Semplicità vs complessità: e voi che tipo di cucina amate?

La cucina troppo sofisticata può non piacere, ma anche la troppa semplicità a lungo andare annoia. L’essere umano attraverso la cucina rivela tutta la propria capacità creativa, differenziandosi in questo dagli animali che mangiano solo per nutrirsi. Dai tempi della preistoria, quando si accendeva il fuoco nelle grotte e si rosolava la carne sullo spiedo, arrivando fino ai nostri giorni nelle cucine super tecnologiche, noi trasformiamo il cibo inventando nuove preparazioni complesse, trovando gusto e soddisfazione nelle nostre ricette. Cuciniamo piatti prelibati, realizziamo antiche ricette di famiglia prese dai quaderni di appunti della nonna, così pieni di ricordi e suggestioni; andiamo alla ricerca di nuove idee sui libri di cucina o sui blog specializzati; mescoliamo ingredienti alla ricerca di sapori che stuzzicano l’appetito, gratificando il palato dei nostri commensali. Cuciniamo lasagne, torte salate e dolci; condiamo la pasta con sughi prelibati e facciamo le polpette con gli avanzi; realizziamo timballi, sformati e soufflé; le fettine di carne diventano involtini, le verdure a cubetti una simpatica e coloratissima ratatouille. Anche nelle ricette più semplici, utilizziamo spezie ed erbe aromatiche per insaporire i piatti.

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L’importanza della corvée in cucina, nel monastero e in famiglia

Arles è una città del Sud della Francia che vanta una storia gloriosa: ne sono testimonianze l’anfiteatro romano, le terme, la grande cattedrale romanica e tanti insigni monumenti dell’Era antica e medioevale. E’ stato uno dei più grandi centri urbani dell’Impero Romano. Nel VI secolo ha dato i natali a San Cesario, monaco e vescovo, che nell’anno 512 fonda un monastero femminile proprio ad Arles, del quale è prima badessa sua sorella Cesaria (i loro genitori comunque avevano poca fantasia nella scelta dei nomi) e scrive per le monache una Regola che diventa un modello per tutti i monasteri femminili nei secoli successivi. Continua a leggere

La bellezza del refettorio monastico

L’11 luglio la Chiesa ricorda San Benedetto, Padre del monachesimo occidentale. Nel mio blog ne ho parlato spesso perché nella sua Regola molti capitoli sono dedicati al refettorio e ai suoi riti, alla cucina e alla sua organizzazione. Per una comunità monastica (ma vale per tutte le comunità, a partire dalla famiglia) è molto importante il pasto preparato e consumato insieme, perché a tavola si costruiscono relazioni, si cementa l’unione, si pratica la carità e la creatività, si nutre il corpo ma anche l’anima, si sfruttano i talenti e si insegna la disciplina. Non mi ripeto perché potete andare a curiosare nel blog alla ricerca dei post dedicati alla cucina monastica: ho parlato di team coaching in monastero, del progresso dell’Europa anche a tavola grazie alle tradizioni e alle buone pratiche delle abbazie, di cosa si mangiava e secondo quali riti, della dieta dei Templari, della birra trappista e molto altro. Continua a leggere

La cucina? Un luogo che ci salva – La parola a Franca Malagò

La prima volta che Franca Malagò è venuta a cena a casa mia ha portato una focaccia con la salvia assolutamente strepitosa. Seguo sempre volentieri i suoi podcast “Ragazze, diamoci da fare”, fatti per le donne che vogliono prendere in mano la propria vita. Mi piacciono, un po’ perché quel “ragazze” mi mette di buon umore, ma soprattutto perché sono riflessioni motivazionali originali e ricche di spunti interessanti.

Il podcast che vi suggerisco di ascoltare “Gli italiani, un paese di cuochi, panettieri e pasticceri” parla di cucina come attività terapeutica ma anche come occasione di team building, attitudine al lavoro di squadra, creatività, problem solving: improvvisare una cena non è forse problem solving? Continua a leggere

Estate, tempo di sagre

Queste brevi riflessioni mi sono state ispirate da una sagra paesana alla quale ho partecipato. E’ stata una serata in bella compagnia che mi ha rivelato ancora una volta l’importanza di queste iniziative, sempre connotate da tante sfumature che concorrono al loro successo. Tre giorni di festa, con padiglione gastronomico, una corsa amatoriale su strada, una mostra fotografica, un momento dedicato agli anziani, cerimonie istituzionali e ogni sera orchestra, musica e balli.

