Quando la famiglia accendeva il fuoco

Se consultiamo un dizionario della lingua italiana, alla parola “fuoco” troviamo, tra le varie definizioni, anche quella di “nucleo familiare”. Non solo per una suggestiva metafora, ma perché negli antichi censimenti si contavano i comignoli: il camino era necessario per il riscaldamento e per cucinare, non mancava mai nelle abitazioni e nel contare la popolazione si calcolava che ad ogni camino corrispondesse una comunità di circa 4-6 persone.

Il fuoco era insomma sinonimo di famiglia. Intorno a quel camino c’era tutta la vita familiare: ci si scaldava, si cucinava, si recitava il rosario, si parlava, si ascoltavano le storie dei nonni, si raccontavano le fiabe ai bambini. C’era il passato, il presente e la speranza del futuro. Bisognava alimentare quel fuoco, era un’incombenza importante. Quando poi un figlio si sposava, prendeva un tizzone acceso dal focolare della propria famiglia e con esso accendeva il camino della sua nuova casa: un passaggio di testimone importante e denso di significato. Continua a leggere

Crudo o cotto? Cottura e cultura

No, non sto parlando della scelta del prosciutto al banco del salumiere, ma dei cibi cotti o crudi. E’ arrivata l’estate e con lei è arrivata la voglia di cibi freschi e leggeri: insalate, frutta fresca, ma anche carpacci di carne e pesce. Oggi è di gran moda mettere nei piatti le tartare di tonno o di manzo, e anche senza scomodare la cucina giapponese la tradizione culinaria italiana ha nel suo bagaglio la battuta di fassona piemontese e i carpacci di pesce marinato. Continua a leggere

Plinio Corrêa de Oliveira e la bellezza degli ambienti

plinioScopro di avere alcuni followers anche oltreoceano. Uno di loro mi scrive un simpatico messaggio: è un brasiliano, che ora vive negli USA, che ha collaborato per 30 anni con Plinio Corrêa de Oliveira (1908 – 1995), il pensatore, giornalista, scrittore e uomo politico brasiliano,  autore di studi di carattere storico e sociologico. Mi racconta che Plinio Corrêa de Oliveira mangiava tutte le domeniche in un ristorante italiano di San Paolo, il Ca’ d’Oro, dove si può gustare il risotto allo zafferano e il bollito misto alla piemontese, e mi conferma quanto già avevo intuito: che questo grande maestro apprezzava molto la cultura della tavola, non solo buona ma anche bella e curata. Continua a leggere