Sagrantino di Montefalco: un vino che scaccia i diavoli

Umbria, estate 2025. Ancora una volta, si conferma vincente la nostra scelta di dedicare alcuni giorni all’esplorazione di una regione italiana, alloggiando in un casale in mezzo a campi di mais e girasoli, vigne e ulivi, nel silenzio della campagna, girovagando tra borghi e abbazie, castelli e santuari, godendo anche dell’ottima enogastronomia che in Italia non delude mai. Montefalco, “la ringhiera dell’Umbria”, è una meta molto suggestiva. Il panorama che si gode da questo splendido borgo è in effetti spettacolare, passeggiare tra i suoi vicoli vuol dire respirare l’atmosfera del Medioevo, le sue chiese sono davvero interessanti e i palazzi eleganti. Nei negozi si possono trovare i famosi tessuti di grande pregio, un fiore all’occhiello dell’artigianato umbro, e l’ottimo olio di questo territorio.

Il grande pittore fiorentino Benozzo Gozzoli ha rappresentato scene della vita di San Francesco d’Assisi in un ciclo di affreschi nell’abside della chiesa dedicata al santo: un vero capolavoro. Peccato che adesso la chiesa e il convento siano stati trasformati in un complesso museale, a seguito dell’esproprio dei beni ecclesiastici di epoca napoleonica. L’allestimento delle sale, la cura e la pulizia degli ambienti sono eccellenti, ma certamente manca quell’atmosfera di spiritualità autentica che si può godere ad Assisi e in altri borghi dove ancora i frati sono i custodi dei luoghi sacri nei quali liturgia, spiritualità ed arte si fondono indissolubilmente. Per trovare un po’ di consolazione dall’impatto asettico delle sale museali, scendiamo nelle antiche cantine dei Frati Minori Conventuali, dove è allestita una mostra che ripercorre la storia e la cultura di un grande tesoro di Montefalco: il leggendario Sagrantino. Questo vino ha una storia millenaria, come attesta addirittura Plinio il Vecchio, lo scrittore e naturalista romano del I secolo d.C. che parla dell’uva Sagrantino nei suoi scritti. Ricco di tannini, è un prodotto che ha attraversato il tempo e rappresenta davvero questo territorio, i suoi profumi, la sua spiritualità e cultura.

Il nome stesso rispecchia le profonde radici religiose di questa Regione così ricca di fede e di straordinari santi e sante: era infatti un vino “sacro” in quanto utilizzato per celebrare il sacramento dell’Eucarestia. Come vi ho già raccontato nel mio blog, ad un certo punto della nostra storia abbiamo rischiato di vedere scomparire il vino dall’Italia e dal Mediterraneo, quando a partire dal V secolo iniziano a dilagare i barbari che distruggono tutto quanto incontrano, vigne comprese. Le popolazioni che subiscono una tale situazione di devastazione e di incertezza abbandonano così la viticultura, troppo impegnativa. Pochi decenni dopo, l’invasione islamica, a partire dall’VIII secolo, provoca un ulteriore attacco al mondo del vino, a causa del divieto di produrre e consumare bevande alcoliche sancito dal Corano. In questi secoli così travagliati, potremmo dire provvidenzialmente si sviluppa il monachesimo, che ha precise esigenze sul piano liturgico, e che favorisce la ripresa della pratica cristiana: abati e vescovi hanno bisogno del vino per la celebrazione della Messa. La coltivazione delle vigne e la produzione del vino continuano così a perpetuarsi, diventando prodotto identitario del Cristianesimo.

Animati da queste considerazioni e desiderosi di degustare il Sagrantino, ci imbattiamo in una azienda vitivinicola il cui nome non può che rievocare quanto vi ho appena raccontato: Scacciadiavoli. Secondo una leggenda de XIV secolo, un esorcista scacciava il demonio dalle persone possedute utilizzando il vino locale, da cui il nome della località e dell’azienda. La visita è davvero interessante, la cantina è quasi una fortezza a più piani, dove si vinifica sfruttando la gravità, passando da un piano all’altro. Tutto intorno, vigne a perdita d’occhio. Degustiamo i loro classici, il Sagrantino DOCG, il Sagrantino passito, Il Grechetto, il Trebbiano. Qui si produce anche un pregevole spumante metodo classico. Ho molto apprezzato il passito: nei ristoranti umbri abbiamo più di una volta terminato il pasto inzuppandoci i famosi tozzetti, biscotti tipici dell’Umbria, che mi ricordano un po’ i cantuccini toscani.

Potrei annoiarvi con la descrizione degli aromi del vino, del suo rosso rubino, dei sentori di more … Ma concludo dicendo solo che ho ancora nel cuore la visita ad un borgo meraviglioso, ricco di storia e fede (anche grazie ad un personaggio straordinario, Santa Chiara da Montefalco), un luogo dove il vino non è solo una bevanda di qualità ma è qualcosa di sacro, che mi ha aiutato a scacciare i demoni della tristezza. Come dice la Sacra Scrittura “Che vita è quella di chi non ha vino? Questo fu creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura.” (Siracide 31, 27-28).

 

 

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