Pio XII: “Il vino è in sé stesso cosa eccellente”

Per la rubrica “Distillati di sapienza”, vi segnalo questo discorso di Papa Pio XII ai partecipanti al VII Congresso Internazionale della Vite e del Vino. Il pontefice tocca molti aspetti: le caratteristiche della viticultura e della moderna enologia, il valore alimentare del vino e la mistica dell’Eucarestia. E ricorda che  il viticultore e l’enologo svolgono una professione: “che ha qualche rapporto con i più alti misteri.”

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Discorso di Papa Pio XII “Réunis à Rome” – 16 settembre 1953

Riuniti a Roma per il VII Congresso Internazionale della Vite e del Vino, voi avete desiderato, Signori, presentarci i vostri omaggi, e Noi accogliamo ben volentieri questa visita, felici di salutare in voi un gruppo illustre di professori, di tecnici e di economisti, che si interessano tutti, a diverso titolo, di viticultura e di enologia.

Problemi attuali della viticultura

Come non rievocare in questo luogo il ricordo degli agronomi dell’antichità, i quali dedicarono alla vigna i loro studi, e dei poeti, che hanno ad essa dedicato i loro canti? […] Problemi più complessi e più vasti vi preoccupano oggi, particolarmente in un Congresso Internazionale come il vostro. Ai giorni nostri i mercati internazionali impongono i prezzi, la pubblicità influisce sulla vendita, numerosi fattori tecnici, giuridici e commerciali entrano nel computo. Impossibile in tali condizioni mantenere la qualità e la reputazione di un vino senza possedere le più svariate cognizioni, che un solo uomo può difficilmente possedere. La viticultura costituisce ormai una scienza propria, con maestri e istituzioni specializzati. L’enologia, d’altra parte, mette a profitto le conoscenze sempre più approfondite della chimica minerale e della chimica organica per la produzione e la conservazione dei vini; ma non basta offrire alla clientela un prodotto di buona qualità; è necessario poterlo smerciare, e smerciare con profitto. Questo problema essenziale costituisce l’oggetto dell’economia viticola, alla quale il vostro Congresso ha dedicato diverse sedute di studio.

Il Vangelo ed il vino

Il vino è in sé stesso cosa eccellente. Senza contare la saggezza popolare, di cui la Sacra Scrittura ha spesso adottato le massime, sia per lodare il vino, sia per biasimarne gli eccessi, ogni cristiano ricorda che il primo miracolo del divino Maestro, alle nozze di Cana, fu la trasformazione di una copiosa quantità di acqua in vino generoso.

Ci possono essere, certo, serie ragioni per astenersi dal bere vino: ragioni di prudenza personale, di amore verso il prossimo, di riparazione religiosa per i propri peccati o per quelli degli altri. Sotto questo aspetto, molti hanno compiuto e compiono ancora gravi sacrifici. Ma non è meno legittimo mettere in luce, nel modo il più possibile scientifico, le alte qualità alimentari ed igieniche del vino. Siamo persuasi che in questo voi renderete un servizio all’umanità, poiché nel medesimo tempo aiuterete a precisare la misura, oltre la quale l’uso di ogni cosa creata diventa un abuso.

 Il vino, materia dell’Eucarestia

Non vogliamo terminare senza elevare il Nostro pensiero fino al mistero di fede, nel quale la religione cattolica contempla la più grande prova d’amore di Dio per gli uomini: il Santo Sacrificio della Messa. Usando l’intelligenza che il Creatore gli aveva data, l’uomo fece il pane derivandolo dal frumento ed il vino dall’uva, e il Figlio di Dio fatto uomo, prendendo nelle sue mani creatrici questi prodotti essenziali della terra e dell’uomo, sostegni e stimoli della sua vita transitoria, li cambiò, con la sua potenza e bontà infinite, in sostegni e stimoli della vita che non passa. Da duemila anni le generazioni cristiane attingono nel Sacramento del pane e del vino l’alimento della loro vita spirituale, e le meditazioni più profonde dei Padri della Chiesa e dei pensatori cristiani che si succedono nei secoli non hanno esaurito la profondità dei segni efficaci della grazia, nei quali il Salvatore degli uomini ha concentrato tutto il suo insegnamento e tutto il suo amore.  Il lavoro dell’uomo e il frutto delle sue fatiche servono all’atto di ringraziamento e di adorazione, alla espiazione e alla preghiera; preparano la materia che sarà tramutata in cibo e bevanda per la vita dell’anima. E’ l’intera vita umana che riceve un senso religioso e una consacrazione. Anche per coloro che non avessero la felicità di partecipare alla fede cristiana, una tale ricchezza di significato e un sì grande valore capace di suscitare alti sentimenti, non potrebbero passare inavvertiti. Perciò Noi abbiamo voluto farvi almeno una breve allusione davanti a voi, Signori, persuasi che non è indifferente esercitare una professione che ha qualche rapporto con i più alti misteri.

Augurando al vostro lavoro i più fecondi risultati e al vostro soggiorno nella città di Roma un luogo privilegiato nei vostri migliori ricordi, invochiamo su di voi e su tutti quelli che vi sono cari la Nostra Benedizione Apostolica.

 

Roma, 16 settembre 1953

 

 

 

 

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