La birra è una bevanda con una lunga storia: nel codice di Hammurabi, una fra le più antiche raccolte di leggi scritte, risalente alla civiltà babilonese del XVIII secolo a.C., si parla di locande dove si mangia e si beve birra, e si fa riferimento alle donne che gestiscono queste attività. Gli archeologi hanno trovato ed esposto nei musei delle statuette dell’antico Egitto che ritraggono donne che preparano la birra. Fare la birra sembra essere dunque una cosa molto femminile e infatti all’inizio del romanzo “La salita dei giganti” il nonno della piccola Eugenia, che tutti in famiglia chiamano Genia, racconta la storia della donna egiziana che secondo il mito avrebbe prodotto la prima birra: dell’orzo viene abbandonato in un cestino ma si mette a piovere e quando la donna recupera due giorni dopo il suo cestino trova in esso una bevanda che assaggia e scopre essere ottima al palato. Sarà andata proprio così? Comunque sia, Genia Menabrea non è cresciuta con favole di fate e folletti o di lupi di montagna, ma con racconti di donne che fanno la birra.
Ha solo sei anni quando il padre, in occasione di una impegnativa escursione in montagna, le fa assaggiare la birra per la prima volta: sarà per lei un ricordo indelebile. La casa di famiglia a Biella è proprio sopra lo stabilimento e la bambina vive in mezzo a magazzini dove si stoccano i cereali e ad operai che lavorano manovrando macchine e caldaie per dorare l’orzo. Ben presto saprà tutto della birra, di come si produce ma soprattutto della sua storia antica, che passa anche attraverso monasteri dove si aggiunge il luppolo che favorisce la conservazione e che dona quel tipico sapore amaro alla bevanda. Gregor, il birraio, racconta alla bambina: «I monaci per diversi mesi all’anno digiunavano, questo lo sapete forse. E quindi avevano fame. Ma se non potevano mangiare, nessuno impediva loro di bere. Anzi: c’è un antico motto religioso che dice proprio così: Liquida non frangunt ieiunium, ‘i liquidi non infrangono il digiuno’. Insomma, potevano bere e nessuno specificava cosa. L’acqua sfama? No. La birra? La birra sì». (Se volete saperne di più sulla birra monastica e trappista in particolare, leggete qui).

Il romanzo di Francesco Casolo racconta la saga dei Menabrea, famiglia walser di Gressoney che da generazioni commerciava la lana ma che ad un certo punto decide di produrre la birra, una bella sfida in un Paese come l’Italia che da millenni è la patria del vino. La narrazione vede come protagonista soprattutto Genia, figlia secondogenita di Carlo e nipote di Giuseppe, il fondatore del birrificio. Il racconto è un affresco non solo della famiglia Menabrea e della sua azienda di Biella, ma anche di un’epoca di grandi cambiamenti: la Belle Époque, le invenzioni che rivoluzionano la vita quotidiana, la borghesia e le sue sfide, le Esposizioni Universali, il cinema. Sono anche gli anni di cambiamenti sociali importanti, di scioperi e sfide politiche, della nascita del turismo in montagna, con la Regina Margherita di Savoia che coinvolge a Gressoney la nobiltà, tra serate sfarzose e coraggiose ascensioni sulle vette alpine.
L’autore parte dalla storia vera e scrive un romanzo appassionato, dal bel ritmo molto coinvolgente. La cura che i Menabrea hanno messo nel realizzare la loro birra è la chiave del successo: la scelta dell’orzo, dell’acqua, del luppolo, la sapienza nel calibrare la tostatura e la fermentazione. Sono storie di persone che amano la loro famiglia, che con solidità hanno costruito il futuro dei loro cari, che hanno anche sofferto lutti e tragedie, che non si sono arresi e sono andati avanti. Genia ha quella stessa tempra, coraggio e determinazione: segue con passione il destino dell’azienda di famiglia e a chi le chiede se non si annoia in mezzo a tutti quegli uomini e a tutta quella birra, risponde: «Ho passato l’infanzia a dire che volevo diventare birraia. La birraia del Monte Rosa». I Giganti sono i monti dove lei è cresciuta ma, come lei stessa racconta ai figli, sono anche il nonno, il padre, il marito, che: «Non hanno avuto paura di quello che non conoscevano, anzi, ne sono stati attratti». Se molti millenni fa una donna ha fatto per caso la prima birra, Genia è la donna che si è posta nel solco di questi miti.
Francesco Casolo, La salita dei giganti. La saga dei Menabrea. Feltrinelli 2022.