Vetro, cristallo & co: la bellezza degli oggetti che ornano la nostra casa

Un cane o un gatto faranno sicuramente grande festa al pasto che preparerete loro, soprattutto se molto affamati, ma si lanceranno sul cibo con il medesimo entusiasmo, sia nel caso in cui venga versato in una ciotola di terracotta povera e magari sbeccata, sia nel caso in cui sia contenuto in un prezioso vasellame di porcellana di design, decorato con sapiente estro. Perché ad un animale interessa solo mangiare e poco gli importa dove è contenuto il cibo, non è in grado di dare una valutazione sulla bellezza del contenitore.

Per l’uomo è diverso: una delle cose che distingue l’uomo dall’animale è proprio il modo con cui vive il momento del nutrimento. L’uomo, dopo essersi procurato il cibo, lo cucina, mescola gli ingredienti, prepara sott’oli e sott’aceti, torte e stracotti, timballi e spaghettate: nulla a che vedere con gli animali, che come è evidente non sanno cucinare. Ma soprattutto, una volta realizzato il pasto, l’uomo lo consuma con i suoi simili. E’ infatti l’unico “animale” che mangia in compagnia e, proprio per questo alto significato sociale e simbolico del pasto, è  portato a curare con attenzione e senso artistico anche l’arredo della tavola.

Ecco allora tovaglie pregiate, ricamate a mano, o comunque di gradevole aspetto; piatti e posate, bicchieri, zuppiere e piatti da portata che nella loro qualità rispecchiano la voglia di rendere piacevole ed attraente il momento del pasto, con lo scopo di valorizzare quanto viene cucinato, di accogliere con amore e rispetto i commensali, di contraddistinguere un giorno di festa o un lieto evento. Anche quando si apparecchia la tavola in modo molto semplice, nella quotidianità della vita di famiglia, stiamo compiendo un gesto di grande civiltà.

E’ davvero un peccato mettere poca cura nella scelta degli oggetti che si utilizzano in occasione del pranzo: si scende poi ad un livello ancora più basso quando si consuma il cibo senza un rito, nel contenitore di plastica del supermercato, senza nemmeno apparecchiare la tavola. Si comprende questo modo di fare quando si è di fretta, nei pochi minuti di una pausa pranzo tra un impegno frenetico e l’altro, ma dovrebbero essere eccezioni che confermano la regola: è bello mangiare con la dovuta cura non solo nella realizzazione dei manicaretti ma anche nella scelta degli oggetti con i quali si apparecchia la tavola. Anche chi non mette tanta attenzione a queste cose, nella vita quotidiana, resterebbe deluso se a Natale non ci fosse un bel pranzo preparato con cura e bellezza della tavola, e apprezzerebbe come gesto di amore l’organizzazione di una festa per il proprio compleanno, con la classica torta con le candeline, servita su eleganti piattini per il dolce, e con lo spumante stappato con un bel botto e poi versato nelle flûte.

Se ci informiamo sulla storia dei materiali come il vetro, la ceramica, la porcellana, l’acciaio, ci si stupisce di fronte a quanto ingegno, intelligenza, tecnologia ma anche senso artistico l’uomo abbia messo nella realizzazione di quegli oggetti. Mi capita ad esempio tra le mani un volumetto “La competenza dei materiali”, pubblicato dalla rivista Casastile in collaborazione con ART – Arti della tavola e del regalo (l’associazione delle aziende di produzione e distribuzione di articoli per la tavola, la cucina e il regalo). Nella presentazione, la Presidente di ART, Donatella Galli, scrive: «La terra, l’acqua, il fuoco … gli oggetti che ornano le nostre case hanno origini ancestrali, che derivano dagli elementi dai quali scaturisce la vita stessa. Le materie prime con cui sono realizzate sono puri e preziosi elementi della natura che la maestria e l’ingegno dell’uomo hanno saputo interpretare e trasformare. Raccontano storie affascinanti le cui parole chiave sono “arte”, “innovazione”, “ricerca”, “estetica”, “qualità”.»

Prendiamo ad esempio il vetro. E’ un materiale che si forma per progressiva solidificazione di un liquido viscoso, ottenuto per fusione di minerali cristallini: silice, soda, carbonato di calcio e allumina. La storia ci racconta che la scoperta di questo materiale risale al III millennio a.C., in Mesopotamia; grazie ai Fenici il vetro si diffonde in tutto il Mediterraneo, i siriani hanno introdotto la tecnica della soffiatura in canna e i romani sono stati i primi a produrre bottiglie in forma geometrica. I veneziani diventano grandi artisti nella produzione del vetro: ancora oggi l’isola di Murano è meta di turisti alla ricerca di preziosi manufatti (una curiosità: i veneziani trasferiscono le vetrerie sull’isola di Murano, per proteggere la città e i suoi preziosi palazzi dagli incendi che a volte si sviluppano nei laboratori.)

Dalla lavorazione manuale, ottenuta grazie all’energia dei polmoni, si è passati a quella meccanica e industriale, ma all’origine c’è sempre l’estro dell’uomo che applica la propria intelligenza per ottenere un materiale non solo di alta qualità ma anche esteticamente bello: pensiamo al cristallo, caratterizzato da brillantezza e sonorità, e al vetro decorato, inciso, dipinto.

Un vino pregiato deve essere bevuto nel bicchiere adatto: le caratteristiche del vino infatti possono essere esaltate o al contrario penalizzate dalla scelta del bicchiere. C’è la flûte per lo spumante, il bicchiere grande e ampio per i vini corposi, il calice di piccole dimensioni e panciuto per il vino liquoroso. Chi ama il vino, lo beve nel bicchiere giusto, contemplandone il colore attraverso la raffinata lucentezza del cristallo.

Se avete tra le mani un vino particolarmente raffinato, mi raccomando: bevetelo nei bicchieri giusti! Non fate come Miles, il protagonista del film “Sideways. A spasso con Jack”: grande intenditore di vini, conserva gelosamente da anni nella sua preziosa cantina una bottiglia di Cheval Blanc, un Grand Cru, uno dei più prestigiosi (e costosi) vini di Bordeaux, un vino quasi leggendario. Attende l’occasione giusta per stapparlo, e quella occasione non arriva mai. La sua vita è piena di delusioni e ad un certo punto è talmente depresso e convinto di non avere più prospettive, che va in un fast food, stappa la bottiglia di Cheval Blanc del 1961 e lo beve … nel bicchiere di cartone! Una scena molto triste ma davvero efficace, per rendere l’idea della depressione completa nella quale è caduto Miles.

Abbiamo parlato di lucentezza ma anche di sonorità dei bicchieri: vi lascio con questo filmato, dove il cristallo dei calici diventa addirittura … uno strumento musicale!

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