Ma chi è quel genio che ha inventato i maccheroni?

Conosciamo il nome di chi ha inventato la pila elettrica e la radio, ma non sappiamo il nome di chi ha inventato gli gnocchi e di chi per primo ha impastato i maccheroni. Eppure meriterebbero un monumento. La pasta è un piatto appetitoso, è buona e nutriente anche condita con un poco di olio o di burro, ma può essere associata praticamente a tutti gli altri cibi: verdure, legumi, carne, pesce. Rivalutata anche dai nutrizionisti, nel contesto di un regime alimentare equilibrato, è una pietanza che può essere anche molto raffinata: i grandi chef si sbizzarriscono in ricette di gran classe. La pasta insomma è versatile e creativa, regina soprattutto della cucina italiana, della quale è un simbolo in tutto il mondo.

Ma chi ha inventato la pastasciutta? Dobbiamo fare un salto all’indietro e tornare alla preistoria: la farina viene impastata con l’acqua e il risultato viene cotto sulla pietra rovente, diventando così un alimento gustoso e digeribile. Possiamo considerarla la prima piadina ed è molto probabile che questo sia accaduto in ogni parte del mondo, se pensiamo a quanto siano simili la piadina romagnola e le tortillas messicane, che però sono fatte con la farina di mais.

Poi è arrivato un cuoco creativo che prende quei dischi di pasta arrostita, li fa a pezzi e li butta nella pentola dove cuociono legumi, carni o verdure: ecco le prime zuppe. Oppure li cuoce nell’acqua e poi li mette a strati in una grande ciotola con vari tipi di condimenti. Ne parla Apicio, che nel I secolo d. C. ha scritto un libro, De re coquinaria, nel quale dedica un intero capitolo a questi timballi. Orazio descrive il piacere di tornarsene a casa e mangiare un piatto di porri, ceci e lagano, che sono delle strisce di pasta. Un piatto che può essere considerato un antenato della lasagna o della tagliatella? Nel sud Italia si usa ancora il termine laganelli per designare le tagliatelle.

Qualcuno poi scopre che si può anche evitare di fare la fatica di stendere la pasta sottile, ma quello stesso impasto può essere semplicemente fatto a palline e buttato nell’acqua. Nascono gli gnocchi (ovviamente non di patate, per quelli dobbiamo aspettare Cristoforo Colombo). Qualcuno di più creativo prende le palline di pasta, ne ricava dei bastoncini e via alla creatività: strangolapreti, garganelli, trofie, orecchiette, ecc. Forme diverse che possono essere arrotolate su un filetto, un bastoncino. Ecco il maccherone. Non il maccherone di pasta secca, stiamo sempre parlando di pasta fresca. Io ho mangiato i maccheroni freschi calabresi preparati a mano dalla mamma di un amico, e vi assicuro che sono davvero una meraviglia.

Il maccherone ha un successo strepitoso e diventa un piatto simbolico. Il nome viene dal latino “maccare” che significa schiacciare (pensiamo alla parola ammaccare). In un documento del 1041 troviamo la parola maccherone, ma non è un libro di cucina: nel testo si parla di un tizio sempliciotto e viene definito un maccherone. Pensiamo al latino maccheronico, quello cioè intriso di parole italiane; oppure alla poesia maccheronica, un vero e proprio genere letterario, apparentemente popolare ma in realtà molto ricercato. Un po’ come un piatto di maccheroni, cibo povero ma squisito.

Ma dopo il genio che ha inventato gnocchi e maccheroni, chi sarà il primo che ha fatto i ravioli? Pensiamo al cuoco o alla cuoca che ha sul tavolo della sua cucina le strisce di pasta, il ragù di carne o un pasticcio di verdure e invece di mescolare quegli ingredienti tra loro decide di fare un dischetto di pasta, riempirlo con il ripieno, sigillarlo e lessarlo nell’acqua. Una trovata molto gourmet, che ha un grande successo e dà il via ad una ricca tradizione regionale. Ma attenzione al nome, per non scatenare crisi diplomatiche. L’enorme varietà di formati e ripieni ha dato infatti origine a mille varianti: tortellini, cappelletti, ravioli, agnolotti, anolini, ecc. Diversi nella forma e nel ripieno e guai a chiamarli col nome sbagliato.

E a complicare la situazione, ricordiamo che un tempo il tortello era l’involucro di pasta, il raviolo era il ripieno (d’altronde il nome tortelli viene da torta). Tanto è vero che si può mangiare solo il ripieno: nei ristoranti toscani servono ancora oggi i ravioli “gnudi”, che a noi profani sembrano delle polpettine cotte nel sugo. E’ bello questo retaggio di antica terminologia: anche nel libro dell’Artusi leggiamo che il raviolo nei secoli passati poteva essere con la sfoglia o senza sfoglia.

E’ vero che in tutto il mondo si impasta la farina con l’acqua, ma ammettiamo che in Italia questa pratica ha dato vita a ricette particolarmente ricche e fantasiose, a quella che mi permetto di definire una vera arte culinaria.

Finora mi sono limitata a parlare della pasta fresca. Ma allora quando arriva la pasta secca? Un poco di pazienza. Ne parlerò in un altro post.

Un commento su “Ma chi è quel genio che ha inventato i maccheroni?

  1. […] un post precedente (leggi qui) vi ho raccontato qualcosa a proposito della pasta fresca, delle sue origini e delle sue mille […]

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...