stato scelto come immagine simbolo dell’ Incontro Mondiale delle Famiglie del 2012 a Milano, e avevo molto apprezzato quella scelta. Si vede san Giuseppe che porge il calice di vino a Gesù. Ecco cosa ci racconta suor Gloria Riva. Continua a leggere

Astinenza e digiuno: la bellezza dell’ordine nel rapporto con il cibo

Potrà sembrare strano, in un blog che parla di bellezza della tavola, dedicare un post al tema del digiuno. Eppure c’è bellezza anche nel digiuno, nelle astinenze.

A tavola è importante rispettare le regole, mangiare con ordine, seguire un rito. L’uomo non mangia solo per nutrirsi, come fanno gli animali, ma è capace di dominare i propri istinti, dando valore alla tavola come momento di socialità, di relazione, di crescita personale. Quindi anche nel suo rapporto con il cibo esprime cultura, valori, stile di vita. E anche la sua fede.  Continua a leggere

Un eccellente Gin, prodotto dai monaci

ginIl Gin è un superalcolico, un distillato ottenuto dai cereali, aromatizzato con una miscela di erbe, spezie, piante e radici, dette botanicals. Deve il suo nome alle bacche di ginepro, che danno a questo distillato un profumo e un gusto molto particolare. Nato nei Paesi Bassi, ebbe un grande successo in tutto il Nord Europa, in particolare  in Inghilterra. Da noi è usato soprattutto nella preparazione dei cocktail, come il Gin Fizz o il Gin Tonic.

Poiché la qualità del Gin dipende soprattutto dalla miscela dei c.d. botanicals, la ricetta è tenuta segreta e si tramanda di generazione in generazione, nella massima riservatezza. Gli intenditori sanno selezionare le marche migliori e i più esigenti pretendono l’utilizzo di uno specifico produttore anche nei cocktail.  Continua a leggere

Cucinare: un lavoro manuale, educativo e formativo

st-honorat-cantina-foto-2_2336637_679438Nel post precedente, ho fatto cenno al problema anche educativo e sociale della diminuzione dell’impegno in cucina. Per spiegarvi perché, parto dal monachesimo.

Ho avuto tante occasioni di parlare del contributo che esso ha dato alla buona cucina e alla buona tavola: birra, vino, formaggi, marmellate, infusi, distillati, basta che un cibo abbia un marchio monastico e acquista subito caratteristiche di qualità e affidabilità. Continua a leggere

Il Papa cita ancora una volta “Il Pranzo di Babette”

filippa-martinaE’ decisamente il suo film preferito: per Papa Francesco è uno strumento efficace per trasmettere concetti importanti e profondi e lo cita ogni volta che ne ha l’occasione. Lo conoscete, vero, questo film?  Vi ho già parlato de “Il pranzo di Babette”, a questo link potete leggere il mio post.

Narra la storia della cuoca parigina ospitata a casa di due sorelle protestanti, Martina e Filippa, che, come disse Bergoglio in  occasione di un’intervista, quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires Continua a leggere

La fabbrica del cioccolato di Dom Chautard

Ho già parlato dell’influenza del monachesimo sulla vita quotidiana dell’Europa e del suo contributo non solo alla rinascita spirituale e culturale del nostro continente, sconquassato dalle invasioni barbariche e dal crollo dell’Impero Romano, ma anche al suo rilancio economico. Le abbazie, presenti a centinaia in tutte le nazioni europee, sono sempre state anche importanti centri agricoli, artigianali, manifatturieri e commerciali.

La ricerca della perfezione evangelica ha portato come conseguenza anche il progresso economico e tecnologico dell’Europa, realizzato nel rispetto della dignità dell’uomo e nella carità verso il  prossimo. Si scopre così che il monaco non è chiuso al mondo, ma irradia in esso i suoi valori umani e spirituali e illumina con questo spirito anche il suo lavoro. Continua a leggere