Solid Ale Beer: una birra speciale, fatta da persone speciali

Ecco come si presentano sul loro sito internet gli artefici di questo progetto: «Prendete tre amici diversissimi tra loro, aggiungete dei  giovani ragazzi con la sindrome di Down con tanta voglia di fare e infine mescolate il tutto con un’immensa passione per la  birra: è così che avrete tra le mani Solid Ale Beer.»

Sì, avete capito bene, parliamo di un laboratorio artigianale dove dei ragazzi con la sindrome di Down producono la birra, o meglio le birre, perché ce n’è per tutti i gusti.

Siamo a Catanzaro. Tutto nasce, come spesso accade, quasi per caso, o meglio per un disegno della Provvidenza. Luciano Ricci, avvocato, riceve in regalo il kit per produrre la birra a casa e si appassiona a questa attività, diventa un vero esperto birraio. Una sera partecipa ad una cena organizzata dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e gli si accende una lampadina: perché non coinvolgere questi ragazzi nella produzione della  birra? E così insieme ad un paio di amici, Luciano Raso e Massimo Pisanelli, avvia le pratiche necessarie e mette in piedi la produzione. I tre amici fanno tutto con un investimento personale, senza aiuti statali (eh, se dovessimo aspettare lo Stato …).

Ecco la Solid Ale Beer, nome che nasce da un simpatico gioco di parole: utilizzando il termine “Ale”, che identifica le birre ad alta fermentazione, sintetizza bene lo spirito di questa attività artigianale. Nel boccale si versa una birra “solidale”, con un sapore ricco non solo per il palato ma anche per il cuore, perché permette di coinvolgere in un vero e proprio lavoro questi ragazzi, che dimostrano di avere abilità, costanza, voglia di fare, impegno. Non è volontariato: è un’attività economica vera e propria e i ragazzi percepiscono il loro stipendio. Il prodotto è di qualità e se lo volete assaggiare guardate il sito internet dove si può anche acquistare on line:  www.solidalebeer.it.

C’è la Sweet Life, birra corposa di colore ambrato; la Liberty, dal colore dorato scuro, aromatizzata con luppoli americani, con importante grado di amaro; e la Amarisia, intensamente luppolata, per chi ama un gusto forte. E molto altro, anche in confezioni regalo.

I maestri birrai raccontano cose bellissime su questa loro esperienza: insegnano ai ragazzi come produrre la birra, e i ragazzi insegnano loro “come abitare il tempo”, l’ascolto, l’attenzione, il rispetto. Ci sono tanti sorrisi e affetto in quel laboratorio: nessuna sfrenata corsa al business, nessuna frenesia ma un rispetto del tempo di ognuno e alla fine la gioia di realizzare un sogno. Abbiamo tanto bisogno di un’economia più umana, dove l’attenzione alla persona sia messa al centro, e il successo di questo birrificio dimostra, come insegna la dottrina sociale, che lavorando così arriva anche il profitto. La Caritas in veritate di Benedetto XVI parla della logica del dono in economia per una umanizzazione del lavoro ma anche come chiave del successo. Considerando la grave crisi economica in cui ci hanno gettato i principi  dell’economia attuale, chiediamoci: chi ha ragione? (Io ho già risposto a questa domanda).

In un mondo che misura le persone in base a canoni di efficienza, secondo parametri di qualità della vita molto discutibili, che considera alcune persone come uno scarto, è bellissimo leggere queste storie, che sono da diffondere. Nei tanti video che si trovano on line che ci raccontano la storia della Solid Ale Beer, ci si commuove vedendo brillare gli occhi dei fondatori dell’azienda, professionisti affermati che raccontano di avere cambiato totalmente il loro approccio al lavoro grazie a questi ragazzi down, e di avere trovato gioia e calore. In un’intervista Luciano Raso, trattenendo a stento l’emozione, confida il segreto del progetto affermando: «Questa birra è fatta con amore e per amore!».

Guardatevi questo bel video!  Al link: http://www.solidalebeer.it/intervista-su-rai3/

 

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