La nostra visita alla mostra “Conviviando”

Oggi vi racconto come è andata la nostra visita alla mostra “Conviviando – L’arte della tavola tra passato e futuro”, allestita in questi giorni a Milano, guidata da Isabella Marini, table stylist di Look per la Tavola, e dalla sottoscritta. E’ stata una bella occasione per parlare di storia dell’arte della tavola, di mise en place, di cristallo, argento e porcellane, e anche degli aspetti sociali della convivialità. Perché alla metamorfosi della tavola nel corso dei secoli corrisponde anche la trasformazione della società ed è specchio delle relazioni interpersonali.

Il nostro intrepido gruppo si è dato appuntamento nelle sale degli Appartamenti del Principe di Palazzo Reale a Milano ed è stato subito chiaro che non eravamo solo appassionati della convivialità e della tavola, ma che tra noi c’erano vere e proprie professioniste ed esperte del settore. La visita guidata si è quindi trasformata in una piacevole conversazione che ci ha coinvolto tutte: di sala in sala ciascuna di noi ha condiviso riflessioni e idee ed ha messo in gioco le proprie competenze ed esperienze.

In questo post vi presento una carrellata degli allestimenti e degli spunti che ne sono derivati, anche grazie all’abbinamento, realizzato dagli ideatori della mostra, tra una determinata epoca storica ed un film ad essa correlata e nel quale i momenti conviviali sono stati enfatizzati.

La prima sala è dedicata al film Coco Chanel & Igor Stravinsky: una stilista così non poteva non manifestare raffinatezza e classe anche sulla tavola, nell’accogliere l’ospite illustre nella propria quotidianità familiare con un tocco di eleganza ricercata. Ne nasce una simpatica riflessione tra di noi: che differenza anche di sapore nel gustare il cibo anche più semplice in un piatto di finissima porcellana! Racconto allora un aneddoto: Attila, persona non proprio raffinata, mangiava con vasellame d’argento (che aveva ovviamente depredato dalle ville romane) e volle che questi oggetti preziosi fossero seppelliti con lui nella sua tomba.  Persino i barbari più barbari erano sensibili alla bellezza della tavola.

La sala successiva è dedicata alla tavola barocca del Seicento: il film è Vatel, protagonista il maestro di cerimonie che allestisce pranzi meravigliosi in onore del Re Sole. La tavola diventa scenografia teatrale, con abbondanza di forme e colori. Via libera al colore, allo sfarzo. Ci potrebbe sembrare eccessivo, eppure ancora oggi in occasione di ricevimenti di matrimonio il wedding planner cerca di stupire gli ospiti con allestimenti sontuosi: anche l’occhio vuole la sua parte, non si mangia solo con la bocca ma anche con gli occhi.

La sala Rococò, dedicata al film Marie Antoinette, ci colpisce per i dolci, vere e proprie opere d’arte di zucchero, oggi tornate di moda con la passione per il cake design. La regina e il re bevono da bicchieri di cristallo, che ormai hanno preso il posto dell’argento sulle tavole eleganti. Nel nostro gruppo nasce allora una bella chiacchierata sull’importanza dei materiali: vetro, cristallo, porcellana, ci si stupisce di fronte all’ingegno, la tecnologia ma anche il senso artistico che l’uomo ha messo nella realizzazione degli oggetti della tavola. E noi italiani siamo sempre stati all’avanguardia, ad esempio con il vetro di Murano e la porcellana di Capodimonte. D’altronde in ogni famiglia, anche non di alta classe sociale, le porcellane che si possedevano di corredo erano considerate opere d’arte di cui andare fieri, spesso esposte nella piattiera, quell’armadio a scaffale dove si riponevano i piatti più eleganti, e che mettevano in mostra gli oggetti di cui si era giustamente orgogliosi.

Che divertente lo stacco con la sala successiva: un simpatico pic-nic tratto dal film Emma. Anche un prato diventa una tavola! Apparecchiatura bucolica ma con piatti, posate, coppe e bicchieri preziosi: non si rinuncia alla cura, alla bellezza.

Il tavolino di inizio Novecento, con le immagini del film Morte a Venezia, ci porta nel mondo del turismo, un nuovo fenomeno che porterà alla nascita dei grandi alberghi e ristoranti.  Fanno la loro comparsa servizi di tazzine, teiere, zuccheriere, perché diventano ormai quotidiani questi riti, grazie all’arrivo in Occidente di caffè, cioccolata e thè.

La tavola allestita con eleganza, ispirata al film Il Gattopardo, ci riporta in una stanza da pranzo della fine dell’Ottocento, che è luogo di riti di famiglia ma anche occasione di relazioni sociali e politiche. Sulla tavola del Re Sole abbiamo visto i grandi piatti da portata, perché i commensali si servivano da soli. Ora passa un cameriere che serve personalmente gli ospiti ad uno ad uno: siamo passati al servizio alla russa. Grazie ad un’amica esperta di antiquariato, abbiamo ascoltato cose molto interessanti sulla storia dei mobili e degli arredi della tavola.

E’ stupenda la tavola del film Il grande Gatzby, Art Deco di inizio Novecento, ma come scrive l’autore del romanzo, Francis Scott Fitzgerald, quelle cene erano solo “entusiastici incontri tra gente che non si conosceva neanche di nome“. La tavola è metafora della società, in un mondo sempre più individualista l’incomunicabilità tra le persone influenza anche il modo di intendere il cibo e il vino. Nelle sale precedenti, la tavola è sempre momento conviviale, che sia la tavola dei Re o la tavola della famiglia, è un momento di incontro, di relazione. A poco a poco la festa assume i toni della trasgressione, dell’eccezionalità. Le sale successive hanno infatti allestimenti di tavole sempre più piccole, eleganti ma anche austere e un po’ fredde, da incontro a due, come nel film A single man, oppure una tavola di bellezza puramente estetica, ma i cui commensali non hanno tra loro un vero legame affettivo, come descritto nel film Io sono l’amore.

Queste considerazioni hanno trovato il loro coronamento nell’ultima sala, quella dedicata alla cucina del futuro, presentata dal film Ex machina.  Come sarà il cibo del domani e la sua tavola? Davvero mangeremo pillole? Se la società sarà sempre più a coriandoli, se mancherà l’incontro interpersonale, inevitabilmente perderemo anche il gusto della bellezza del cibo e della tavola?  Come potete leggere, la nostra visita alla mostra è stata anche occasione di interessanti riflessioni sociologiche e antropologiche.

Mi riallaccio allora, per concludere, alla frase di Anthelme Brillat-Savarin che campeggia all’inizio del percorso museale: “Colui che invita senza dare un tocco personale alla tavola non è degno di avere amici”. Ripensando all’ultima sala, quella dedicata al futuro, ecco un aneddoto: l’astronauta italiano Paolo Nespoli, in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale, ha offerto una pizza ai suoi colleghi astronauti, ed è stata festa grande per tutti. Ma allora c’è speranza!  L’uomo che vuole costruire un bel rapporto con chi ha accanto a sé, non può prescindere dal buon cibo, anche se è in orbita intorno alla Terra!

[Nella foto, eccomi con Isabella Marini di Look per la Tavola – Apparecchiando con Isa, che ha promosso questa bella iniziativa]

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