Sono occasioni che rivelano la forza di una comunità: ci sono persone di tutte le età impegnate nei vari ambiti organizzativi che rendono possibile realizzare tutto questo. Continua a leggere

L’accoglienza dell’ospite in un monastero

San Benedetto nella sua Regola dedica un intero capitolo all’accoglienza degli ospiti. Il tema è di grande importanza per un monastero ma è ricco di spunti anche per noi laici: l’ospitalità infatti è sempre occasione di carità, di apertura al nostro prossimo, scambio di amicizia e umanità. Il luogo in cui viviamo, sia esso la casa di famiglia, il loft di un single, un luogo di vita comunitaria per laici o religiosi, non deve mai essere un luogo chiuso ma un ambiente dove accogliere volentieri chi, a vario titolo, bussa alla nostra porta.

Vediamo allora cosa dice san Benedetto a questo proposito: «Tutti gli ospiti che arrivano, siano ricevuti come se fosse Cristo Signore; poiché egli dirà un giorno: Fui ospite, e voi mi riceveste.  Ed a tutti sia reso conveniente onore, ma molto più a quelli della nostra stessa Fede e ai pellegrini.» (Regola Cap. LIII) Continua a leggere

Una serata speciale alla Locanda Locatelli a Londra

Amo viaggiare, visitare luoghi lontani, conoscere le usanze e gli stili di vita di altri Paesi. Ho dei bellissimi ricordi dei miei tanti viaggi in Francia, anche perché si mangia molto bene: la rivalità con i francesi in materia di cibo e vini è d’altronde risaputa, poiché ci contendiamo lo scettro della cucina migliore del mondo. In altri paesi al contrario, quando mi siedo a tavola, spesso mi capita di rimpiangere di non essere in Italia. Ad esempio quando ho lasciato nel piatto una disgustosa minestra-di-non-so-che-cosa in Olanda o quando in Svezia pretendevano che bevessi vodka con l’antipasto. A Edimburgo mi sono divertita ad una cena durante la quale è stata declamata da uno scozzese in costume tradizionale la poesia di Robert Burns dedicata all’haggis, il tipico insaccato con interiora di pecora, ma mi sono divertita molto meno quando me lo hanno servito nel piatto. In questi casi penso che una bella porzione di spaghetti non abbia rivali. Continua a leggere

Intervista a Padre Marco Finco: “C’è un legame fortissimo tra il cristianesimo e la tavola”

Volete sapere come si svolge la vita nel refettorio di un convento francescano? Anch’io ero curiosa di saperlo, allora sono andata a trovare padre Marco Finco, del convento dei frati cappuccini di Piazza Velasquez a Milano, presso il quale è anche Direttore artistico del Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum. Nel corso della nostra chiacchierata sono emersi spunti davvero profondi, che possono essere di esempio anche per la tavola delle nostre famiglie.

Padre Marco, in ogni comunità c’è un momento conviviale, sia che si tratti di una famiglia o, come nel vostro caso, di una comunità di religiosi. Come viene vissuta la vita nel refettorio da parte della vostra comunità? Continua a leggere

A tavola con i consigli di Ildegarda

Ildegarda di Bingen è una delle figure più interessanti del Medioevo: badessa benedettina, mistica, autrice di opere teologiche, musicista e compositrice, si occupò anche di cibo e alimentazione. Scrolliamoci di dosso tutti i pregiudizi sui cosiddetti “secoli bui”, che secondo la vulgata corrente erano arretrati e violenti, e naturalmente mortificavano le donne, emarginate e impossibilitate a far sentire la loro voce. La storia di Ildegarda è la prova di come le cose siano andate ben diversamente. Certamente erano anni turbolenti, ma i nostri sono forse tranquilli? Il XII secolo ha visto una grande crescita spirituale, intellettuale ed economica: commerci con paesi lontani, città che si sviluppano, fondazione di università e ospedali. Siamo nell’epoca dell’architettura romanica, dei trovatori e dei poemi cavallereschi, delle strade dei pellegrinaggi e di Bernardo di Chiaravalle.

E’ in questa Europa così vivace che vive la sua lunga vita Ildegarda di Bingen (1098 – 1179). Continua a leggere

Distillati di sapienza – Il riposo della polpetta

Per la rubrica Distillati di sapienza, ecco un brano di Massimo Montanari, docente di storia dell’alimentazione e autore di molti volumi di storia e cultura del cibo e della tavola. L’autore ci racconta che la cucina è il luogo ideale dove si può fare filosofia e stimolare l’intelligenza.

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Il risposo della polpetta

Qualche sera fa, in cucina, facevamo le polpette. Carne bollita di manzo, cardi lessati, parmigiano, pangrattato, due uova, sale, pepe. Terminato l’impasto, modelliamo le polpette e le sistemiamo ben bene su un piatto. A questo punto Marina raccomanda: «Ora, prima di cuocerle, le lasciamo riposare un paio d’ore, così si rassodano e si amalgamano bene.» Continua a leggere