Perché le cose più buone ce le hanno i monaci? Una riflessione di don Luigi Maria Epicoco

Cari amici del blog, prima che scoppiasse la pandemia avevo dei bellissimi progetti che stavano prendendo il volo, nei quali mettevo tutto il mio entusiasmo. Poi è andata come sappiamo e ho dovuto mettere tutto momentaneamente nel cassetto. Ma quando questa emergenza finirà, tutto ripartirà e quegli eventi saranno realizzati con la soddisfazione di poterci rivedere e riabbracciare.

Continua a leggere

La Quaresima: astinenze e digiuni ma “profumandoci il capo”

Siamo fatti di anima e corpo e quando vogliamo contraddistinguere un tempo forte da un punto di vista religioso, necessariamente dobbiamo anche cambiare le abitudini a tavola. C’è la dieta dello sportivo, che si prepara ad una grande performance atletica, e c’è il regime alimentare di chi fa esercizi per lo spirito. C’è il tempo della festa e dei banchetti e quello della quotidianità, il momento dell’accoglienza gioiosa di un ospite e il pasto frugale nella pausa pranzo della giornata lavorativa. E potrei andare avanti all’infinito con gli esempi, perché il cibo ha sempre un grande impatto sulla nostra vita e ci può aiutare a vivere più intensamente i momenti importanti. Adesso siamo in Quaresima ed è il momento dell’astinenza e del digiuno: è un tempo forte della Chiesa cattolica, quando si raccomanda di vivere per 40 giorni in modo profondo l‘attesa della Pasqua, in particolare attraverso l’elemosina, la preghiera e appunto il digiuno. Continua a leggere

La tavola del pellegrino di Santiago de Compostela

Il pellegrinaggio è una pratica antichissima: si intraprende per fare penitenza, per devozione, per un maggiore incontro spirituale con Dio, per vivere un’esperienza personale intensa. Si abbandonano le proprie abitudini e comodità e si affronta la fatica e il disagio del cammino, spinti dalla bellezza e dall’importanza dell’obiettivo, della meta. Uno dei cammini più famosi è certamente quello di Santiago de Compostela, sulla tomba dell’apostolo Giacomo. Il mio amico di vecchia data (e giornalista) Marcello Parilli nel mese di maggio del 2006 ha compiuto l’impresa, ha percorso oltre 800 chilometri a piedi, da Saint-Jean-Pied-de-Port nei Pirenei francesi per giungere dopo 29 giorni a Santiago. Ho ascoltato molti racconti di questa sua straordinaria esperienza, ma mi era rimasta qualche curiosità a proposito dei pasti del pellegrino. Ecco cosa mi ha raccontato nel corso della nostra piacevole chiacchierata. Continua a leggere

Il vino è segno della vita eterna. E gli astemi?

A Natale è giusto santificare la festa anche a tavola, con un pranzo degno del grande evento, in linea con il cristianesimo che si fonda sul racconto evangelico ricco di episodi che descrivono i tanti banchetti ai quali Gesù ha partecipato con gioia e gusto della bella tavola, dando anche il suo decisivo contributo quando alle nozze di Cana il vino era finito. A questo proposito, in queste ore è diventato virale un video di don Pietro Cesena, parroco nella frazione di Borgotrebbia, in periferia di Piacenza, che ha calorosamente invitato i suoi fedeli presenti alla Santa Messa di Natale a mangiare bene e a bere in abbondanza, ma non la Coca-Cola! Bere vino buono: «perché il vino è segno della vita eterna! In paradiso, fratelli miei, gli astemi non potranno entrare, perché si beve il vino!». Continua a leggere

San Francesco e il Natale che cade di venerdì

Quest’anno Natale cade di venerdì. Capita spesso, diciamo ogni sei anni. E’ capitato anche nel 1220 e in quell’occasione San Francesco d’Assisi ha dato una bella testimonianza del suo grande amore per il Natale e sull’importanza della festa. Quando nel convento i suoi frati scoprono che il Natale è di venerdì, si preoccupano e hanno un dubbio: prevale il venerdì, quindi si fa astinenza dalle carni e si pratica la moderazione a tavola, o prevale la festa che si celebra anche con la gioia e la letizia di un bel pranzo abbondante? Continua a leggere

