La cuoca del Presidente

Sempre più spesso il cinema si infila in cucina per raccontare storie di passioni, di amicizie, di sfide e di difficili relazioni interpersonali: la tavola è specchio della vita e rivela molto dell’animo umano. Questo film francese è ispirato alla storia vera della cuoca di Mitterand. La vicenda parte dal Périgord, regione della Francia dove personalmente ho lasciato un pezzetto del mio cuore, nota per la sua ottima gastronomia: Hortence è una cuoca rinomata che gestisce un agriturismo, nel quale tiene anche corsi di cucina. Con sua grande sorpresa viene chiamata a lavorare per la cucina personale del Presidente della Repubblica. Donna dal carattere forte e deciso, poco incline ai compromessi, si scontra ben presto con le regole del palazzo del potere e con i colleghi della cucina centrale dell’Eliseo, tra rivalità e atteggiamenti di vero e proprio ostruzionismo.

Il Presidente racconta ad Hortence quali sono i suoi gusti a tavola e manifesta il desiderio di mangiare piatti che gli ricordino i pasti familiari, i sapori genuini e tradizionali, che gli facciano tornare alla memoria i pranzi della nonna. Ma tra protocolli rigidi, menu da sottoporre alla segreteria, fornitori che non la soddisfano, medici che impongono al Presidente una dieta senza grassi e salse elaborate, la vita per la cuoca non sarà facile. Troppi ostacoli e troppe regole bloccano la sua creatività e le impediscono di lavorare come vorrebbe: viene duramente redarguita quando si fa mandare da suo zio un cesto di funghi del Périgord.

Nel film si alternano le scene della vita a Parigi e quelle in una base in Antartico, nella cui cucina Hortence ha accettato di lavorare per un breve periodo per lasciarsi alle spalle l’esperienza troppo stressante dell’Eliseo e ritrovare nel silenzio di quel luogo così estremo nuove energie psicologiche. Anche in questa mensa non rinuncia a cucinare con stile e classe. Non parla volentieri con nessuno dell’esperienza parigina, che evidentemente le ha lasciato molta amarezza.

Se da un lato stupisce l’insofferenza di Hortence per l’intransigenza della vita a palazzo (pensava di gestire la cucina dell’Eliseo come quella del suo agriturismo? Di relazionarsi con il Presidente come con qualsiasi altro cliente?), dall’altro emerge la passione per un mestiere che svolge con tanta attenzione ai gusti del commensale, col desiderio di farlo felice. Non c’è differenza per lei se in tavola siede il Presidente o il lavoratore di una base antartica: lei cucina con estro e maestria quello che piace all’ospite. Ha bisogno di muoversi con la massima libertà per dare sfogo al suo talento e alla sua creatività. In conclusione, l’importante nella vita è trovare il contesto giusto dove poter mettere a frutto le proprie capacità.

Tutti bravi gli attori, belli i dialoghi tra la cuoca e il Presidente, ricchi di riferimenti antropologici e culturali. E una battuta di Hortence, che cita Montesquieu, vale tutto il film: «Una salute conservata con una dieta troppo severa è una noiosa malattia».

La cuoca del Presidente, Francia 2012, con Catherine Frot e Jean D’Ormesson.

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