Il rito del pic-nic

Anche un prato può diventare una tavola. Il pic-nic è un’occasione per stare all’aria aperta, godere della bellezza della natura e mangiare in totale relax (formiche permettendo). La gita fuori porta è il rito di una società che si è trasformata, perché chi vive in città sente il bisogno, appena possibile, di fuggire dalla metropoli almeno per un giorno, soprattutto quando in famiglia ci sono dei bambini; il pasto viene allora consumato con un bel pic-nic sul prato, che ha il vantaggio non solo di venire incontro alle esigenze di tutte le tasche ma anche di mangiare senza troppe formalità, permettendo ai più piccoli di continuare a giocare e correre liberamente, tra un boccone e l’altro.

Mangiare all’aperto non è però una scoperta della società industriale, è un rito molto antico: i nobili si spostavano di castello in castello e nei lunghi viaggi dovevano necessariamente fermarsi lungo il cammino. I servitori a quel punto aprivano bauli e apparecchiavano con eleganti servizi di piatti e bicchieri. Noblesse oblige. E poi c’erano le battute di caccia, che occupavano l’intera giornata e a pranzo si mangiava come si deve. Apparecchiatura bucolica sì, ma con piatti, posate, coppe e bicchieri preziosi.

Ci sono poi i romantici romanzi di Jane Austen, dove non manca mai il pic-nic, occasione per intrighi e storie d’amore. Avete in mente la scena del film “Emma”, interpretato da Gwyneth Paltrow, con quel memorabile pranzo sull’erba, perfetto per flirtare e organizzare matrimoni?

E’ bellissima l’abitudine di fare le cose con gusto della bellezza e attenzione al rito anche quando si mangia all’aria aperta. Possiedo ancora un cestino da pic-nic che apparteneva ai miei suoceri, perfettamente accessoriato, con piatti di porcellana, posate d’acciaio, bicchieri di vetro, tutto riposto nella cesta con l’interno in tessuto a quadretti.

Oggi si predilige la plastica usa e getta, per praticità, ma nutro una profonda ammirazione per quelle famiglie per le quali mangiare durante una gita fuori porta non vuol dire mettere nello zaino un panino avvolto nella pellicola ma portare gigantesche sporte e borse termiche con timballi, torte salate, polpettoni, caponata, e via dicendo. Per non parlare di chi accende un barbecue e griglia salsicce e puntine. Si stende una tovaglia sull’erba o si sfruttano le aree da pic-nic attrezzate, nei luoghi panoramici. I più intraprendenti si portano tavoli e sedie da casa. Un vero rito, innaffiato da vino e birra. E alla fine salta fuori una chitarra e si cantano le canzoni di Lucio Battisti.

In campagna o in spiaggia, in montagna o in riva al lago, chi ha detto che un pic-nic debba essere trasandato? Al contrario: quanto è bello mangiare con attenzione al gusto e alla bellezza anche all’aria aperta! Brillat-Savarin, noto gourmet, amava i pranzi all’aperto, durante i quali non rinunciava allo champagne: «Ci sediamo sul prato, mangiamo, i tappi volano; conversiamo, ridiamo, scherziamo in tutta libertà, avendo l’universo per salotto e il Sole per lampadario».

3 commenti su “Il rito del pic-nic

  1. […] QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA PANE E FOCOLARE […]

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  2. Celia ha detto:

    Bellissimo (anche se personalmente sono una troppo comodosa per dedicarmi seriamente ai pic-nic: a meno che a portar la cesta non sia un valoroso cavaliere 😉 )

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    • Admin ha detto:

      Beh si anch’io preferisco … mangiare in trattoria seduta al tavolo! Quando faccio le gite in montagna, a pranzo vado alla ricerca di un rifugio o di una malga, dove tra l’altro si mangia benissimo. Ciao!

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