Il vino del parroco: il Ruchè

Il mio primo incontro con il Ruchè è stato in una bella enoteca di Milano, dove qualche anno fa sono entrata per comprare un paio di bottiglie di vino per mio marito, in occasione del suo compleanno.

Il titolare dell’enoteca è un signore simpatico e molto cordiale, in vena di chiacchiere e con la filosofia di trattare bene il cliente, venire incontro ai suoi gusti e alle sue richieste ma allo stesso tempo allargargli l’orizzonte, segnalandogli qualche prodotto di nicchia. Gli dico che voglio comprare un vino rosso fruttato e profumato, ho già idee abbastanza chiare sulla bottiglia da acquistare ma lui mi tira fuori il Ruchè di Castagnole Monferrato. Mi racconta la storia di quel vino, mi dice con decisione che, in base alle mie indicazioni, ha capito bene i gusti di mio marito e che l’avrebbe apprezzato sicuramente. Decido di accettare la sua proposta e non me ne sono pentita.

Ci siamo innamorati subito di quel vino e da allora lo stappiamo nelle serate un po’ speciali, o semplicemente quando abbiamo voglia di un vino buono (capita abbastanza spesso …). Siamo andati anche a fare una gita a Castagnole Monferrato per conoscere da vicino quel territorio, ed eccomi in questa foto, mentre degusto Ruchè in un’azienda vitivinicola, con sullo sfondo le vigne tinte dagli splendidi colori dell’autunno.

La storia del Ruchè è bellissima: vitigno del Monferrato, presente in quel territorio fin dal medioevo, è sempre stato un po’ trascurato, una specie di parente povero in mezzo ai filari di Barbera, Dolcetto e Grignolino.

Ma nel 1964 giunge a Castagnole Monferrato un nuovo parroco, Don Giacomo Cauda, che prende in mano con decisione la gestione anche economica della parrocchia e dell’oratorio. Fa il prete contadino, non ha paura di sporcarsi le mani e curvare la schiena nei campi, e si impegna nella vigna del Signore non solo metaforicamente. Infatti nel terreno di pertinenza della parrocchia scopre la presenza di un vitigno quasi sconosciuto, trascurato, per troppi anni ignorato.

Don Cauda è incuriosito, in fin dei conti è “quel che passa il convento” e decide di vinificarlo: il risultato è notevole. Il parroco non solo continua l’opera di produzione del Ruchè ma crede nelle straordinarie potenzialità del vitigno e incoraggia i suoi parrocchiani a fare altrettanto. D’altronde, nelle feste paesane da lui organizzate, il Ruchè non mancava mai e veniva molto apprezzato. A seguito del suo incoraggiamento, alcuni viticoltori iniziarono a impiantare le uve di Ruchè e a fare a loro volta il “vino del parroco”: si fidano di don Cauda, è contadino come loro, condivide la loro fatica e vuole condividere con loro anche il successo.

Di lì a poco quel vino si rivelerà una straordinaria opportunità per Castagnole Monferrato. Don Cauda lo definisce: «un dono di Dio; ha un corpo perfetto e un equilibrio di aromi, sapori e profumi unici. Degustato con moderazione libera lo spirito e apre la mente». A chi gli chiede come è nata la sua decisione di tentare quell’avventura di vinificazione di quel vitigno abbandonato, lui risponde: «C’è qualcuno che dall’Alto mi ha dato la spinta: è Dio che mi ha ispirato.» Ha seguito l’ispirazione divina ma con i piedi ben piantati per terra: «Io ci ho creduto perché l’ho gustato».

Oggi è un vino ricercato dagli intenditori e molto pregiato proprio perché l’area di produzione è limitatissima: in base al disciplinare del Ruchè è circoscritta ai comuni di Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi. Quel vino è una vera manna per le popolazioni di quei comuni: Don Giacomo Cauda è felice per i suoi parrocchiani: «E’ stata fatta la volontà del Signore. I frutti della terra sono serviti a portare pace e prosperità. E cresceranno ancora se gli uomini e le donne che mi hanno seguito nella vigna del Ruchè sapranno rispettare la natura come dono di Dio».

Il Ruchè ha conquistato l’appellazione di vino DOC nel 1987, poi la DOCG nel 2010. Don Cauda è morto nel 2008: sicuramente ha festeggiato la Denominazione di Origine Controllata e Garantita dal Cielo, mentre stappava una bottiglia di Ruchè per il Banchetto Celeste.

4 commenti su “Il vino del parroco: il Ruchè

  1. Alberto Vivenzio ha detto:

    …guarda la coincidenza …questa ßei a sono passato al supermercato e ho visto in offerta alcuni vini del Piemonte …tra Grignolino e Dolcetto c’era il Ruchè che non avevo mai sentito, né parlarne (e o fatto il corso da sommelier) nè assaggiato …ho deciso di prenderlo così, per scommessa …ed è vero! mantiene quello che promette, anche se è un vino comprato in un supermercato (i vini si comprano in enoteca) …ma guarda un po’ la coincidenza, il post e il vino che ho comprato questa sera …lo sto gustando meglio conoscendo la sua storia 😃😋 …grazie Admin per questa storia 😃😊🍷👏

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  2. Alberto Vivenzio ha detto:

    L’ha ribloggato su Il sito di Albertoe ha commentato:
    …guarda la coincidenza …questa ßei a sono passato al supermercato e ho visto in offerta alcuni vini del Piemonte …tra Grignolino e Dolcetto c’era il Ruchè che non avevo mai sentito, né parlarne (e o fatto il corso da sommelier) nè assaggiato …ho deciso di prenderlo così, per scommessa …ed è vero! mantiene quello che promette, anche se è un vino comprato in un supermercato (i vini si comprano in enoteca) …ma guarda un po’ la coincidenza, il post e il vino che ho comprato questa sera …lo sto gustando meglio conoscendo la sua storia 😃😋

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