Astinenza alimentare cristiana e veganesimo: c’è una bella differenza

Un lettore del Corriere della Sera scrive ad Aldo Cazzullo una lettera, pare piena di improperi, perché il noto giornalista e scrittore ha avuto l’ardire di raccontare che San Francesco d’Assisi non era vegetariano. Cazzullo gli risponde gentilmente ma con fermezza, ribadendo quanto le fonti raccontano sul Santo: mangiava la carne, raccomandava ai suoi confratelli di accettare quanto ricevevano in elemosina, e se ricevevano carne, quella dovevano mangiare. Da parte mia, voglio ricordare un simpatico aneddoto raccontato dalle Fonti Francescane. Quando il Natale cade di venerdì, i frati sono in grande dubbio: prevale il venerdì, quindi si fa astinenza dalle carni e si pratica la moderazione a tavola, o prevale la festa che si celebra anche con la gioia e la letizia di un bel pranzo abbondante? San Francesco risponde al frate che lo interpella: “Tu pecchi, fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino la carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all’esterno”.

Il Santo di Assisi non è il solo ad essere stato tirato per la giacchetta (o meglio per il saio) da vegetariani e vegani: certi gruppi animalisti sostengono che anche San Francesco da Paola fosse vegano. A parte il fatto che si utilizzano terminologie e sensibilità a noi contemporanee che sono assolutamente  lontane dalla cultura dei secoli passati, bisogna notare che i paladini di queste ideologie alimentari dimenticano il vero motivo per il quale ancora oggi molti religiosi scelgono di astenersi dalla carne: non lo fanno per rispetto verso le creature, ma in vista di un bene superiore, per fare penitenza, per offrire sacrificio per i peccatori, per allenare la virtù della fortezza, distaccarsi dai beni materiali, elevare lo spirito a Dio.

Eppure, dicevamo, san Francesco da Paola è stato arruolato con decisione sotto il vessillo del veganesimo. Entrano in campo allora i Minimi e le Minime, famiglie religiose che si pongono nel solco del grande Santo calabrese. Ecco cosa leggiamo sul loro sito ufficiale: «Da Minime, figlie di san Francesco, ci sentiamo in dovere di chiarire la questione, offrendo ai nostri lettori le spiegazioni reali per cui non è sostenibile un tale accostamento che, tra l’altro, sminuisce, se non azzera, il valore spirituale della scelta di san Francesco di impostare in un certo modo il regime alimentare della sua famiglia religiosa.» Questi religiosi, tra l’altro, si astengono dalla carne ma non dal pesce, e apprezzano il miele, insomma nulla a che vedere con le scelte vegane. Viene poi ricordato l’aneddoto di quando, essendo arrivato un ospite di riguardo al convento e non avendo nulla da offrire, san Francesco da Paola inviò alcuni confratelli al mare per pescare qualcosa da poter cucinare e, nonostante la burrasca, ci fu miracolosamente una gran pesca di pesci. Commentano le religiose: «Se san Francesco fosse stato anti-specista e vegano, avrebbe offerto una bella insalata e non del pesce fresco appena pescato (tra l’altro miracolosamente). Ma, il punto nevralgico della questione sta nelle motivazioni che spinsero san Francesco, e di conseguenza i Minimi, ad astenersi da tali cibi e le motivazioni dei vegani. Si sta davvero banalizzando la figura del Santo Paolano e il suo carisma quaresimale, rendendolo orizzontale, a detrimento della sua primordiale dimensione verticale, e questo è un grave torto che si fa a lui ma è anche un grave danno per l’Ordine.»

Insomma, ognuno può avere le proprie sensibilità ed è giusto rispettarle. Ma rovesciare la storia, forzare le vite dei Santi, travisare la realtà per portare acqua al mulino delle proprie convinzioni non è corretto, anzi è proprio contrario alla verità dei fatti. Giusto quindi fare chiarezza, per rispetto verso questi giganti della fede e per non svilire il grande valore spirituale e ascetico delle astinenze e dei digiuni della fede cattolica.

 

 

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