La mia casetta di pan di zenzero

Da tempo desideravo realizzare una casetta di pan di zenzero. Non sono un’esperta di cake design e cimentarmi da totale dilettante in quest’impresa poteva sembrare un azzardo: tra l’altro alcune amiche me lo avevano sconsigliato, presentandomela come una specie di “mission impossible” o comunque una fatica non da poco. Ma il desiderio, accantonato di anno in anno, si è fatto realtà quando mi è capitato di vedere in un negozio di un centro commerciale la scatola con i pezzi di biscotto già pronti e tagliati nella misura giusta, solo da assemblare. Ecco, quel “solo” non rende però bene l’idea: è vero che metà del lavoro è già fatto, ma vi assicuro che unire saldamente i pezzi e decorarli non è cosa da poco, soprattutto per chi è alle prime armi.

Ma la fortuna aiuta gli audaci, dice il proverbio, e mi sono lanciata con il giusto spirito di avventura. Ho navigato su tanti blog, siti, video tutorial per capire la tattica giusta per affrontare la sfida. Marina, già esperta di ghiaccia reale, mi ha dato preziosi consigli, come l’aggiunta di cremor tartaro per stabilizzare l’impasto che deve fare da collante.

La vigilia di Natale mi metto all’opera: il lavoro comincia con la decorazione dei pezzi, utilizzando un sac a poche (e già così mi sento una grande pasticcera). Con la glassa simulo la neve sul tetto e sulle cornici di finestre e porte; qua e là metto i confettini colorati. Poi lascio riposare e dopo circa un’ora comincia l’assemblaggio, con l’aiuto di Andrea, perché per questo passaggio è meglio, anzi direi essenziale, essere in due. Bella metafora della vita e del matrimonio, cosa ne dite?

 

Finito il lavoro, metto la casetta sotto l’albero di Natale. Al mattino seguente con un po’ di apprensione mi precipito in sala per vedere se è ancora in piedi: ebbene sì, ce l’ho fatta! Una bella soddisfazione e un tocco in più di bellezza per rendere un po’ speciale la mia tavola di Natale.

Sono andata a cercare qualche informazione sull’origine di questa bella tradizione. Antichi documenti parlano di casette di pane che i rabbini realizzavano in Israele, alla luce della profezia biblica del Messia che sarebbe nato a Betlemme, il cui nome, in ebraico, significa Casa del pane:  «E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele» (Michea, 5,1, passo ripreso nell’episodio dei Magi, nel Vangelo di Matteo 2,6). La profezia si è avverata e i monaci orientali hanno tenuto viva la tradizione, aggiungendo all’impasto lo zenzero ed altre spezie, per renderlo più gustoso ma anche per favorirne la conservazione. I monaci armeni l’hanno esportata in Europa e la ricetta si è diffusa soprattutto nel Nord del nostro continente e, non a caso visto il richiamo a Betlemme, nel periodo natalizio. Con l’impasto si fanno non solo le casette decorate ma anche i famosi omini di pan di zenzero, che si possono anche appendere all’albero di Natale.

Che fine ha fatto la mia casetta? Dopo le foto di rito è stata spezzata e mangiata. All’inizio nessuno osava toccarla, ma quando ho dato il via staccando un pezzo di tetto, tutti si sono lanciati a sbocconcellarla.

E così anche questo Natale è trascorso in allegria, calore familiare e una bella tavola imbandita con tanto amore. Abbiamo messo il nostro impegno non solo nella qualità dei cibi e dei vini ma anche nella bellezza e nella cura dei dettagli, per dare alla casa la giusta atmosfera natalizia.

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