Fortezze in California e chateaux in Cina: quando il vino rivela la sua identità europea

Se vi mettessero davanti un’immagine così e vi chiedessero dove si trova secondo voi questo castello, probabilmente rispondereste che si tratta di un maniero toscano, oppure del Ducato di Parma e Piacenza. Lo collochereste nell’Alto Medioevo per le sue possenti mura, il fossato e il ponte levatoio, magari c’è stato qualche rimaneggiamento Cinquecentesco. Nulla di tutto questo: siamo in California e il castello è stato costruito all’inizio degli anni 2000. Sì, avete letto bene. Il castello di Amorosa nasce per volere di un produttore di vino della Napa Valley, una delle regioni vinicole più importanti del Nuovo Continente, in grado di competere in qualità con i migliori vini europei.

Daryl Sattui ha lontane origini liguri, un’azienda molto quotata, che viene visitata ogni anno da oltre 400.000 amanti del vino che vogliono degustare la sua ricca produzione, ma ha un sogno: costruire un castello in stile medioevale. Mister Sattui è un grande ammiratore della cultura europea e ha voluto realizzare davvero un pezzetto dell’Europa medioevale nella sua California, costruendo il suo maniero con attenzione artistica e con l’utilizzo, laddove possibile, di pezzi originali. Niente cemento armato ma solo pietre e mattoni. Oltre 200 container di materiali e arredi antichi sono stati spediti dall’Europa per decorare gli interni: porte, lampadari, mobili, quadri, acquistati da antiquari del vecchio continente, ed addirittura mattoni provenienti da castelli diroccati in Austria. La sala grande, lunga 25 metri, con un soffitto a cassettoni, è decorata con affreschi ispirati all’Allegoria del Buon Governo di Lorenzetti, che si può ammirare nel Palazzo Pubblico di Siena.

Qualcosa di analogo è accaduto più di un secolo prima a qualche decina di migliaia di chilometri di distanza, in Cina, sconfinato Paese che per millenni è stato totalmente chiuso al vino, nonostante ci siano territori che sarebbero potenzialmente adatti alla coltivazione della vigna. La situazione cambia drasticamente alla fine dell’Ottocento: ad un certo punto anche la Cina, aumentando gli scambi commerciali e culturali col resto del mondo, manifesta curiosità per il mondo del vino e un imprenditore di successo, Zhang Bishi, nel 1892 decide di investire nella viticoltura, aiutato e consigliato dal console francese che lo mette in contatto con un famoso enologo. La sua azienda, Changyu Yantai, è tuttora florida e produce vini davvero interessanti (posso darne testimonianza, ho avuto occasione di assaggiarne uno!). Ma la cosa più significativa è che, in contemporanea con l’impianto delle vigne e la costruzione delle cantine, Zhang Bishi ha fatto costruire da architetti europei, in mezzo ai filari, anche tre castelli, che ricordano nello stile i famosi Chateaux della zona di Bordeaux e Saint-Emilion.

Qualcuno potrebbe dire che nel caso di Amorosa siamo di fronte alla classica “americanata”, una specie di Disneyland o di Las Vegas, e che i castelli cinesi sono una scopiazzatura molto kitsch, tutto sommato coerente con la politica di “copiatura” dei modelli occidentali per decenni perseguita dall’industria del gigante asiatico. Si potrebbe liquidare il tutto con un sorriso di sufficienza, ma io azzardo una riflessione che va oltre.

L’Europa è un continente che ha una sua ben precisa identità culturale. C’è chi usa l’espressione “Magna Europa” per indicare il processo di espansione degli Europei, che hanno esportato la loro cultura al di fuori dei propri confini geografici, esercitando una forte sfera di influenza sugli altri popoli dell’area “occidentale”. Il vino è sicuramente una bevanda identitaria dell’Europa e dell’area mediterranea. Era molto diffuso anche in Medio Oriente e Nord Africa ma, con l’espansione dell’islam che vieta il consumo di alcolici, la sua produzione si è concentrata quasi esclusivamente nel nostro continente, con una particolare cura dovuta anche all’importanza simbolica e liturgica che esso ha per il Cristianesimo. Come già raccontato in questo blog (leggi qui), il vino si è diffuso nel mondo proprio grazie alle grandi scoperte geografiche e ai viaggi degli Europei, con un importante contributo da parte dei missionari cattolici. Oggi chi nel mondo beve vino e addirittura si cimenta nella sua produzione non può che identificare quella bevanda con la cultura europea. Voler costruire cantine che nell’architettura ricordano, o addirittura esplicitamente imitano, gli edifici del Vecchio Continente, non può essere liquidato come una bizzarria. Perché invece non vederla come una sorta di tributo alla nostra storia e alla nostra civiltà? Quei produttori statunitensi o asiatici hanno pensato che per realizzare e custodire vini di pregio è importante un castello in stile europeo, per ospitare degustazioni raffinate ci vuole un salone di atmosfera medioevale. Un inno al vino e alle radici culturali europee, alla loro raffinatezza, bellezza, tradizione e spiritualità.

 

 

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