L’Abbazia di Novacella, la vigna e i falò: la qualità di una viticoltura eroica

Immagini affascinanti: l’oscurità della notte è spezzata dai falò tra le vigne. Le geometrie perfette dei filari e le luci dei fuochi creano un effetto davvero suggestivo, suscitando meraviglia per tanta bellezza, ma per chi ha la responsabilità delle vigne la notte è stata di grande apprensione. Siamo nei vigneti dell’Abbazia di Novacella, vicino a Bressanone (Bolzano), all’inizio di aprile del 2021; dopo un mese di marzo complessivamente mite, con un clima che ha favorito il risveglio precoce della natura, in aprile improvvisamente la temperatura va sottozero e l’improvvisa gelata notturna minaccia il raccolto.

Nel 2017, in una circostanza analoga, il gelo ha distrutto gran parte delle vigne ma i vignaioli stavolta non si sono fatti prendere alla sprovvista: è stata per loro una notte faticosa, al freddo e all’oscurità, ad accendere, alimentare e   controllare i fuochi per scaldare le piante, ma sono vignaioli abituati alla viticoltura eroica. Solo al sorgere del sole, quando la temperatura finalmente è risalita sopra lo 0°, i fuochi sono stati spenti. Tanta fatica, ma con il sollievo di avere salvato la produzione vinicola di quest’anno.

Durante la mia vacanza estiva in Alto Adige, in Valle Aurina, ho avuto un paio di occasioni per gustare nuovamente i vini di Novacella, che già avevo apprezzato anni fa visitando l’Abbazia: sono di grande qualità e fa sempre piacere mettere in tavola un’eccellenza monastica. La cantina dell’Abbazia è annoverata tra le più antiche aziende vinicole del mondo ancora attive: già all’epoca della sua fondazione, che risale al 1142, fu dotata di masi e poderi che comprendevano anche delle vigne. Attraverso generose donazioni l’Abbazia ha accumulato nel tempo considerevoli possedimenti coltivati a vigneti, da cui è ancora circondata, dal fondo valle che si trova a 600 metri sul livello del mare, fino a ripidi pendii che arrivano ai 900 metri, guardando i quali si può intuire la fatica della viticoltura che, non a caso, è definita eroica.

Il principio che è alla base della produzione e: “meglio poco ma buono”, ed è chiaro allora perché i vini dell’Abbazia di Novacella si distinguono per la grande qualità. Tutta la produzione è degna di nota, ma sono soprattutto i vini della linea chiamata Praepositus che entusiasmano gli intenditori: tra tutti gli appezzamenti di terreno di proprietà dell’Abbazia, nel corso dei secoli ne sono stati individuati alcuni che per la composizione del terreno, l’esposizione climatica, l’età delle piante (tutte quelle caratteristiche, insomma, che determinano il valore di un terroir) permettono una produzione di vini di grande pregio, destinati all’invecchiamento. Praepositus in latino significa Abate. La tavola dell’Abate è quella dove si siedono gli ospiti di riguardo giunti in monastero: re, principi, cardinali e anche Papi da secoli si sono sempre sentiti onorati di pranzare in refettorio accanto all’Abate. Ma non è necessario appartenere ai più alti ranghi sociali per condividere il pasto con l’Abate: è sufficiente che l’Abate chieda al viandante di sedersi al suo fianco e di conversare con lui sui motivi del suo peregrinare e del suo arrivo in Abbazia, memore del fatto che l’ospite in monastero è figura di Cristo stesso. Dare quel nome ai vini top dell’Abbazia evoca quindi giustamente tavole importanti.

All’Abbazia di Novacella i Padri Agostiniani si dedicano alla preghiera, alla solenne liturgia comunitaria, alla cultura, all’educazione e alla formazione. E’ il più grande complesso abbaziale del Tirolo ed è situata al centro di un crocevia che ha sempre permesso vivaci scambi culturali. Già dagli albori della sua fondazione Novacella apre le sue porte ai fanciulli della regione, per dare loro l’opportunità di una istruzione di qualità. Il suo impegno per la scienza e per la cultura è testimoniato dalla ricca e preziosa biblioteca e dai documenti conservati nell’archivio. Ancora oggi a Novacella arrivano studiosi per consultare i volumi della Biblioteca, studiare e confrontarsi sulle tante sfide spirituali e culturali del nostro tempo. Sulla scia della secolare storia del monachesimo, l’Abbazia è luogo di pace e spiritualità ma anche di profonda cultura, scienza e formazione.

Non manca, come abbiamo visto, un forte legame con la terra, con la trasformazione del territorio agricolo, occasione di progresso economico nel rispetto della natura. Non solo vini: dalle vinacce, dalle mele e dalle erbe di Novacella si ricavano altre numerose specialità. Nel negozio dell’abbazia si possono acquistare succo di mela, miele, grappe, tisane, oli essenziali e persino uno shampoo e un bagno schiuma.

Brindiamo alla storia gloriosa di questa abbazia, con la gioia di sapere che esistono e sono ancora floridi questi luoghi di intensa spiritualità e che sulle nostre tavole possiamo godere dei loro prodotti di qualità.


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