Il mio Natale un poco inaspettato

Il mio Natale 2021 è stato assolutamente non convenzionale ma bellissimo. Un Natale dominato dall’incontro anche inatteso o comunque non scontato con le persone care. Tre tavole di Natale: cena della vigilia, pranzo del 25 dicembre e cena del 25 dicembre; correndo tra parenti di lui, parenti di lei, parenti lombardi, parenti piemontesi, quelli che al mattino del 24 dicembre vengono a Milano e quelli che nel pomeriggio del 25 dicembre fanno la stessa strada in senso contrario. Alla vigilia tutto era incerto, tra tamponi e influenze da interpretare, malati e guariti. Perché purtroppo questo Natale 2021 è stato così un po’ per tutti. A metà dicembre abbiamo cercato con ottimismo di pianificare un menu, all’insegna del motto: «Se poi ci sono defezioni dell’ultimo momento, c’è sempre il congelatore».

Il tempo è tiranno: bei tempi quando potevo chiudermi in cucina e stare ai fornelli per 24 ore (beh, non di seguito). Quest’anno i cibi pronti hanno fatto da padroni sulla mia tavola e se qualcuno si scandalizza non so che farci. Però ci vuole talento anche nell’ordinare nel posto giusto: abbiamo infatti mangiato molto bene. Per fortuna, altri parenti hanno avuto tempo di cucinare: onore al merito. La tavola è stata apparecchiata con un obiettivo preciso: la praticità. I piatti usa e getta sono piaciuti a tutti, con quell’abbinamento oro e rosso che colorava la tavola con gusto e allegria. Abbiamo scartato regali e scambiato sorrisi; siamo anche riusciti a fare una bella tombola.

Un Natale che ha messo al primo posto la voglia di stare insieme e l’obiettivo è stato raggiunto. Non pubblico foto delle mie tavole né dei miei piatti, perché la vera foto-capolavoro che meriterebbe di avere una vetrina sarebbe quella degli stati d’animo, ma quella non si può fare. Nel mio blog parlo della tavola come occasione di socialità, come mezzo per la costruzione di legami importanti e solidi. La cucina è un mezzo, non un fine e si può realizzare bellezza e gusto anche nella semplicità, l’importante è che quella tavola raggiunga l’obiettivo di unire una comunità familiare e renda felici i commensali. Posso dire che il mio triplice Natale ha centrato il bersaglio.  

Verranno Natali nei quali potrò stare ai fornelli per ore, cucinando manicaretti; dedicherò tempo e cura in un’apparecchiatura che avrà l’approvazione anche di Csaba dalla Zorza. Come diceva Aragorn nel suo memorabile discorso davanti al Cancello Nero di Mordor: «Ci sarà un giorno … ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo! Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella terra, v’invito a resistere! Uomini dell’Ovest!»

Per Papa Francesco: «Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla». La bella sorpresa (inaspettata vista la situazione difficile della pandemia) di poter festeggiare con tutti (quasi) i parenti mi ha permesso di vivere il Natale come un dono. In realtà tutto è dono e Grazia. Ce ne dimentichiamo troppo spesso.

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