La vigna di Leonardo da Vinci

Milano è una città piena di sorprese, i turisti si concentrano normalmente  sul Duomo e Sant’Ambrogio, sulla Pinacoteca di Brera e il Cenacolo, ma ci sono piccoli angoli nascosti che celano dei tesori pieni di fascino, testimoni di vicende storiche interessanti, che sfuggono al passante frettoloso. Lo sapevate per esempio che in pieno centro, davanti alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, c’è una casa storica rinascimentale, appartenuta alla famiglia degli Atellani, che racchiude un elegante giardino dove si trova nientemeno che la vigna di Leonardo da Vinci? Il quartiere è proprio quello dove il grande artista ha lasciato la traccia più prestigiosa della sua presenza milanese, L’Ultima Cena del refettorio domenicano.

Vi racconto questa storia affascinante. Continua a leggere

Una serata di generosità, cultura, amicizia … e ottimo vino!

Tempo fa ho partecipato all’organizzazione di una serata che aveva lo scopo di raccogliere fondi per una associazione. L’obiettivo posso dire che è stato raggiunto, ma aveva proprio ragione san Francesco d’Assisi quando nella sua famosa Preghiera semplice diceva: “E’ dando che si riceve”. Perché i partecipanti sono stati generosi ma hanno ricevuto a loro volta dei doni: una bella cena, ottimo vino, piacevole compagnia e hanno anche imparato tante cose interessanti sulla storia e sulla cultura del vino.  Vi racconto come è andata. Continua a leggere

La Cena del Giovedì Santo: ultima di una lunga serie

All’avvicinarsi del Triduo Pasquale, che comincia con il ricordo dell’Ultima Cena, durante la quale Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucarestia, ricordiamo alcuni dei tanti episodi che vedono Gesù commensale: e sono proprio tanti. I suoi nemici lo giudicavano “un mangione e un beone” per denigrarlo, dopo avere considerato un matto Giovanni il Battista che digiunava nel deserto. Insomma: se si vuole parlare male di qualcuno, ci si inventa sempre qualcosa, magari esasperando alcuni aspetti del suo modo di vivere. Se dicevano così, vuol dire che Gesù a tavola ci stava volentieri; non certo per gozzovigliare, per darsi al vizio della gola, ma perché sapeva che a tavola si entra in sintonia più facilmente con le persone, si parla piacevolmente, si raggiunge un’intimità e una confidenza che difficilmente si ottengono in altri contesti. Continua a leggere