Cena della Vigilia e pranzo del 25 dicembre: quando il focolare domestico dà il meglio di sé

Vi ho già raccontato il primo pranzo di Natale, quello di una settimana fa con i parenti di mio marito, con i quali abbiamo festeggiato in anticipo perché avrebbero trascorso le feste in Irlanda, con la figlia che ora vive lì. (leggete qui). La cena della Vigilia siamo andati a casa di nostro figlio Francesco, che vive in Piemonte con la moglie Marina e il loro bimbo, Leonardo, che sfoggiava una bellissima tutina rossa, per il suo primo Natale. Che emozione essere a casa di un figlio, vedere il suo albero di Natale (molto bello, il mio non sfigura solo accanto a Spelacchio, l’ormai famoso albero di Roma) e il suo presepio. Ecco nella foto la tavola apparecchiata con gusto ed eleganza. Il menu? Paté d’oca, tartine alla crema di lardo, coppetta ai gamberetti e salmone con crema di zucchine, preparato dalla mamma di Marina. Tutto molto chic, annaffiato da un Monbazillac, vino bianco dolce della regione vinicola del Sud Ovest della Francia, sulla riva sinistra della Dordogna, realizzato con vitigni di Sémillon, di Sauvignon blanc e di Muscadelle. E’ perfetto proprio con questi antipasti dal sapore forte. A seguire un ricco piatto di agnolotti, tipici della cucina piemontese, annaffiati da un vino piacentino molto intrigante, denominato “Luna Selvatica” e prodotto con uve Cabernet Sauvignon da un’azienda agricola della quale vi ho già raccontato l’interessante degustazione che abbiamo fatto l’anno scorso.  Per finire, una cheese cake, accompagnata da un ottimo Moscato, naturalmente del Piemonte.

Un bacio al nipotino, e ci mettiamo in viaggio per tornare a Milano. Arriviamo a casa proprio poco prima della mezzanotte, giusto in tempo per mettere nella mangiatoia Gesù Bambino, la Luce del mondo, Colui che è voluto entrare nella storia attraverso una famiglia, santificando così tutte le famiglie.

Il pranzo del 25 dicembre

Pensando al dono di questa nuova famiglia con la quale ho trascorso la vigilia di Natale, vado a dormire con la mente già al pranzo del giorno seguente, a casa dei bisnonni di Leonardo, cioè i miei genitori, che come da tradizione consolidata riuniscono a pranzo figlie, generi, nipoti e due bisnipoti!

Ecco la foto di gruppo, io non ci sono perché sono quella che ha scattato la foto. Scartando i regali, abbiamo degustato gli antipasti preparati da Serena, panettone gastronomico e tartine al prosciutto con una goccia di aceto balsamico di Modena, annaffiati da uno spumante del piacentino; a seguire le mie lasagne e l’arrosto alle prugne con patate al forno di Silvia, il tutto accompagnato da un ottimo Chianti Classico. Per concludere, panettone (siamo a Milano!) con crema al mascarpone, accompagnato da un Moscato d’Asti davvero eccellente, in onore del ramo piemontese della famiglia ed in ossequio al migliore abbinamento possibile con il panettone. Mentre si sorseggiava il caffè con la sambuca, ho distribuito a tutti un sacchetto dei miei immancabili biscottini di Natale.

Riflessioni a margine di un bellissimo Natale

Torno a casa stanca ma molto felice, perché è stato un Natale davvero piacevole, non tanto per la bellezza di tavole apparecchiate con arte, per i cibi succulenti ed i vini pregiati. E’ stato bello perché in questo caso la bellezza della tavola e dei suoi riti è stata il riflesso dei nostri legami familiari, autentici e solidi.

La tavola familiare si presta efficacemente a celebrare momenti importanti, e il Natale è certamente uno di questi. “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”: la saggezza popolare ci ricorda che la nascita di Gesù è un momento sacro anche per la famiglia, il giorno in cui tutti si riuniscono e anche visivamente si raccoglie intorno ad un tavolo tutta la nostra storia, passata, presente e futura. Non per niente la famiglia è detta anche “focolare domestico”: perché mangiare insieme è un gesto che contribuisce a costruire la solidità delle relazioni e con il passare degli anni sarà il rito naturale ricercato da chi si vuole bene. (Non mi dilungo su questi pensieri: potete magari leggere questo mio post).

Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’ ricorda che «nella nostra stanza, nella nostra casa, nel nostro luogo di lavoro e nel nostro quartiere [n.d.r. aggiungerei: sulla nostra tavola]  facciamo uso dell’ambiente per esprimere la nostra identità». Più prosaicamente, Anthelme Brillat-Savarin diceva così in uno dei suoi aforismi: “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei!” Se il modo di stare a tavola a Natale rivela la personalità e il carattere di una famiglia, devo dire che la mia è una gran bella famiglia!

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