Ma cosa c’era sulla tavola dell’Ultima Cena?

Siamo in Settimana Santa, e vorrei dedicare questo post all’Ultima Cena. Lo faccio con un po’ di timore, non entro in considerazioni teologiche ma nello spirito di questo blog mi limito a fare un po’ di storia e cultura. E’ significativo che il Sacramento più grande del cristianesimo sia stato istituito a tavola e abbia per oggetto pane e vino. Questo grande Mistero, di straordinario valore spirituale, ha come cornice un rito molto umano e comune: una cena di festa tra amici. Vediamo allora innanzitutto di descrivere il contesto e la preparazione di quella Cena. Quando giunge l’ora della sua Passione, Gesù organizza, con grande attenzione alla bellezza, la tavola da condividere con gli amici più veri. Desidera ardentemente cenare con i suoi discepoli: fa preparare il luogo con cura minuziosa: “una sala al piano superiore, grande ed addobbata” (Luca, 22,12).  Sappiamo cosa hanno mangiato, perché il menu della Pasqua ebraica, memoria dell’uscita dall’Egitto, era stabilito dal Libro del Deuteronomio: pane non lievitato e agnello arrostito accompagnato da erbe amare.

Lo stato d’animo di Gesù è reso bene dalle sue parole: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione perché vi dico che non mangerò più finché non si compia nel regno di Dio.» (Vangelo di Luca, 22, 15). Il gesto più grande, l’istituzione del sacramento dell’Eucarestia, viene compiuto con la semplicità del pane, alimento povero ma così necessario per la vita dell’uomo, e con il vino, simbolo della convivialità, della gioia, bevanda che non deve mancare quando c’è una festa.

Durante la Cena Il Maestro parla molto, dice tutto ciò che gli sta più a cuore, e dà ai suoi discepoli il buon esempio di «stare a tavola, in mezzo a loro, come colui che serve» (Luca, 22,27), compiendo anche quel gesto così umile della lavanda dei piedi.

Il menu è appunto ben noto, ma è curioso che tanti artisti, ispirati da questa scena così suggestiva, siano stati un po’ creativi nel rappresentare i cibi presenti su quella tavola.

Ad esempio nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna abbiamo una delle raffigurazioni più antiche dell’Ultima Cena: in questo caso ci sono dei panini ma manca il vino. In compenso al centro troneggiano due grossi pesci. Riferimento alla moltiplicazione dei pani e dei pesci? O al pesce come simbolo cristologico?

L’agnello stranamente scompare quasi sempre dai quadri, quasi ad indicare che l’Agnello è Gesù, come dice san Paolo: «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!». Per  rafforzare questo concetto, alcuni artisti lasciano un grande piatto vuoto: come il fiammingo Dieric Bouts nel suo mirabile polittico, conservato nella cattedrale di St-Pierre a Lovanio, o lo stesso Leonardo da Vinci nel celeberrimo capolavoro situato nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Passando i secoli la tavola dell’Ultima Cena è sempre più ricca di colori, grazie alla frutta e alla verdura, scelte però con accurato simbolismo: il Ghirlandaio raffigura a volte delle mele, in ricordo del peccato originale, o della lattuga, richiamo quaresimale alla penitenza e all’espiazione. In questa immagine vedete il Cenacolo che il pittore ha realizzato per il refettorio del Convento di san Marco a Firenze: le ciliegie sparse qua e là sul tavolo ricordano le gocce di sangue che Gesù dovrà versare.

Un po’ troppo creativo mettere invece dei gamberi, anche perché erano cibo proibito per gli ebrei, quindi sicuramente non c’erano. Eppure sono rappresentati sul tavolo dell’Ultima  Cena in molte raffigurazioni, soprattutto nel Nord Italia, come ad esempio nella chiesa di San Giorgio a San Polo di Piave (Treviso), che vedete in questa immagine. Gli studiosi si sono scervellati alla ricerca del significato spirituale: si è ipotizzato che i gamberi di fiume, che diventano rossi solo dopo la cottura, simboleggino il sacrificio di Cristo, che salva con la sua morte e resurrezione.

Quali siano i messaggi teologici chiari o a volte un po’ criptici delle raffigurazioni dell’Ultima Cena, una cosa è certa: i pittori si sono lasciati spesso ispirare dall’episodio evangelico. E’ comprensibile: quando capita di avere un evento di così alto significato spirituale e mistico e nello stesso tempo così umano, così quotidiano, così immediatamente comprensibile come una bella cena tra amici?

Buona Pasqua a tutti gli amici del blog!

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