L’importanza della corvée in cucina, nel monastero e in famiglia

Arles è una città del Sud della Francia che vanta una storia gloriosa: ne sono testimonianze l’anfiteatro romano, le terme, la grande cattedrale romanica e tanti insigni monumenti dell’Era antica e medioevale. E’ stato uno dei più grandi centri urbani dell’Impero Romano. Nel VI secolo ha dato i natali a San Cesario, monaco e vescovo, che nell’anno 512 fonda un monastero femminile proprio ad Arles, del quale è prima badessa sua sorella Cesaria (i loro genitori comunque avevano poca fantasia nella scelta dei nomi) e scrive per le monache una Regola che diventa un modello per tutti i monasteri femminili nei secoli successivi. Continua a leggere

Santa Marta e tutte le donne che quando hanno ospiti si agitano

Ormai lo sanno tutti che Santa Marta è la patrona del mio blog. A chi altri potevo affidare questo mio piccolo lavoro? Lei che è passata alla storia per essere quella che quando invita qualcuno a cena prepara trenta portate di antipasti, corre e sbuffa tra cucina e sala da pranzo, si agita e si preoccupa perché l’arrosto è troppo cotto e la maionese impazzisce. Quella che impazzisce in realtà è proprio lei e Gesù glielo ricorda: “Marta, sono venuto qui per conversare con voi di cose importanti, Maria mi sta tenendo compagnia e tu che fai? Giri come una trottola e ti arrabbi se gli altri non ti aiutano”.

Confessiamolo, noi donne di casa siamo un po’ tutte così, vogliamo la perfezione quando invitiamo qualcuno a casa nostra e magari non pensiamo che lui vorrebbe solo compagnia, una piacevole conversazione, condividere gioie e dolori della vita. Continua a leggere

La bellezza del refettorio monastico

L’11 luglio la Chiesa ricorda San Benedetto, Padre del monachesimo occidentale. Nel mio blog ne ho parlato spesso perché nella sua Regola molti capitoli sono dedicati al refettorio e ai suoi riti, alla cucina e alla sua organizzazione. Per una comunità monastica (ma vale per tutte le comunità, a partire dalla famiglia) è molto importante il pasto preparato e consumato insieme, perché a tavola si costruiscono relazioni, si cementa l’unione, si pratica la carità e la creatività, si nutre il corpo ma anche l’anima, si sfruttano i talenti e si insegna la disciplina. Non mi ripeto perché potete andare a curiosare nel blog alla ricerca dei post dedicati alla cucina monastica: ho parlato di team coaching in monastero, del progresso dell’Europa anche a tavola grazie alle tradizioni e alle buone pratiche delle abbazie, di cosa si mangiava e secondo quali riti, della dieta dei Templari, della birra trappista e molto altro. Continua a leggere

Padre Cristoforo e il pane del perdono

Lo confesso, quando al ginnasio ho dovuto studiare I promessi sposi di Alessandro Manzoni, ho trovato quella lettura molto pesante. Tanto mi ha appassionato La Divina Commedia e tanto mi hanno annoiato le storie di Renzo e Lucia. Molti anni dopo ho ripreso in mano il romanzo e rileggendo alcuni brani l’ho riscoperto e ho davvero capito il suo valore. Un capitolo in particolare mi ha commosso e gli dedico qualche riga nel mio blog, poiché il pane e la sua simbologia hanno un ruolo importante.

Il Padre Cristoforo non era sempre stato così, né sempre era stato Cristoforo”. Il frate cappuccino, uno dei protagonisti del romanzo, si era convertito dopo un fatto drammatico. Riassumo brevemente la storia: il suo vero nome era Ludovico ed era figlio di un ricco mercante. “Sentiva un orrore spontaneo e sincero per le angherie e pei soprusi”, e il Manzoni ci racconta che si batteva a difesa dei più deboli. Ma questa sua indole lo metteva spesso nei pasticci, e infine accadde un fattaccio: per un banale diverbio sul diritto di passaggio in un vicolo, si trovò a duellare con un nobile arrogante. Continua a leggere