La tavola è donna

Tavolo o tavola? Leggo sul dizionario della lingua italiana: «Tavolo: Mobile formato da un piano di legno o di altro materiale, sostenuto perlopiù da quattro gambe, che serve per vari usi (è preferito a tavola quando sono espressi gli usi specifici e se non si tratta delle tavole da pranzo).» Quando ci si riferisce alla mensa apparecchiata, si usa quindi il termine al femminile. “A tavola” gridano le mamme e le nonne quando il pranzo è pronto. Se gridassero: “Al tavolo” i familiari resterebbero sbigottiti. Si parla del tavolo da lavoro, da disegno, del tavolo delle trattative, di quello operatorio. Ma in tema di convivialità, la tavola è donna. Così come sono femminili le divinità pagane del raccolto, dell’agricoltura, della terra. La cucina è donna, forse perché è così legata al tema della vita e chi più delle donne ha in mano i segreti della vita?

Ma come sono fatte queste tavole? Sono le tavole di legno delle case contadine, sulle quali si fa la pasta e il pane e poi vengono pulite, si stende la tovaglia e si apparecchia, mentre i ciocchi scoppiettano nel camino. Nei castelli dei secoli passati non c’era sala da pranzo così come la intendiamo noi oggi: per apparecchiare si utilizzavano assi di legno montate su cavalletti, che a seconda delle diverse circostanze venivano poste nelle sale piccole o grandi in base al numero dei commensali, nei salottini privati, nelle anticamere, nei saloni delle feste, nei giardini fioriti quando arrivava la bella stagione. In inverno si usavano le stanze rivolte a sud, più calde anche grazie ai grandi camini; quelle più fresche erano le preferite in estate. Il padrone di casa mangiava con la moglie e i figli ma se arrivavano visite i camerieri correvano con le tavole e i cavalletti e apparecchiavano per banchetti ai quali partecipavano decine, a volte centinaia di persone. Le splendide tovaglie lunghe fino a terra coprivano il legno grezzo.

In fondo è quello che facciamo anche noi: la tavola da pranzo è a misura di famiglia ma con la possibilità di utilizzare prolunghe che permettono, quando i commensali sono molti, di apparecchiare anche per gli amici o i parenti. Spesso la famiglia consuma i pasti in cucina, è più pratico e anche intimo. Ma se ci sono ospiti si mangia in sala, un locale della casa che probabilmente abbiamo arredato con cura ed eleganza. In questo caso, il pranzo o la cena assumono un sapore particolare, una cura dei dettagli che rivela l’importanza del rito che si compie su quell’altare domestico. Può essere una tavola rettangolare e i posti rivelano una gerarchia: chi sta a capotavola ha un ruolo importante e chi sta alla sua destra si sente onorato di tanta attenzione. Se la tavola è rotonda, come ben sapeva Re Artù, le differenze sono annullate.

Con la crisi antropologica, tutto cambia. La società “coriandolare”, individualista e in crisi familiare, non ha il problema di come ingegnarsi per apparecchiare tavole per commensali, amici, ospiti attesi o improvvisati. Non ci sono più camerieri che corrono per montare cavalletti e stendere tovaglie di fiandra, mamme che si precipitano in cantina a prendere le prolunghe perché sono arrivati gli amici o gli zii. Gli spazi degli appartamenti non sono più così distinti, trionfano i loft dove basta che ci sia un frigorifero e un microonde. Si mangia sul divano, guardando una serie TV. C’è chi è terrorizzato alla sola idea di avere ospiti a cena. C’è ancora chi ha voglia di amicizia e apre volentieri le porte della sua casa ma ordina qualcosa online mentre gli amici si accomodano sul tappeto, come si vede in alcuni spot pubblicitari.

Ma c’è chi resiste. Eccome se resiste. Apparecchiare la tavola con gusto e senso della bellezza è un atto di resistenza culturale, strumento di ricostruzione della società. E quando questo avviene, mi azzardo a dire che è soprattutto grazie alle donne. La tavola è luogo di amicizia, di conversazione, di unità. Forse per questo è al femminile: chi più delle donne sa costruire relazione, sa praticare l’empatia? Come afferma lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari (che ringrazio per la galanteria): «Le tavole intorno a cui ci si incontra per condividere il cibo sono troppo importanti per declinarle al maschile».

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