Poggio alle Mura, i vini Banfi e la cuoca di Pio XI

Accade spesso che dietro ad una bottiglia di vino ci siano delle belle storie. Ci sono aziende molto note per l’alta qualità del vino; ci sono cantine ben costruite, che colpiscono il visitatore per l’alta tecnologia dei procedimenti di produzione all’interno di architetture antiche; casali di campagna che trasmettono un grande senso di pace. Ma ci sono soprattutto le storie di uomini e donne, che amano un territorio, uno stile di vita, che sono eredi di una cultura che ricevono dai loro avi e tramandano ai figli. E’ la storia del Castello di Poggio alle Mura, della casa vinicola Banfi e della famiglia Mariani.

Il castello svetta in cima ad un colle, tra vigne e cipressi, nel territorio di Montalcino. Pare che un primo nucleo fortificato sia addirittura antecedente all’anno mille, ma l’aspetto attuale è dovuto alla ricostruzione del 1438. Poggio alle Mura era uno dei castelli più importanti del contado senese, grazie alla sua posizione strategica alla confluenza dei fiumi Orcia ed Ombrone. Dopo alterne vicende, nel 1978 il castello viene acquistato dalla famiglia italo-americana Mariani e oggi è una tranquilla oasi di relax e piaceri enogastronomici.

La storia della famiglia Mariani è davvero simpatica e merita qualche cenno: il nome dell’azienda Banfi si deve a Teodolinda Banfi, la governante dell’Arcivescovo di Milano Achille Ratti. Questi nel 1922 viene eletto Papa Pio XI, ma lasciando Milano alla volta dei Sacri Palazzi non vuole rinunciare alla sua ottima cuoca e se la porta a Roma. E’ la prima donna laica a girare per gli appartamenti vaticani, poiché fino ad allora solo le suore erano ammesse in quel ruolo.  Le cronache la descrivono come una piccola donna, dotata di una formidabile personalità, “molto autoritaria, specialmente in cucina”, ma soprattutto grande esperta di vini.

È proprio grazie a lei che il nipote Giovanni Mariani, figlio della sorella di Teodolinda, si avvicina al mondo del vino. Questi fonda a New York la Banfi Vintners, azienda leader nell’importazione di vini negli Stati Uniti. I suoi figli, John e Harry, ottimi conoscitori del mondo del vino, sono anche esperti in attività di marketing; pur essendo cresciuti negli USA hanno sempre mantenuto un forte legame di amore e passione per l’Italia. Nel 1978 acquistano il Castello di Poggio alle Mura e danno impulso alla produzione dei loro vini, non solo nella zona di Montalcino, ma anche a Bolgheri, nel Chianti Classico e in Piemonte. Vini che portano ancora il nome Banfi, in onore della zia Teodolinda.

Durante la nostra vacanza a Montalcino (leggi qui) non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di visitare il Castello e abbiamo vissuto un’esperienza tutta toscana: c’è la bellezza della natura, un castello ben conservato, charme e silenzio, cibo gustoso e vini di grande qualità. Abbiamo passeggiato lungo il viale alberato, visitato l’enoteca nell’edificio rustico ubicato a destra del castello, curiosando tra gli scaffali dove si trova tutta la ricca e variegata produzione dei vini Banfi; abbiamo fatto provviste per l’inverno, pensando già a quando avremmo gustato quei vini in compagnia degli amici.

Il pranzo alla Taverna, il ristorante del Castello, è stata la ciliegina sulla torta di una splendida giornata: abbiamo mangiato molto bene, in un’atmosfera raffinata, sotto le volte di quelle che erano le vecchie cantine del Castello, pensando a quando vi riposavano le grandi botti di legno utilizzate per il Brunello di Montalcino. Abbiamo bevuto una bottiglia di Cum laude, un Supertuscan nato da uve di Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese e  Syrah. Che dire? Viva la zia Teodolinda!

 

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