La Cena del Giovedì Santo: ultima di una lunga serie

All’avvicinarsi del Triduo Pasquale, che comincia con il ricordo dell’Ultima Cena, durante la quale Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucarestia, ricordiamo alcuni dei tanti episodi che vedono Gesù commensale: e sono proprio tanti. I suoi nemici lo giudicavano “un mangione e un beone” per denigrarlo, dopo avere considerato un matto Giovanni il Battista che digiunava nel deserto. Insomma: se si vuole parlare male di qualcuno, ci si inventa sempre qualcosa, magari esasperando alcuni aspetti del suo modo di vivere. Se dicevano così, vuol dire che Gesù a tavola ci stava volentieri; non certo per gozzovigliare, per darsi al vizio della gola, ma perché sapeva che a tavola si entra in sintonia più facilmente con le persone, si parla piacevolmente, si raggiunge un’intimità e una confidenza che difficilmente si ottengono in altri contesti.

Se scorriamo il Vangelo, troviamo tanti episodi di cene e pranzi dove Gesù è il commensale protagonista della scena. Ad esempio le nozze di Cana, occasione del primo miracolo; e poi il piacere della compagnia di Maria, Marta e Lazzaro; la cena a casa di Zaccheo, dove Gesù si autoinvita con simpatica schiettezza, suscitando la gioia irrefrenabile del pubblicano che si converte con generosità. Ci sono pranzi dove l’atteggiamento informale di Gesù provoca indignazione, come quello a casa del fariseo, scandalizzato perché Gesù non ha fatto le abluzioni, con la conseguente invettiva del Messia contro i farisei: “Guai a voi …”.  A casa di un altro fariseo arriva la peccatrice che unge il Maestro con olio profumato, lavandolo con le sue lacrime e asciugandolo con i suoi capelli. Ancora una volta i farisei si scandalizzano, Gesù invece apprezza l’umiltà e la manifestazione d’amore di quella donna e fa notare al padrone di casa la freddezza con la quale è stato accolto da lui a tavola. C’è modo e modo di accogliere gli ospiti, e il commensale si accorge sempre se è gradito o no alla mensa.

A casa di uno dei capi dei farisei Gesù ha anche occasione di dare qualche suggerimento di carità e umiltà a tavola: non cercare i primi posti, non invitare solo chi ti sta simpatico o chi è potente, sperando in un tornaconto, ma invita alla tua mensa chi ha bisogno, con generosità e disinteresse. Il bisogno può essere non solo quello dello stomaco ma anche quello dell’anima, la necessità di sentire il calore dell’amicizia e della vicinanza nei momenti difficili della vita, per non sentirsi soli ed esclusi in un mondo spesso ostile e complicato.

San Matteo ci racconta che lui stesso, dopo avere accolto la chiamata di Gesù a seguirlo, lo invita a cena a casa sua. Pubblicani e peccatori accorrono a quella mensa. L’evangelista con quel banchetto suggella il suo ingresso nella comunità dei discepoli, diventando subito a sua volta un evangelizzatore: i suoi ex colleghi e altri pubblici peccatori arrivano a casa sua e restano contagiati da quella bella compagnia e dalle parole del Maestro, incuriositi dalla scelta di vita di Matteo. (scatenando naturalmente lo sdegno dei soliti farisei). Che bella occasione è la tavola, per invitare amici che hanno bisogno di amicizia e anche di ascoltare parole importanti, quelle che danno senso alla vita.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci è raccontata da tutti i Vangeli: un miracolo pieno di simbologia, è il soddisfacimento di una esigenza nutrizionale e allo stesso tempo immagine di quel Pane del Cielo, che ci sostiene nel cammino della vita. C’è un ragazzo che ha cinque pani e due pesci e, invece di allontanarsi e mangiare in solitudine quello che prudentemente aveva portato con sé, decide di condividerlo: e avviene il miracolo. Ma se ci pensate bene, la condivisione della tavola provoca sempre un piccolo miracolo di gioia e amicizia.

Anche quando racconta parabole, Gesù usa la metafora del banchetto: quello di nozze rifiutato dai primi invitati, con scuse improbabili, che provocano l’irritazione del padrone di casa, che allora invita la gente umile agli angoli delle piazze (ma che brutta figura che fa quello che si presenta senza abito appropriato all’evento!). C’è il banchetto meraviglioso della misericordia, quello imbandito dal padre per il figliol prodigo tornato a casa pentito, con tanto di vitello grasso.

Quando giunge l’ora della sua Passione, Gesù organizza, con attenzione alla bellezza, la tavola da condividere con gli amici più veri. Desidera ardentemente cenare con i suoi discepoli: fa preparare il luogo dell’Ultima Cena con cura minuziosa: “una sala al piano superiore, grande ed addobbata”. Attorno a quella tavola gli apostoli raggiungono una profonda intimità con Gesù, la stessa che sperimentano i discepoli di Emmaus quando, tristi e abbattuti, chiedono a quello sconosciuto di cenare con loro, perché sentivano di stare bene con lui.

Dopo la Resurrezione, incontrando gli apostoli sul Lago di Tiberiade, prepara ancora da mangiare per loro: «Appena scesi a terra videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: “Portate un po’ del pesce che avete preso or ora. Venite a mangiare”. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce

La buona tavola è un modo per dimostrare amore, amicizia, attenzione e generosa voglia di condivisione nei confronti del nostro prossimo. Gesù prepara volentieri i pasti per i suoi discepoli, così come apprezza chi ha preparato la tavola per lui, con generosità.

Buona Settimana Santa e Buona Pasqua a tutti gli amici del blog!

 

3 commenti su “La Cena del Giovedì Santo: ultima di una lunga serie

  1. marierose ha detto:

    Ho letto e provo gioia, perché Gesù chiama e invita tutti, ma non tutti ascoltano il Suo invito…allora Gesù chiama i pagani, che riconoscono la bontà di Gesù, e si convertono…..mi commuovo ……Solo Gesù ama gratuitamente ….penso che bisogna togliere i sassi che troviamo sulla nostra strada,…allora si che siamo liberi per continuare la salita…..
    Ciao…. e grazie per quanto hai scritto….tocca il cuore…….ciao dalla Spagna….Ave Maria….

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  2. marierose ha detto:

    Grazie …..Buona settimana Santa…..e una Santa Pasqua del Nostro Signore Risorto………….Meditare la Passione di Gesù, è anche un meditare alla nostra vita, con amore e fede per Amore di Cristo. Grazie e buona giornata…

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  3. Serena ha detto:

    …sarò a Medjugorje giovedì e per la Pasqua: augurissimi!

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