La generosità della “pizza sospesa”

Secondo un sondaggio della Società Dante Alighieri, pizza è la parola italiana più conosciuta all’estero, seguita da cappuccino e spaghetti. Non possiamo che prendere atto, e anche con un po’ di soddisfazione, che chi pensa all’Italia pensi subito anche alla sua buona tavola.

Ma veniamo alla pizza: simbolo dell’identità nazionale, l’arte del pizzaiolo napoletano è diventata nel 2017 patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Nel dare il prezioso riconoscimento, è stato sottolineato il valore della pratica culinaria, in tutte le fasi che vanno dalla preparazione dell’impasto fino alla cottura nel forno a legna, ma anche il valore culturale dell’attività della bottega, la trasmissione intergenerazionale dei segreti del mestiere, l’incontro sociale e familiare, il carattere spettacolare del lavoro. I gesti, le canzoni, il gergo, la capacità di roteare l’impasto con sapiente abilità: tutto contribuisce a fare del lavoro del pizzaiolo un rito e una vera arte. I media, nel dare la notizia, hanno anche ricordato il valore economico di questo prodotto: ogni giorno i pizzaioli italiani sfornano una media di 8 milioni di pizze e tutto questo garantisce 200.000 posti di lavoro.

Oggi voglio però raccontarvi una bella storia che ha per protagonista un pizzaiolo napoletano, che gestisce un locale a Formia (Latina), il quale ha deciso di lanciare l’iniziativa della “pizza sospesa”.

Gennaro Licciardi, proprietario del locale Napul’è, offre ai suoi clienti la possibilità di lasciare qualche moneta in più, per pagare una pizza a chi non se la può permettere. Ogni 3 euro che raccoglie, Gennaro regala una pizza a chi si presenta a chiedere aiuto. Se poi nessuno si presenta, quando anche l’ultimo cliente se ne è andato lui prepara qualche pizza, la mette nei caratteristici cartoni della consegna a domicilio, chiude il locale e comincia a girare per Formia alla ricerca dei senzatetto, ai quali consegna personalmente il pasto caldo appena sfornato.

Il pensiero corre subito al “caffè sospeso”, la bella abitudine di prendere un caffè al bar ma pagarne due, a beneficio di chi non può permettersi di pagare e può in tal modo sorseggiare una tazzina offerta da un generoso cliente sconosciuto. Beneficenza anonima, discreta, nobile e raffinata. (Leggete qui)

La pizza sospesa segue la stessa modalità, tipicamente partenopea, a cui si aggiunge il gesto generoso da parte del pizzaiolo, che a fine giornata va di persona a consegnare la pizza a chi ne ha bisogno.  Una notte un clochard incredulo, ricevuta la pizza, lo ha ringraziato dicendo: “Gli angeli esistono, lei è un angelo!”. Gennaro si è schermito: “Non sono un angelo, sono un pizzaiolo.”

In conclusione: la pizza è patrimonio dell’Umanità, ma storie come quelle di Gennaro sono la dimostrazione che ci sono pizzaioli che sono maestri di umanità!

Un commento su “La generosità della “pizza sospesa”

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