Trevi: dove gli ulivi e l’olio sono i protagonisti

L’ulivo di Sant’Emiliano a Trevi, sulle colline dell’Umbria, gode ottima salute e porta benissimo i suoi 1.700 anni. In occasione della nostra vacanza in questa splendida Regione (ho già raccontato qualcosa di Montefalco e del suo vino, leggi qui) abbiamo colto l’occasione per andare a rendere omaggio a questa pianta mitica, straordinariamente longeva, legata alla storia del martirio del vescovo Emiliano, che dopo aver subito varie torture viene legato a questo ulivo, allora giovane, e decapitato nell’anno 304. La pianta diventa immediatamente oggetto di culto e viene curata amorevolmente, come una reliquia, e tutt’oggi è in piena attività e produce olive, nonostante la sua vecchiaia. Si erge fiera e forte in mezzo a tanti ulivi più giovani, come un anziano patriarca che trasmette tradizione e conoscenza, custode di sapienza e portatore di speranza.

Trevi è un delizioso borgo medioevale, molto ben conservato, arroccato in cima ad un colle, con bei palazzi antichi, scorci suggestivi, stradine acciottolate, una piazza centrale fulcro della vita politica, sociale ed economica del borgo, portici e archi di pietra, il tutto immerso in un mare di ulivi, perché tutte le colline circostanti sono interamente dedicate a questa coltura, da millenni.

L’olio è proprio il protagonista a Trevi, che gli ha dedicato anche un Museo della Civiltà dell’Ulivo, che celebra la cultura dell’olio extra vergine d’oliva e la tradizione secolare legata alla sua produzione con un racconto che non è solo tecnico, agrario e scientifico ma che trasmette al visitatore il profondo significato culturale della coltivazione degli ulivi e della produzione dell’olio, dedicando spazio alle simbologie religiose e ai rituali antichi. Pianta sacra fin dai tempi dell’antica Grecia, nella liturgia cristiana l’olio sacro accompagna tutta la vita spirituale, essendo “materia” fondamentale in diversi Sacramenti. Nel Museo sono inoltre esposte immagini di bellissime Madonne dell’Ulivo. Negli anni duri che seguono il crollo dell’Impero Romano saranno il radicamento profondo della cultura olivicola nella società romana e soprattutto l’influsso del Cristianesimo, con le sue peculiari esigenze liturgiche, a permettere la preservazione di questa coltura evitando la scomparsa della civiltà dell’olio. Per non parlare poi dell’antica tradizione sacrale dell’unzione dei Re … ma di questo vi ho già parlato, se volete saperne di più leggete qui.

Che fortuna abbiamo in Italia: possiamo godere di questo straordinario prodotto, così ricco di storia, di simbologia, di tradizione e per di più molto salutare. Il Museo permette davvero di farsi un quadro completo sull’olio e la sua storia.

A questo punto dobbiamo sederci a tavola a degustarlo! La ricerca di un ristorante si rivela non facile, a mezzogiorno un paio di locali che avevo inizialmente individuato sono chiusi, ma la fortuna ci assiste poiché troviamo un tavolo in un ottimo ristorante, La Taverna del Sette. Qui ci accomodiamo in un delizioso cortile, arredato con gusto e ubicato all’interno di un edificio medioevale, e possiamo degustare un bicchiere di bollicine che ci viene offerto mentre compulsiamo il menu. La carne è cucinata in un grande camino nella suggestiva sala principale. Andrea ha particolarmente apprezzato il polletto cucinato sulla brace, io invece ero incuriosita dalla zuppa di cipolle di Cannara, e ne è valsa la pena. Cannara è un piccolo borgo in provincia di Perugia, vicino a Spello, che salvaguarda questa coltivazione di grande pregio: la cipolla di Cannara è apprezzata per la sua dolcezza e la sua coltivazione ha origini antiche, considerando che le prime tracce documentali farebbero riferimento addirittura al 1500. Il suo segreto? Un territorio tendenzialmente sabbioso, con un buon drenaggio e un microclima ventilato. La cipolla di Cannara è anche presidio Slow Food. Ma quanta biodiversità abbiamo in Italia? E quanti piccoli e grandi tesori racchiude l’Umbria?

6 risposte

  1. Bello, interessante e Invitante reportage in una regione che ho sempre amato e visitato poco più che ventenne.

  2. Grazie Susanna
    per la pregevole segnalazione; Trevi e dintorni potrebbero benissimo diventare una nostra interessante e piacevole metà in terra di Umbria.
    Giuseppe e Rosi

  3. Ma quante gradevoli descrizioni e racconti che mostrano vieppiù quanto bella sia questa nostra Italia! E quanto brava sia la nostra narratrice!

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