La bellezza del cibo: la “Fruttivendola” di Vincenzo Campi

Oggi parliamo di cibo nell’arte. Perché la tavola è anche bellezza: l’uomo non si limita a riempire lo stomaco per la propria sopravvivenza (come fanno gli animali) ma cerca anche armonia, ordine. Anche l’occhio vuole la sua parte, per dare un senso di elevazione e gusto del bello anche nel nutrimento, che l’uomo consuma insieme ai suoi familiari e ai suoi amici, instaurando una relazione piacevole. Siamo fatti di corpo e anima, in modo indissolubile. Per questo gli artisti spesso prendono il cibo come soggetto delle loro opere: possono sbizzarrirsi con il colore, con le forme, con i chiaroscuri, rivelando la bellezza anche delle cose più apparentemente semplici. E’ il caso di un grande dipinto di Vincenzo Campi, “Fruttivendola”, datato 1580 e conservato nella Pinacoteca di Brera di Milano.

Cosa rappresenta? Una donna che offre i propri prodotti: pesche, albicocche, ciliegie, uva, fichi, pere, more, zucche, carciofi, asparagi, verze, legumi. La merce è presentata in modo molto accattivante: frutta e verdura sono esposte con senso dell’ordine, della bellezza, in ceste piccole e grandi, in vassoi eleganti e portafrutta di porcellana.

Un grande cesto contiene non solo baccelli di legumi ma anche delle bellissime rose, per indicare quanta voglia di bellezza si voglia creare in quell’esposizione, che punta non solo alla praticità ma anche a soddisfare la vista e a dare un’impressione di ordine e pulizia.

La venditrice è molto graziosa, con le gote rosee, è pettinata con cura, con un fermaglio di fiorellini tra i capelli; ha un’elegante camicetta dal grande collo plissettato e un corsetto dorato che rivelano le generose forme femminili. Sorride con garbo e un po’ di timidezza.

Regge nel grande grembiule delle belle pesche e solleva con la mano destra un grappolo di una nera, che ha preso da un grande tino, ricolmo di altri grappoli di uva bianca e nera.

Lei e la sua frutta e verdura sono in primo piano sulla scena, ma si intravede, a sinistra, una scala appoggiata ad un albero e un giovane che è salito su quella scala per raccogliere dei frutti da quei rami frondosi, mentre una donna raccoglie e mette in un cesto altri frutti che erano caduti sul prato. Dal produttore al consumatore.

Sullo sfondo, un paesaggio di colline, velate dalla nebbia: tutto il colore che il pittore vuole utilizzare è destinato alla frutta e alla verdura.

Un’ultima notazione: ho già presentato in questo blog un’opera del pittore Vincenzo Campi,  “Cristo in casa di Marta e Maria” . Fateci caso: la modella sembra la stessa, la fruttivendola e Marta si assomigliano molto.

Le donne del XXI secolo sono spesso ossessionate dalle diete, d’altronde le modelle che oggi vanno per la maggiore sono di una magrezza quasi anoressica, secondo il canone di bellezza che ci viene presentato dai media. Ma avete notato che nelle pubblicità sulle riviste femminili o sulle passerelle delle sfilate di moda queste modelle sono sempre serie e tristi? Ai tempi del Campi, la bellezza di una donna aveva ben altre forme e il pittore amava evidentemente ritrarre donne che trasmettessero un’immagine di prosperità, felicità e serenità.

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