L’ospitalità di Matera, Capitale europea della Cultura 2019

Se non avete ancora avuto occasione di andare a visitare Matera, il mio consiglio è di affrettarvi ad organizzare il viaggio. Ne vale davvero la pena, è una città unica e affascinante, merita di essere Capitale Europea della Cultura 2019. I Sassi, Patrimonio mondiale dell’Unesco, sono stati definiti “paesaggio culturale” per il loro mix di natura, storia, arte, società, patrimonio di conoscenze, capacità di guardare avanti inserendo le comodità del tempo presente in un paesaggio rupestre. E’ un ecosistema urbano dove coesistono la preistoria e la modernità, la natura più aspra che ispira gli artisti e le più recenti tecnologie.

Avendo sentito racconti pieni di entusiasmo da parte degli amici che ci erano già stati, l’anno scorso abbiamo deciso di visitare anche noi Matera, pieni di aspettative e di curiosità: ma devo dire che quello che abbiamo visto ha superato ogni immaginazione. Non mi dilungo nel descrivervi la mia visita alla città, ai monumenti e alle chiese rupestri, le nostre passeggiate tra i vicoli scoscesi, perché troverete libri e siti internet specializzati che vi potranno dare tutte le informazioni necessarie; nello spirito del mio blog mi soffermo su alcuni dettagli dell’ospitalità.

Andiamo con ordine: prenotiamo un albergo nei Sassi, e la scelta cade sull’Hotel Caveoso. Prende il nome dal Sasso Caveoso, uno dei due quartieri di Matera (l’altro è il Sasso Barisano) che si distendono lungo il declivio e hanno l’aspetto di un alveare di grotte, disposte a gradoni. Quelle case nella roccia sono state abitate fin dal Paleolitico, senza soluzione di continuità fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando c’è stato lo sfollamento forzato della popolazione. Ma Matera è come l’araba fenice che sa sempre risorgere, non per nulla è un caso più unico che raro di città che ha ben 8000 anni di storia: la totale ristrutturazione dei Sassi, a partire dagli anni ’80, li ha resi di nuovo abitabili e noi volevamo proprio vivere un’esperienza così.

Arriviamo quindi nel nostro “albergo diffuso”: in una piazzetta si aprono varie grotte, in una di esse c’è la reception e nelle altre ci sono le camere. Si può immaginare così quella che un tempo era l’esperienza del “vicinato”: tante famiglie abitavano le une accanto alle altre, affacciandosi tutte sullo stesso spiazzo, modello di una vita sociale basata sulla collaborazione e sulla solidarietà. Dormire nei Sassi è oggi un’esperienza suggestiva, senza però rinunciare al confort! La camera è bella e spaziosa, ben arredata e silenziosa, c’è anche il wi-fi e il bagno è grande e ben accessoriato.

L’albergo è in ottima posizione, molto centrale: affacciandoci alla porta vediamo la chiesa rupestre di Santa Maria di Idris. Nella pietra di Matera sono stati scavati infatti anche conventi, chiese, cappelle, con mirabili affreschi e una fusione di arte bizantina e latina. Si capisce perché tanti registi siano stati affascinati da questa città e l’abbiano scelta come location dei loro film (penso in particolare a Mel Gibson e al suo The Passion).

Dopo un primo giro per il Sasso Caveoso, arriva l’ora di cena: per questa prima serata scegliamo il ristorante “Le Baccanti”, ovviamente ricavato in una grotta. La cena è squisita, con servizio accurato e cortese, dettagli di classe, dalle belle tovaglie alle mise en place originali. Andrea sceglie dal menù fave e cicorie, piatto tipico della tradizione contadina, e un galletto; io opto per il baccalà mantecato e una tenerissima guancia di vitello. Il tutto annaffiato da un Aglianico, Atto delle Cantine del Notaio, storica azienda vinicola della Basilicata.

Dimenticavo: all’inizio, nell’attesa del primo piatto, ci portano il caratteristico pane di Matera caldo, con un ottimo olio extravergine di oliva. E’ un pane di grano duro, di antica tradizione, realizzato in pagnotte di grandi dimensioni, croccanti fuori e soffici dentro. Prima di essere messo in forno, vengono impressi tre tagli all’impasto, in ricordo della Santissima Trinità e in segno di ringraziamento alla Provvidenza.

Per la seconda serata a Matera scegliamo La Trattoria del Caveoso, schietta, adatta per una cena tipica lucana. Anche questo ristorante è in un Sasso. Andrea ordina delle orecchiette alla materana con salsiccia, porcini e pomodoro e una tagliata di manzo con bietole ripassate in padella; per me tagliatelle all’Aglianico con porcini (come resistere a questa abbinata?) e a seguire un carpaccio di lonza con carciofini. Per finire la cena, Andrea si fa tentare da un dolce golosissimo a base di crema chantilly, cioccolata, amaretto e frutti di bosco. Io invece concludo con … un Amaro Lucano! (Cosa vuoi di più dalla vita?) La cena è stata innaffiata da un Verbo, Aglianico del Vulture della Cantina di Venosa. Ci siamo fidati del consiglio del simpatico cameriere e abbiamo fatto bene.

Storia, natura spettacolare, arte, cultura e anche un’ospitalità originale e di qualità: cosa aspettate ad andare a Matera?

2 commenti su “L’ospitalità di Matera, Capitale europea della Cultura 2019

  1. Frank Seidl ha detto:

    Il pure di fave à favoloso. Lo chiamano La polenta del Sud.

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  2. Frank Seidl ha detto:

    Piú di una volta sono stato a Matera. É un tuffo nei primi sécoli del Cristianesimo. Anche ho parlato con persone che hanno partecipato del filmagio LA PASSIONE, de Mel Gibson. Conosco bene il arcivescovo precedente, Mons. Salvatore Ligorio, da quando era giovane Vescovo a Tricárico, veinte anni fa.

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