L’accoglienza dell’ospite in un monastero

San Benedetto nella sua Regola dedica un intero capitolo all’accoglienza degli ospiti. Il tema è di grande importanza per un monastero ma è ricco di spunti anche per noi laici: l’ospitalità infatti è sempre occasione di carità, di apertura al nostro prossimo, scambio di amicizia e umanità. Il luogo in cui viviamo, sia esso la casa di famiglia, il loft di un single, un luogo di vita comunitaria per laici o religiosi, non deve mai essere un luogo chiuso ma un ambiente dove accogliere volentieri chi, a vario titolo, bussa alla nostra porta.

Vediamo allora cosa dice san Benedetto a questo proposito: «Tutti gli ospiti che arrivano, siano ricevuti come se fosse Cristo Signore; poiché egli dirà un giorno: Fui ospite, e voi mi riceveste.  Ed a tutti sia reso conveniente onore, ma molto più a quelli della nostra stessa Fede e ai pellegrini.» (Regola Cap. LIII) Continua a leggere

San Giovanni Battista, un eremita … che si festeggia anche a tavola!

E’ uno dei Santi più popolari, uno dei più amati e venerati. Ha il privilegio di essere ricordato nel calendario ben due volte: il 24 giugno, giorno della sua nascita (6 mesi prima del cugino Gesù) e il 29 agosto, giorno del suo martirio. Ma è soprattutto in quel giorno all’inizio dell’estate che si celebra la sua festa con tanti riti solenni e antiche tradizioni. In occasione del solstizio si tenevano anticamente dei riti pagani, per festeggiare un passaggio importante nel ciclo della natura e nel mondo agricolo; riti spesso magici, sregolati e trasgressivi. Non è la prima volta che la festa cristiana si sovrappone a quella pagana eliminandone gli eccessi: Continua a leggere

La preghiera a tavola: una buona abitudine

Tutte le religioni considerano il cibo un dono di Dio e danno grande importanza al rito del pasto consumato insieme, anzi è spesso a tavola che emergono in modo forte e deciso le caratteristiche di una fede. C’è chi non beve alcoolici, chi non mangia maiale, chi segue regimi vegetariani, chi segue la prassi dei digiuni e delle astinenze per scandire i tempi liturgici, però un elemento comune a tutti i credenti è quello della preghiera: la consapevolezza che tutto viene dal Signore induce ad un’azione di lode e benedizione per il cibo posto sulla tavola. Nel refettorio monastico come nella sala da pranzo della famiglia cristiana, ebrea o musulmana non si comincia fino a quando non si è seduti tutti a tavola insieme e viene recitata la preghiera. Buona abitudine. Continua a leggere

Quaresima, astinenze e le abitudini alimentari dell’Occidente

Ecco arrivata anche quest’anno la Quaresima, tempo forte della Chiesa, con i suoi riti suggestivi, l’invito alla penitenza, le astinenze e i digiuni. Fin dagli albori del monachesimo e dell’eremitismo cristiano i sacrifici nella dieta alimentare sono una costante della vita ascetica. Considerando i vantaggi spirituali di queste pratiche, la Chiesa ha voluto proporre anche ai laici di praticare ogni tanto giorni di astinenza dalle carni e giorni di digiuno. Ne ho già parlato nel mio blog (leggi qui) e per chi vuole saperne di più rinvio a quel post. Oggi vorrei soffermarmi di più su un altro aspetto: il cristianesimo ha plasmato le abitudini alimentari dell’Occidente e anche chi non è credente e non segue i precetti della Chiesa in realtà ancora oggi ha alcune abitudini alimentari che vengono proprio dalla cultura cristiana. Continua a leggere

Le zeppole di San Giuseppe

Ad ogni festa, il suo dolce. La consuetudine si ripete in occasione della festa di uno dei più grandi santi, San Giuseppe. Il 19 marzo c’è un gran profumo di frittura grazie alle zeppole e ad altri dolci tipici. Ma perché il padre putativo di Gesù è chiamato popolarmente “San Giuseppe frittellaro”? Sappiamo dai vangeli che faceva il falegname ma una leggenda racconta che, quando la Sacra Famiglia fuggì in Egitto, egli si mise a fare il friggitore di frittelle per mantenere Gesù Bambino e Maria. Continua a leggere

Il silenzio del refettorio e la conversazione a tavola

Se c’è un luogo adatto alla conversazione, quello è la tavola. Lo dice anche la frase che ho scelto come sottotitolo del mio blog: “Se mangi con qualcuno passi subito ad un livello più alto di amicizia”. Abbiamo provato tutti questa esperienza: quando si mangia insieme la conversazione è più piacevole, scorre quasi naturale, si vince più facilmente la timidezza e il proprio riserbo. A tavola si diventa amici o comunque è più facile provarci (e riuscirci).

San Benedetto, come vi ho già raccontato (leggi qui), dà molta importanza al rito del pasto in comune, prescrive però che i monaci mangino in silenzio, ascoltando una lettura. «Alle mense dei fratelli non deve mai mancare la lettura […] e si faccia sommo silenzio, sicché non vi si ascolti bisbiglio o voce d’alcuno fuorché solo di chi legge. Quanto a ciò che è necessario per prendere cibo o bevanda, i fratelli se lo servano a vicenda in modo che nessuno abbia bisogno di chiedere alcunché. Se tuttavia vi sarà necessità di qualche cosa lo si chieda, piuttosto che con la voce, col suono di qualunque segno». (Capitolo 38 della Regola). Continua a leggere

La tradizione del panettone di san Biagio

Con un po’ di tristezza ho constatato che a Milano si sta affievolendo la tradizione del panettone di san Biagio. In casa mia è avanzato un panettone dalle feste di Natale (incredibile ma vero) e lo stiamo conservando gelosamente per gustarlo il 3 febbraio. Per chi invece è rimasto senza, un tempo non c’erano problemi: tutte le pasticcerie e i supermercati esponevano, nell’imminenza della ricorrenza liturgica del santo, tanti panettoni, che venivano venduti con sconti generosi e super offerte. Quest’anno i miei genitori mi hanno chiesto di acquistarne uno e ho fatto davvero fatica a trovarlo. Peccato, è una bella tradizione. Continua a leggere