Il latte fresco: natura o cultura?

Il gesto è naturale e per molti quasi quotidiano: si apre il frigorifero, si prende il latte e si fa colazione. C’è chi ci inzuppa i biscotti, chi lo prende con i cereali. Semplice, no? Eppure, fino a non molti decenni fa il latte era un prodotto difficile da gestire per ragioni di ordine igienico e per la mancanza dei frigoriferi. Per questo si è diffusa così tanto la lavorazione del formaggio, che consente di non sprecare tutto quel ben di Dio che ci arriva dagli animali da allevamento. Molti monasteri sono stati luoghi chiave per questa produzione tanto che lo scrittore Léo Moulin si chiede: «Sarebbe possibile citare qualche formaggio di pregio che non sia monastico nelle sue lontane origini?». Il Grana Padano ad esempio nasce nell’abbazia di Chiaravalle Milanese. Può darsi che Moulin si sia fatto prendere un po’ troppo dall’entusiasmo, ma in effetti la cultura monastica ha favorito in modo decisivo la diffusione di questo alimento, essendo un cibo “di magro”, quindi adatto ai giorni di astinenza dalle carni.

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