Perché la forma è sostanza!

Casalinga Dreamin’” è una rubrica curata da Romana Cordova all’interno del blog https://mienmiuaif.wordpress.com, che si definisce “coniugale, musicale, corale” e che raccoglie testimonianze e riflessioni, soprattutto sul tema del matrimonio. Romana si definisce “una persona molto “geografica” perché oltre a chiamarsi come due città è nata negli anni 80 a Reggio Calabria ma adesso vive in Trentino e suo marito si chiama Emiliano. Fa la casalinga e sognava di farlo da tempi lontani”. Mi è piaciuta molto la riflessione che ha pubblicato recentemente sul blog e ve la propongo volentieri, perché contiene a mio parere molta saggezza e profondità nelle considerazioni antropologiche e nel desiderio di costruire un mondo migliore anche attraverso la bellezza della casa.

E comunque, Romana, se decidi di fondare un movimento contro il “rozzismo”, guarda che io sarò la prima ad aderire con entusiasmo!

Perché la forma è sostanza!

La vostra casalinga è tornata. E viene a parlarvi, con la sua anima tutta rosa e uno sguardo volutamente e sentitamente da Pollyanna, di quanto secondo lei sia importante ricercare, esprimere la bellezza in ogni piccola cosa, anche attraverso tanti piccoli dettagli che a molti possono apparire insignificanti o superflui o solo elementi formali.

Avete sentito dire che la forma è sostanza? Io sì, da una persona per me molto importante, che ha contribuito notevolmente alla mia formazione, che mi ha educata, e ho sempre sentito che questo fosse vero.

Ho una forte antipatia per la sciatteria, per la bruttezza. E ce ne è tanta in giro. Non sembra anche a voi? Capita anche che ne siamo così circondati e abituati che ci ritroviamo assuefatti.

Spesso scambiata erroneamente per semplicità, altre volte perché rispecchia malessere interiore, con varie gradazioni si va dalla sciatteria alla rozzezza. E questo in ogni aspetto, dal modo di presentarsi esteticamente al modo di esprimersi e nello svolgere anche le più banali azioni quotidiane.

Non voglio assolutamente fare un elogio del bon ton pieno di regole vuote di significato e di fredde norme di galateo che non esprimono altro se non un formalismo che risulta pure inutile e inaridisce. Certo queste regole hanno in sé un tentativo di cercare la bellezza ma lo inchiodano dentro schemi che si fermano solo ad un livello di apparenza, perciò restano in superficie e non appagano nel profondo.

Le ho sempre preferite però ai modi e agli atteggiamenti più grezzi, confusi, arruffati e fin dall’età in cui mettevo da sola un tè nella tazza o il gelato nella coppetta ho voluto che, appunto, il tè andasse messo nella apposita tazza da tè o in una mug, possibilmente carina (che ho un amore sviscerato per le porcellane ve l’avevo detto, al punto che contemplare piatti e tazzine ha un potere proprio rasserenante su di me) e il gelato nella coppetta e non nella tazza o peggio nel bicchiere. Un piccolissimo esempio, da casalinga forse, per dire che anche dettagli come questi, che ad alcuni sembrano solo forma (perché la sostanza sarebbe il fatto di bere il tè o mangiare il gelato senza l’importanza di dove si trovino), fanno la differenza perché trasmettono un’attenzione verso il bello che rende anche il gesto più gradevole, con un gusto più pieno.

Parlo di piccoli dettagli come sono gli oggetti di uso comune, e quindi l’attenzione all’atmosfera in cui si vive, ma si potrebbe parlare a lungo del modo di presentarsi, di esprimersi verbalmente e non.

Sono esagerata? Questi sono solo fronzoli e che anzi, distolgono dalle cose serie e dalla semplicità a cui invece dovremmo guardare? Ma la semplicità, intesa come espressione di ciò che è vero e buono non è eliminazione della forma. Perché la forma è sostanza. La riveste, la manifesta, la comunica, la porta, la esprime, a se stessi e agli altri. Una forma raffinata esprime un atteggiamento per me più pianamente umano. Una forma rozza mi fa pensare istantaneamente al “nascer non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza” di dantesca memoria.

E la semplicità non vuol dire neanche spontaneismo, per cui va bene tutto ciò che non è prima pensato.

Da tempi passati di eccessivo formalismo siamo arrivati ad uno spontaneismo, riflesso probabilmente (io azzarderei a dire quasi sicuramente) di quell’esaltazione dell’emotività che viene dall’idolatria dell’Io di cui è permeata la nostra epoca. Fatto sta che ne risulta sciatteria e rozzezza diffusi.

Mio marito scherzando mi dice che io vorrei fare la paladina di un movimento contro il “rozzismo” ed eliminare tutto ciò che c’è di rozzo dalla terra. In effetti è vero, è il mio sogno impossibile! Le cosiddette “buone maniere” mi hanno sempre affascinato perché ci intravedo almeno un germe del bello a cui tendo, anelo. Anche in quelle che mascherano ipocrisia. L’animo non devo giudicarlo io, ma la forma delle “buone maniere” mi lascia comunque una buona sostanza e tendo a preferirla.

Tutto questo per dire: volgiamoci a cercare e a portare la bellezza anche nelle piccolissime cose, anche negli aspetti più superficiali, lasciamo emergere l’anelito che c’è in ogni persona verso il Bello, il Vero, il Buono.

Pubblicato in:  https://mienmiuaif.wordpress.com/2016/09/10/perche-la-forma-e-sostanza/

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