Un’ottima annata

Il tempo non si misura solo in anni, ma anche in vendemmie. Ce lo racconta questo film di Ridley Scott, ambientato in una Provenza da cartolina, che si apre proprio con la frase “Qualche vendemmia fa ….”. Ecco il giardino di una dimora antica, un tavolino con una scacchiera, un bambino che guarda con furbizia i pezzi degli scacchi e intanto ascolta le parole dello zio, che sta stappando una bottiglia speciale: «Max, sai perché fare il vino è fonte di grande piacere? Perché questo nettare sublime è semplicemente incapace di mentire. Vendemmiato presto o tardi non importa, il vino ti bisbiglierà in bocca con completa e imperturbabile onestà, ogni volta che ne berrai un sorso.» La scena si chiude con la degustazione del vino: il bambino ne beve solo un goccio, peraltro annacquato, ma quello che conta è il rito, l’atmosfera, l’aforisma pieno di saggezza dello zio e quella complicità tra discepolo e mentore.

Lo stacco è duro tra questa location e quella della scena successiva, “molte vendemmie dopo … ”. Max è cresciuto, è diventato uno spietato agente di borsa della City londinese, che elargisce ai suoi collaboratori ben altri consigli di vita, per arrivare al successo senza troppi scrupoli. La notizia della morte dello zio Harry, che non vedeva da anni, lo obbliga a partire alla volta della Francia per occuparsi dell’eredità: la sua idea è quella di vendere la tenuta, cercando di guadagnarci il più possibile, e ritornare così allo sfrenato mondo dell’alta finanza.

Ma le atmosfere della sua infanzia lo inebriano: c’è ancora quel tavolino, al quale sedeva con lo zio, con un bicchiere vuoto e un posacenere con il mozzicone di un sigaro; ci sono, ormai in triste abbandono, la piscina e il campo da tennis dove si allenava e riceveva saggi consigli. Max percorre i corridoi della casa dove correva e giocava spensierato, visita la cantina dove vedeva fermentare il mosto. E la voce dello zio Harry echeggia ancora tra quelle mura, con la sua saggezza: «Un uomo deve riconoscere le sue sconfitte garbatamente, così come esultare per le vittorie. Max, un uomo non impara niente quando vince, perdere invece può portare molta saggezza.»

Max prende a poco a poco consapevolezza dell’importanza che ha avuto per lui questo straordinario educatore, che nell’atmosfera spensierata della vacanza gli ha trasmesso valori e saggezza. Simpatica anche la figura dal vignaiolo Duflot, uomo attaccato alla terra, alla vigna, che non vuole abbandonare: «Mi mancano poche vendemmie, prima che il mio corpo e il mio spirito vengano inghiottiti dal terroir», e che rinfaccia a Max di avere tradito l’unico uomo che gli abbia voluto bene.

Potrà stupire che Ridley Scott, regista di Blade Runner e de Il Gladiatore, abbia realizzato questa commedia così incentrata sui sentimenti. In realtà, sappiamo che anche nei film più d’azione Scott ha sempre tenuto in grande considerazione i risvolti antropologici, esistenziali. E’ quindi a suo agio anche nel descrivere la vita di campagna, con i suoi ritmi a misura d’uomo. I lavori della vigna e della vinificazione diventano così metafora della vita, perché, come dice Harry, «Ogni volta che trovi qualcosa di buono, devi averne cura e devi aspettare che cresca.»

La Provenza, la vigna, la casa con tutti i suoi ricordi a poco a poco scioglieranno il cuore indurito del broker: la vita della City di Londra diventa ai suoi occhi arida e senza senso. Ci sono anche due donne, la bella locandiera Fanny, amica d’infanzia prima dimenticata e adesso ritrovata,  e Christie, una californiana che sostiene di essere la figlia illegittima di Harry, che aiuteranno Max in questo percorso di recupero dei valori più solidi, aprendo il cuore alla generosità e all’amore. Giusto dunque brindare: «A zio Harry, per avere dedicato la vita al vino e ad imbottigliare la verità».

Un film di Ridley Scott del 2006. Con Russell Crowe, Albert Finney, Marion Cotillard.

 

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