A Pasqua un cubo di cioccolato? No, grazie!

Permettetemi di essere un po’ perplessa di fronte alla notizia del cubo di Pasqua di Peck: il celeberrimo negozio di gastronomia di Milano lancia infatti l’idea del “cubo di cioccolato”, edizione limitata di soli 100 pezzi, al costo di 250 €. Realizzato in cioccolato di altissima qualità, la confezione include anche un martelletto per romperlo e scoprire quello che c’è dentro: delle semisfere di cioccolato colorato e decorato, che a loro volta nascondono delle praline speciali, anch’esse realizzate a mano. Insomma, la forma dell’uovo pare proprio che non ci sia nemmeno nelle piccole sorprese poste all’interno. In 5 cubi su 100 c’è poi la super-sorpresa: una “Chocolate Masterclass” per due persone presso la pasticceria Peck nella storica sede in via Spadari.

Un bello choc per chi ama la tradizione. Penserete che sono attaccata a vecchi stereotipi, ma che Pasqua sarebbe senza l’uovo? Simbolo universale della vita e della sua rinascita fin dai tempi del paganesimo, non poteva che diventare un’icona cristiana della Resurrezione di Cristo. In molte regioni italiane c’è ancora la bella tradizione di portare in chiesa il giorno di Pasqua le uova sode, con il guscio artisticamente decorato, poste in graziosi cestini, per farle benedire dal sacerdote, che si trova così ai piedi dell’altare questo tripudio di colori e allegria. Poi ci sono le uova di cioccolato, con la sorpresa all’interno, simbolo del sepolcro vuoto che apre alla nuova vita.

Possono essere ovetti di cioccolato, da porre in salotto e sbocconcellare davanti alla TV, o gigantesche uova per stupire grandi e piccini; ci sono anche quelle di cartone, con dentro i regali. Il legame dell’uovo con la Pasqua è insomma inscindibile, magari con il rischio che diventi un po’ commerciale, ma tutto contribuisce a ricordare il legame simbolico con la vita che risorge.

Il senso religioso oggi è in declino, la Pasqua per la maggioranza della popolazione non è più la solennità più importante dell’anno ma solo occasione di gite fuori porta con parenti e amici, sperando nel bel tempo. Per chi vuole essere chic ci sono le raffinate opere di oreficeria, sull’onda di quelle che Fabergè realizzava ogni anno per lo zar. Ma almeno l’uovo rimane al centro di questa giornata, con il suo simbolismo evidente.

La trovata di Peck è a mio parere una nota stonata: cosa c’entra il cubo? Già, dimenticavo: siamo nell’era della fecondazione in vitro, della vita prodotta in laboratorio, dei bambini comprati e degli uteri affittati. L’uovo non è più simbolo della vita, in un’epoca che a parole si dichiara rispettosa della natura e poi dimentica la legge più naturale che c’è, quella della vita che si rinnova grazie ad un uovo.

L’obiettivo di Peck sicuramente non è quello di sollevare un dibattito sull’ingegneria genetica, né di “sfidare” il valore simbolico dell’uovo in chiave dissacrante. L’intento è certamente di tipo commerciale: una trovata originale fatta per attirare l’attenzione.

Resta il fatto che questa volta l’idea dei “creativi”, prima ancora che dei pasticceri, introduca di fatto una sorta di “simbologia alternativa” che pone il cubo all’avanguardia rispetto al tradizionalissimo uovo. Non sempre la creatività e la ricerca della novità ad ogni costo si rivelano scelte felici.

Non so come andrà la vendita del cubo e se il gradimento dei clienti ripagherà questa audace innovazione pasquale, ma di sicuro so che ci sono simboli che sarebbe meglio non toccare, tradizioni che è bello perpetuare perché dense di un significato che, anche se non sempre percepito, mantiene un valore oggettivo.

Il rischio è, insomma, che con quel martelletto incluso nella confezione non si frantumi solo un cubo di cioccolato, ma che in qualche misura si ferisca la ricchezza di una simbologia che richiama direttamente una cultura millenaria che ha portato e porta ancora speranza e gioia.

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