Il potere di una cena tra buoni amici

Ci sono serate che per tanti anni sono state una buona abitudine: le cene a casa con gli amici, gli appuntamenti al ristorante, la gita fuori porta alla ricerca di una degustazione di vini o della trattoria in una location suggestiva. Poi arriva questo dannato virus e butta tutto all’aria. Ricordo con particolare emozione la prima grigliata con amici dopo il primo lockdown: eravamo solo sei, in giardino, così all’aria aperta ci sentivamo più sicuri. Non ci sembrava vero di poterci guardare negli occhi, alzare i calici, mangiare in allegria, senza quel filtro del collegamento Skype, una finestra che ci permetteva di comunicare ma in modo purtroppo così distaccato e lontano. Poi è arrivata l’estate e ci sono state altre occasioni di piacevoli incontri, ma in autunno di nuovo eravamo tutti a casa, i locali erano chiusi e abbiamo dovuto anche rinunciare alle cene tra amici.

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“A Tavola!” Una mostra a Castel Taufers sulla storia della cucina

Sto trascorrendo una splendida vacanza in Alto Adige ed è stata davvero una bella sorpresa quella di scoprire che a Castel Taufers, che domina fiero e massiccio la località di Campo Tures, è stata allestita una mostra dedicata alla storia dell’alimentazione e alla cultura della tavola, attraverso i secoli e le epoche. Nella torre del castello si susseguono, un piano dopo l’altro, i pannelli e gli allestimenti dedicati al tema: si parte dall’uomo della preistoria, inizialmente cacciatore e raccoglitore, che scopre i vantaggi della coltivazione della terra e dell’allevamento del bestiame e che viene incentivato agli scambi commerciali con gli altri uomini per ottimizzare l’approvvigionamento degli alimenti. Il cibo, la sua produzione e distribuzione diventa così il motore della storia umana, delle relazioni tra i popoli e del loro sviluppo. La scoperta del fuoco e dei vantaggi della cottura degli alimenti apre la strada alla nascita della cucina, dal falò della grotta fino alla cucina moderna e tecnologica dei nostri giorni.

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Cappuccino e cornetto: alla salute del beato Marco d’Aviano!

“Un cappuccino e un cornetto, grazie!”. Quante volte sentiamo al bar questa ordinazione. Eppure pochi sanno che la sua storia ci riporta alla battaglia di Vienna del 1683. In realtà sono ancora di meno quelli che sanno qualcosa di questo episodio di storia europea: se parliamo della battaglia di Lepanto, a grandi linee tutti sanno che c’è stata una vittoria della flotta cristiana contro quella ottomana. Ma la battaglia di Vienna è stata ancora più decisiva per la salvezza dell’Europa, perché dopo Lepanto il Sultano Maometto IV non si è arreso e ha deciso di ritentare la conquista dell’Europa facendo fare al suo esercito, guidato dal Gran Visir Kara Mustafà, una lunga galoppata attraverso i Balcani, giungendo a cingere di assedio nientemeno che Vienna.

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Il cibo: un modo per esprimere e comunicare l’amore

Per la rubrica Distillati di sapienza, vi presento un brano tratto dal libro di don Luigi Maria Epicoco: “La luce in fondo. Attraversare i passaggi difficili della vita” (Ed. Rizzoli). Sono sempre contenta quando, leggendo qua e là, trovo in libri autorevoli la conferma di tutto quanto vi sto raccontando ormai da molti anni. Buona lettura.

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L’uomo mangia fondamentalmente per vivere. Il gesto di prendere del cibo è legato soprattutto alla funzione biologica della sopravvivenza. Eppure, intuiamo da subito che il semplice nutrirsi è cosa diversa dalla capacità di mangiare. L’uomo infatti ha intriso di relazionalità anche la funzione primaria e biologica della nutrizione come sopravvivenza. In questo senso, l’atto di mangiare non è mai un atto ingenuo, innocente, ha sempre al suo interno una motivazione altra. Esso è sempre il sintomo di un’interiorità. Questo è il motivo per cui a volte i disturbi alimentari non sono semplicemente riducibili a disfunzioni meccaniche della funzionalità del nostro corpo, ma sono invece il campanello d’allarme che ci racconta il groviglio complicato che ci portiamo dentro.

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Santa Marta e il carisma dell’ospitalità

Il 29 luglio la Chiesa ricorda Santa Marta e io la festeggio sicuramente, essendo la patrona del mio blog: modello di donna che si impegna nell’accoglienza, nella cura della tavola, operosa e al servizio del suo prossimo, che vuole allietare con i suoi manicaretti. Chi meglio di lei posso invocare nel mio cammino per una diffusione della cultura della tavola e dell’ospitalità? Marta è da imitare. Lo ricorda anche Papa Francesco: sul suo esempio, si deve «far sì che, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, si viva il senso dell’accoglienza, della fraternità, perché ciascuno possa sentirsi ‘a casa’, specialmente i piccoli e i poveri quando bussano alla porta».

