25 aprile, San Marco: “risi e bisi” per il Doge

Il 25 aprile, San Marco, è festa grande soprattutto a Venezia e ogni festa che si rispetti ha le sue ricette tipiche. Ai tempi della Serenissima un piatto di “risi e bisi” veniva offerto al Doge per festeggiare il Santo patrono: il riso era simbolo della potenza commerciale della città e i pisellini novelli erano segno del risveglio della primavera. “Risi e bisi” è uno dei piatti più conosciuti della gastronomia veneta ma c’è dentro anche un poco della mia Istria, perché i piselli utilizzati per la realizzazione della ricetta venivano spesso donati al Doge dagli Istriani, abili coltivatori di quella primizia.

La storia del riso è lunga quanto il mondo e la sua culla è certamente l’Asia. Dall’Estremo Oriente il riso intraprende la sua diffusione verso Occidente, approdando in Mesopotamia e poi in Grecia, dalla quale arriva in Italia nel I secolo d. C.  Bisognerà aspettare molto tempo prima di avere una produzione significativa di riso italiano, per la difficoltà della coltivazione e per il rischio di malaria. A Venezia però il riso non manca mai: la città costruisce la sua potenza sugli scambi commerciali soprattutto con l’Oriente e in laguna arrivano merci di ogni tipo, tra le quali appunto il riso.  Ecco perché “risi e bisi” non è un piatto povero, come potremmo pensare oggi, al contrario è un piatto nobile, degno della tavola del Doge. E’ considerato a metà tra un risotto e una minestra, perché non deve essere né troppo asciutto né troppo brodoso.

Buon San Marco e buon appetito a tutti!

Un commento su “25 aprile, San Marco: “risi e bisi” per il Doge

  1. […] In Asia ogni cerimonia religiosa, ogni ricorrenza familiare, evento sociale o politico vede il riso protagonista sulle tavole, nei racconti, nelle leggende e nelle tradizioni. Come accade da noi con il pane e il vino. Coltivato fin dalla preistoria, il riso intraprende solo dopo millenni il suo cammino verso Occidente, approdando dapprima in Mesopotamia per giungere poi in Europa solo nel I secolo dopo Cristo. Per secoli i mercanti lo importano ma sarà poco utilizzato perché molto costoso mentre i tentativi di coltivarlo non danno buoni risultati. E’ un alimento usato nella farmacopea, per le sue proprietà benefiche, ed è presente solo sulle tavole dei nobili (ve ne ho già parlato a proposito dei “risi e bisi”, leggete qui). […]

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