Harmonia Mundi: la vigna francescana di Venezia

A Venezia, vicino all’Arsenale, dietro Piazza san Marco, c’è il convento di San Francesco della Vigna, che deve il suo nome al fatto che nel giardino c’è davvero una vigna, grazie alla quale si producono ogni anno 1.000 bottiglie di un vino, Harmonia Mundi, affinato dall’azienda vinicola Zymè. Una bella sorpresa per me, perché alcuni anni fa ho avuto occasione di visitare questa azienda della Valpolicella, ed ho ancora uno splendido ricordo della degustazione dei loro vini nella suggestiva cantina scavata nella roccia.

Nel chiostro francescano di Venezia gli esperti hanno consigliato ai frati di piantare viti di Teroldego, vitigno tipico del Trentino, e viti di Refosco dal peduncolo rosso, originario del Friuli, perché sono piante che resistono bene al caldo e alla siccità della Laguna. Il blend che risulta dall’unione dei due vitigni è un ottimo vino rosso che gli esperti consigliano soprattutto per le grigliate.

Il convento ha una lunga storia: i Frati Minori nel XIII secolo ricevono in dono dal patrizio veneziano Marco Ziani la sua vigna. Nel corso dei secoli il convento viene ampliato e grazie alle donazioni dei benefattori la chiesa diviene un grandioso edificio barocco. Uno dei più illustri religiosi del convento è Padre Francesco Zorzi (1466 – 1540), insigne umanista e filosofo, autore di un testo intitolato “De Harmonia Mundi”, dal quale è stata presa ispirazione per il nome del vino.

La storia gloriosa di san Francesco della Vigna viene interrotta drammaticamente dall’arrivo di Napoleone, che scaccia i frati e trasforma il convento in caserma. Solo nel 1881 i frati riescono a ritornare in possesso dell’edificio, che troveranno in pessime condizioni. A poco a poco lo restaurano e ora anche la vigna è tornata al suo antico splendore.

Francescani contadini, che coltivano una vigna: è una cosa curiosa. Il critico d’arte Philippe Daverio, invitato alla presentazione del vino, la definisce “una deviazione dalla mission azendale”. Infatti è tipico del monachesimo dell’Alto Medioevo costruire una propria autosufficienza economica, attraverso la coltivazione della terra, in obbedienza alla regola dell’Ora et labora. Nell’epoca delle grandi invasioni barbariche, dopo la caduta dell’Impero romano, con la crisi dei commerci in Europa, piantare una vigna e coltivare il grano era la prima cosa che facevano i monaci, per procurarsi pane e vino per la celebrazione eucaristica.

L’ordine francescano, ordine mendicante di predicatori, nasce in un’Europa ormai ricostruita, teatro di una rinascita dei commerci e degli scambi economici. Non era un problema trovare pane e vino: l’urgenza era invece quella della predicazione. I francescani non lavorano la terra, annunciano la Buona Novella.

Questo rende la vigna ancora più degna di nota: perché a Venezia, dagli albori del francescanesimo, ci sono dei frati contadini? E’ un po’ un mistero, ma la storia della Serenissima è da sempre una storia a sé, ricca di tutte quelle tipicità e curiosità che la rendono così affascinante. Una risposta può essere trovata nel fatto che la laguna ha sempre cercato una sua autonomia, anche economica. Qualunque sia il motivo, una cosa è certa: oggi la vendita del vino ha uno scopo ben preciso, quello di sostenere le borse di studio del prestigioso Istituto Ecumenico, che ha sede proprio nel convento veneziano.

Un giornalista della Rai chiede a Frate Antonio, incaricato di seguire i lavori della vigna, se è più teologo o più enologo, e lui risponde: «Sono un teologo delle Nozze di Cana!»

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