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La bellezza delle Strade del Vino: e ora nasce quella del Gran Monferrato

Ormai è tempo di vacanze e, se dovete ancora decidere dove andare e siete amanti del vino, c’è l’imbarazzo della scelta: le Strade del Vino in Italia sono più di 150 e sono non soltanto una splendida occasione per fare qualche bell’itinerario enogastronomico ma anche una grande opportunità per dare una mano al nostro splendido Paese, da un punto di vista economico e culturale. Già il loro cartello mette di buon umore e con la grafica la fantasia dei creativi va a nozze. C’è il cartello della Strada del Vino della Costa degli Etruschi (ovviamente in Toscana, e dove se no?), con il grappolo d’uva posto all’interno di un’anfora antica. La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino è simboleggiata da un bicchiere stilizzato nel quale il vino rosso si trasforma in montagna (o è la montagna che diventa vino rosso?). Il logo dell’itinerario in Franciacorta non potrebbe non riprodurre la F maiuscola turrita, simbolo delle bollicine che hanno reso famoso quel territorio; il cartello della Strada del Vino delle Colline Pisane ritrae la Torre di Pisa in un calice.

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Semplicità vs complessità: e voi che tipo di cucina amate?

La cucina troppo sofisticata può non piacere, ma anche la troppa semplicità a lungo andare annoia. L’essere umano attraverso la cucina rivela tutta la propria capacità creativa, differenziandosi in questo dagli animali che mangiano solo per nutrirsi. Dai tempi della preistoria, quando si accendeva il fuoco nelle grotte e si rosolava la carne sullo spiedo, arrivando fino ai nostri giorni nelle cucine super tecnologiche, noi trasformiamo il cibo inventando nuove preparazioni complesse, trovando gusto e soddisfazione nelle nostre ricette. Cuciniamo piatti prelibati, realizziamo antiche ricette di famiglia prese dai quaderni di appunti della nonna, così pieni di ricordi e suggestioni; andiamo alla ricerca di nuove idee sui libri di cucina o sui blog specializzati; mescoliamo ingredienti alla ricerca di sapori che stuzzicano l’appetito, gratificando il palato dei nostri commensali. Cuciniamo lasagne, torte salate e dolci; condiamo la pasta con sughi prelibati e facciamo le polpette con gli avanzi; realizziamo timballi, sformati e soufflé; le fettine di carne diventano involtini, le verdure a cubetti una simpatica e coloratissima ratatouille. Anche nelle ricette più semplici, utilizziamo spezie ed erbe aromatiche per insaporire i piatti.

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Il rito della grigliata: icona di una bella comunità

Ci sono tanti modi di gustare la carne: c’è chi ama la tartare, il carpaccio, insomma la carne cruda. Se invece parliamo di cottura, la carne si può cucinare alla brace, in padella, al forno, scoprendo sempre nuove tecniche, dallo spiedo dell’uomo delle caverne alle pentole fatte con materiali super tecnologici nella cucina più moderna. Oggi parliamo della grigliata: è arrivata finalmente l’estate, la stagione che amo di più, c’è tanta voglia di stare all’aria aperta e cosa c’è di più bello di un bel pranzo in giardino, cucinando sulla brace?

Non temo accuse di stereotipi di genere: ma vi siete accorti di quanto sia tipicamente maschile il barbecue? Provate a proporlo ad un gruppo di donne: anche se ottime cuoche, e persone di buon appetito, probabilmente storceranno il naso, all’idea di affumicarsi e sporcarsi di fuliggine. Opteranno per un bell’arrosto o degli involtini. Proponetelo ad un gruppo di uomini e vedrete i loro occhi che cominciano a brillare, al pensiero di mettersi in t-shirt e pantaloncini corti davanti alla griglia con un pacco di carbonella, pinze, forchettoni, salsicce e costine di maiale.  La cottura sulla brace di legna resta una passione ancestrale del genere maschile.

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I monaci hanno vinto: la sorgente non si tocca, la birra è salva

La Corte di Appello di Liegi ha dato ragione ai monaci dell’abbazia Notre-Dame de Saint-Remy, che producono la famosa birra trappista Rochefort: la sorgente, con la quale viene fatta la birra, non deve essere toccata. E’ in corso da anni una la lunga battaglia legale tra i monaci e la compagnia mineraria Lhoist, che vorrebbe deviare il corso d’acqua per aumentare la capacità di estrazione della loro cava di calce. L’abbazia si oppone, facendo valere un atto del 1833 che le concede una servitù sulla fonte: i monaci temono che i lavori influiscano sul sapore e sulla qualità dell’acqua e di conseguenza sul gusto particolare della preziosa birra.

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La fierezza di indossare un grembiule

Pratico, utile, comodo, assolutamente necessario per chi cucina. E’ il grembiule. Secondo la definizione del dizionario, è l’indumento costituito da un rettangolo (eventualmente fornito anche di una pettorina) legato attorno ai fianchi, che scende fino alle ginocchia o alle caviglie e si indossa sopra gli abiti come protezione durante il lavoro. Ma non è solo utile per evitare macchie e schizzi di sugo sul vestito: è immagine, simbolo, divisa, emblema di uno stile di vita. Con quanto orgoglio i concorrenti di MasterChef si infilano il grembiule, quando vengono ammessi alla prestigiosa cucina del talent show, e con quanta tristezza e commozione se lo tolgono quando viene comunicato loro che devono lasciare per sempre la competizione.

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