Il pollo di Bastianina

Sono passati ormai 20 anni da quando è morta mia suocera, la Nonna Pina. Una morte improvvisa, che ci ha colto assolutamente impreparati. La vita poteva concederle ancora un po’ di tempo, per godersi i suoi amatissimi nipoti e per rendere felici tutti coloro che potevano approfittare della sua compagnia e della sua buona tavola.

Perché parlarne in questo blog? Per un fatto legato proprio a quei giorni di lutto, che dimostra che ci sono cibi semplici che acquistano valore per il profondo significato che veicolano.

Partiamo per l’Isola d’Elba, perché era suo desiderio essere sepolta al cimitero di Marciana Marina, dove è sepolto anche il marito Antonio. E’ la fine di ottobre, il sole brilla e il mare è tranquillo, ma l’aria è fresca e ci annodiamo le sciarpe attorno al collo, mentre il traghetto ci porta sull’isola. Mio figlio Francesco (che allora aveva 8 anni) tra l’altro ha una bella tonsillite in corso, sta ancora prendendo l’antibiotico. La nostra casa al mare non ha il riscaldamento, si scalda solo con il camino acceso in sala e una stufetta elettrica in camera da letto. Già pensavo con preoccupazione al freddo umido che avremmo trovato in quella casa. Inoltre, non ci sarebbe stato il tempo di fare la spesa, cosa avremmo mangiato? Non c’era certo lo spirito giusto per andare al ristorante, saremmo probabilmente andati a letto senza cena, accontentandoci di qualche merendina che una mamma ha sempre nella borsa.

Terminato il funerale salutiamo i tanti amici e parenti che sono venuti alla funzione. Mentre ci avviamo verso casa, la carissima Bastianina, una parente (non chiedetemi l’esatto grado di parentela, l’albero genealogico della famiglia di mio marito ha rami complicati), si avvicina e ci chiede se vogliamo andare a cena a casa sua. Non abbiamo lo spirito giusto per stare in compagnia, fosse anche di persone care che stanno partecipando al nostro dolore. Allora Bastianina tira fuori il piano B: “Almeno accettate che vi porti a casa quello che ho cucinato, e lo mangiate tra di voi”. A questo non dico di no, perché se mio marito ed io non avevamo molta fame, Francesco  comprensibilmente la pensava in modo diverso.

E così andiamo a casa: mio marito e mio figlio accendono il camino, io apparecchio la tavola e arrivano Bastianina e il marito Nanni, che scendono dall’auto con pentole fumanti: una contiene un brodo di carne, il brodo vero, mica quello che faccio io con il dado; e una contiene un bel pollo arrosto.  Non ho più parole per ringraziare, solo lacrime di riconoscenza commossa.

Se ne vanno, rispettosi della nostra voglia di stare un po’ soli. Ci sediamo a tavola: la tazza di brodo ci scalda non solo il corpo ma anche l’anima. Il pollo è fantastico, saporito, pieno di aromi e spezie, sicuramente provenienti dal loro orto. Sapori genuini, che al supermercato di Milano difficilmente trovo. Fino a poco prima non avevamo nemmeno fame, ma quel ben di Dio ci fa ritrovare l’appetito e soprattutto un po’ di sorriso.

Sono passati vent’anni, ma io quel pollo di Bastianina non l’ho dimenticato. Era più di un pollo: era un gesto di amore, di grande attenzione e generosità. Perché i cibi non solo nutrono ma hanno un significato, sono specchio delle relazioni tra le persone. Con quel pollo, Bastianina ci ha voluto dimostrare il suo affetto,  il desiderio di darci un po’ di sollievo e di pace in quel momento di dolore.

Incredibile: anche un pollo diventa occasione di memoria e di emozione.

Un commento su “Il pollo di Bastianina

  1. Alberto Vivenzio ha detto:

    L’ha ribloggato su Il sito di Albertoe ha commentato:
    …i cibi non solo nutrono ma hanno un significato, sono specchio delle relazioni tra le persone…

    Mi piace

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