Quattro film che parlano di vino e delle radici di famiglia

Mi è capitato di recente di vedere alcuni film nei quali i protagonisti, persone stressate, deluse dalla carriera nella quale avevano riposto molte aspettative, in crisi perché hanno perso il senso della vita, ritornano nei luoghi della loro infanzia e recuperano la serenità perduta. Attraverso i ricordi dei loro nonni o del padre, tornano a galla le cose importanti, i veri valori che danno gioia e solidità. Si tratta di film ambientati in Italia o in Francia e il vino, la buona tavola e la bellezza della vita di campagna sono un filo conduttore delle vicende. Quando si tratta di produzioni inglesi o americane, fa piacere scoprire che nell’immaginario anglosassone noi e i nostri cugini d’Oltralpe siamo i fortunati detentori di luoghi paradisiaci, non solo grazie ai magnifici panorami ma anche grazie ai valori umani che si respirano quando si è immersi in quella cultura.

Viviamo purtroppo in un contesto socioculturale nel quale sovente la famiglia è messa in stato di accusa, considerata un’istituzione arcaica che limita la nostra libertà impedendoci di vivere secondo i nostri desideri. Nonostante questo, dalle sceneggiature di questi film emergono come leitmotiv l’importanza delle proprie radici e della solidità dei rapporti familiari ed il grande valore degli insegnamenti ricevuti dai genitori e dai nonni. Da queste vicende emerge con chiarezza una civiltà contadina portatrice di una sapienza esistenziale; il vino e i suoi tempi di maturazione diventano metafora della vita; l’importanza di fare squadra con chi ci è accanto aiuta a mettere da parte i nostri egoismi; in certi contesti rurali, nei luoghi della nostra infanzia, stando accanto ai nostri familiari, è più facile comprendere quali sono le priorità della vita, quale è il nostro posto nel mondo.

Ho già parlato in questo blog del film Un’ottima annata: il protagonista Max, interpretato da Russel Crowe, alla notizia della morte dello zio Harry, che non vedeva da anni, parte alla volta della Francia per occuparsi dell’eredità. La sua idea è quella di vendere la splendida tenuta in Provenza e ritornare al più presto allo sfrenato mondo dell’alta finanza. Ma le atmosfere della sua infanzia lo inebriano e Max prende a poco a poco consapevolezza dell’importanza che ha avuto per lui lo zio Harry, uno straordinario educatore che nell’atmosfera spensierata delle vacanze gli ha trasmesso valori e saggezza. La Provenza, la vigna, la casa con tutti i suoi ricordi a poco a poco scioglieranno il cuore indurito del broker: la vita della City di Londra diventa ai suoi occhi arida e senza senso. I lavori della vigna e della vinificazione diventano una metafora della vita, perché, come dice Harry, «Ogni volta che trovi qualcosa di buono, devi averne cura e devi aspettare che cresca.»

In vino veritas è un film canadese che ripropone questi temi ambientando la vicenda in Basilicata, ad Acerenza: Mark ha origini italiane ma da bambino è emigrato in Canada, dove ha fatto una bella carriera. Dopo un fallimento lavorativo molla tutto e torna nei luoghi della sua infanzia. Decide di riportare agli antichi splendori la proprietà e l’azienda vinicola coinvolgendo alcuni abitanti del paese, che volentieri gli danno una mano nella produzione di Aglianico del Vulture. Mark recupera inaspettatamente anche il rapporto con la figlia, dalla quale si era allontanato: grazie al suo nuovo approccio verso la vita, riesce ad instaurare nuovamente un dialogo fruttuoso con tutti. Sono i ricordi delle parole sagge del nonno, che ha avuto un ruolo decisivo nella sua educazione, a dare ispirazione al suo progetto.

La Val d’Orcia e i suoi filari sono invece la location del film inglese Made in Italy, una commedia che narra la storia dell’artista londinese Robert (interpretato dal sempre bravissimo Liam Neeson) che torna in Italia con il figlio Jack per vendere la casa che hanno ereditato dalla defunta moglie e madre. La villa, un tempo bellissima, è da anni in uno stato di completo abbandono. Per poterla vendere, bisogna prima dare una sistemata e padre e figlio sono così costretti a vivere sotto lo stesso tetto, in una convivenza forzata dopo anni di lontananza. A poco a poco, tra incomprensioni e tentativi di dialogo, il passato viene dolorosamente a galla e nodi irrisolti si sciolgono. Il paesaggio idilliaco, la pace e il silenzio del luogo, il ricordo della felicità perduta ma che si potrebbe recuperare, tutto diventa occasione per ritrovarsi, chiarirsi e mettere le basi per un futuro più solido e felice. L’Italia è presentata bene non solo per le bellissime immagini dei tramonti sulle colline, le vigne e i cipressi; anche la cucina italiana ha un ruolo importante, per la sua bontà ma soprattutto per la cultura della convivialità come occasione di generosa accoglienza dell’ospite.

Nel film francese Ritorno in Borgogna i paesaggi sono splendidi e ho apprezzato molto le lunghe inquadrature sullo scorrere delle stagioni, sulle fasi della vinificazione, sulla vendemmia e i suoi riti comunitari. Protagonisti sono tre fratelli: Jean ha lasciato la famiglia dieci anni prima per girare il mondo e torna a casa quando viene a sapere che il padre sta per morire. La sorella Juliette tiene in piedi con fatica l’azienda vitivinicola di famiglia e il fratello minore Jérémie stenta a decollare nella vita, schiacciato da suoceri invadenti che vogliono dirigere la sua esistenza. Jean diventa il figliol prodigo che non solo torna a casa ma aiuta la sorella e il fratello a trovare il loro posto nella vita: sono proprio questi giovani, insieme, tra tante difficoltà, a raccogliere il testimone di una tradizione solida e ricca di significato. La famiglia è al centro della narrazione: c’è il rapporto con il padre, fantasma sempre presente nel bene e nel male, e ci sono le mogli e i figli dei protagonisti. Si fanno i conti con il passato e si costruisce il futuro, con i piedi ben piantati nel presente: la natura, la sua bellezza e i suoi cicli vitali hanno ampio spazio nella narrazione e non a caso sarà proprio l’amore per la terra e i suoi frutti a dare ai ragazzi la spinta per trovare la propria vocazione.

Tra una vendemmia e una degustazione, in tutte queste opere cinematografiche c’è un fil rouge: quello dell’importanza della figura paterna. C’è sempre un padre, un nonno, uno zio, un mentore che nel corso dell’infanzia ci ha trasmesso valori, principi, uno stile di vita. Ci sono testimonianze che non si dimenticano, radici che non si possono e non si devono estirpare, perché sono loro a permetterci di dare frutto.

Un commento su “Quattro film che parlano di vino e delle radici di famiglia

  1. Alberto Botta ha detto:

    Post molto bello, grazie!
    Anche se tratta l’argomento in modo un po’ più marginale (nella narrazione, non nel contenuto) aggiungerei anche French Kiss con la bellissima Mag Ryan

    "Mi piace"

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