Essere puntuali è una virtù. E che fare con i ritardatari incurabili?

Che bello invitare amici a cena! E’ un bell’impegno, ma per quanto mi riguarda la fatica è ampiamente compensata dal piacere della serata in compagnia. Pianifico il menu e faccio la spesa nei negozi che garantiscono la qualità degli ingredienti, andando a cercare i prodotti migliori e più sfiziosi. Nel pomeriggio cucino in tutto relax, con una buona musica di sottofondo che mi tiene compagnia. E’ un piacere anche apparecchiare, scegliendo la tovaglia adatta all’occasione, i calici, i sottopiatti, il centrotavola: i dettagli sono importanti, preparare la tavola diventa un gioco e un piacere per gli occhi, attendendo i piaceri del palato. Andrea mi dà una mano ad apparecchiare e pensa ai vini.

Quando tutto è pronto, mi faccio una bella doccia tonificante, mi vesto, mi trucco, scelgo una bella collana e alla fine … ecco gli amici e diamo il via alla serata. Tutti puntuali? Non sempre. Per carità, siamo tutti un po’ sotto pressione e un leggero ritardo da parte degli ospiti è da mettere in conto. Ci sono i bambini piccoli da lasciare alla baby sitter, ci può essere un’emergenza di lavoro che ci ha trattenuto in ufficio più del dovuto, ci sono mille motivi che possono impedirci una perfetta puntualità. Per questo preparo sempre un aperitivo, con pizzette e stuzzichini, da gustare seduti sul divano, così da placare la fame e rendere più piacevole l’attesa degli ultimi commensali.

Ma la pazienza è messa a dura prova quando il ritardo è eccessivo. Va bene, ci può essere un problema imprevisto, ma ci sono persone che sono sempre cronicamente in ritardo. Sforzarsi di essere puntuali all’appuntamento è una buona abitudine, trascurare questo aspetto (che non è un dettaglio) è una leggerezza che può infastidire. Ci sono le lasagne in forno, che non possono rimanerci in eterno, e non si può continuamente spegnere e riaccendere il fuoco. Se il menu prevede gli spaghetti, bisogna cucinarli quando arriva l’ultimo commensale, ma a quel punto i tempi si allungano ulteriormente. Il ritardatario cronico riceve pensieri poco gentili da tutti quanti, dalla padrona di casa e dagli ospiti affamati che non vedono l’ora di sedersi a tavola.

Poi ci sono i messaggini che arrivano sul cellulare: “Sono in ritardo, scusa! Sto arrivando.” Chi è impegnato nell’allestimento di una cena o sta intrattenendo gli ospiti, spesso non si accorge nemmeno di quei messaggi. Se li legge, non chiariscono la situazione: di quanto sei in ritardo? Mezz’ora? Cinque minuti? Possiamo buttare la pasta?

Csaba dalla Zorza, esperta di bon ton, sostiene che ci sono delle persone ritardatarie in modo incurabile, e concordo con lei. Nel suo libro “Buone maniere” (Luxury Books, 2018) usa parole nette nei confronti di chi arriva in ritardo, parlando di vera e propria maleducazione: «Avendo invitato due coppie di amici alle otto di sera, ho visto arrivare i primi alle 20.20, i secondi alle 20.50. Temo non avrò più il piacere di invitarli». Non arrivo a tanto, l’amicizia sincera e profonda può essere più forte di qualsiasi cattiva abitudine: ognuno di noi ha dei piccoli e grandi difetti, gli amici sopportano i miei e io apprezzo così tanto la loro amicizia da tollerare questo neo.

Certo, può capitare che un ritardo eccessivo metta a dura prova la mia pazienza e ancora una volta non posso che apprezzare San Benedetto che nella sua Regola prescrive punizioni per il monaco che non si presenta puntuale in refettorio: «Se la mancanza è dovuta a negligenza o cattiva volontà, sia rimproverato fino a due volte. Ma se ancora non si corregge, sia escluso dalla mensa comune e mangi da solo, separato dalla comunità e senza la sua razione di vino, fino a che non abbia riparato e si sia corretto.» (Capitolo XLIII).  Nell’Abbazia di Praglia su ogni stallo di legno c’è un’iscrizione diversa, che fa riferimento al cibo; su una di esse è scritto: “Sero venientibus ossa”, cioè ai ritardatari solo le ossa!

San Benedetto è un genio: se provassimo a mettere gli amici ritardatari a mangiare da soli in un cantuccio, con qualche osso e senza vino, sicuramente la volta successiva arriverebbero puntualissimi. Ma devo dire che se i ritardatari sono un po’ molesti lo sono ancora di più quelli che arrivano in anticipo, trovando i padroni di casa ancora sotto la doccia, oppure mentre stanno definendo gli ultimi dettagli importanti o l’ultimo passaggio in pentola, ancora in ciabatte … e suona il citofono: panico assoluto! E magari l’ospite entra dicendo: «Sono in anticipo, così se vuoi ti aiuto!».

La puntualità è un’arte, direi una virtù. Giovanni Rajberti, un medico ottocentesco buon osservatore della società del suo tempo, nel libro “L’arte di convitare spiegata al popolo” dedica un capitolo intero ai ritardatari. A suo modo di vedere, gli unici scusabili sono quei personaggi così famosi da potersi permettere un’entrata trionfale. Pare che Liszt e Lord Byron fossero ritardatari incurabili, ma a loro la cosa si può anche perdonare. Rajberti però aggiunge: «Se siete semplicemente il signor Taddeo o il signor Bartolomeo, non vi acquisterete altra fama che di villano indiscreto».

 

2 commenti su “Essere puntuali è una virtù. E che fare con i ritardatari incurabili?

  1. Silvio Dalla Valle ha detto:

    Ciao Susanna, molto divertente ma soprattutto veritiero. Sono ritardatari incurabili, vuol dire che non c’è cura. Inutile arrabbiarsi, inutile qualsiasi cosa. Come scrive tu “apprezzo così tanto la loro amicizia da tollerare questo neo!” Ma che infastidiscono, infastidiscono! Tutto lì. Un abbraccio, Silvio

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