“Alle origini della bellezza”: anche a tavola

Alle origini della bellezza” di Stefano Chiappalone (Cantagalli, 2016) è un libro che mi ha tenuto compagnia durante un viaggio in treno, è di piacevole lettura ma di grande profondità, e mi ha suggerito alcuni spunti di riflessione in tema con questo blog. Parla della bellezza come strumento per accedere ai valori superiori dell’uomo, della contemplazione del bello come porta per ricostruire una vita e una società più umana, più profonda e più elevata.

Abbiamo tutti tanto bisogno di bellezza, per risvegliare i cuori del nostro tempo: «Anche l’uomo del XXI secolo resta senza parole di fronte a castelli, cattedrali, opere d’arte del passato, ma in cui scorgiamo un riflesso di quel “paradiso perduto” cui ciascuno anela nel profondo del cuore», scrive Stefano Chiappalone nel suo libro. Ma la bellezza non è solo quella delle grandi opere d’arte del passato, è qualcosa che possiamo realizzare anche noi tutti giorni, nella nostra vita, per renderla migliore e per costruire relazioni costruttive con chi è a noi vicino: «Non c’è alcun settore della vita quotidiana, nessuna attività che sia “poco importante” o neutra, neanche quelle che siamo soliti associare al gusto e al godimento estetico. Al contrario, esse parlano direttamente all’anima e la loro importanza è massima ai fini della conversione o della apostasia dei singoli e delle società, nella misura in cui essi esprimono ed indirizzano le nostre tendenze nel bene o nel male. […]  L’ambiente è pertanto costituito dall’insieme degli elementi sensibili attraverso i quali veicoliamo, e al contempo riceviamo, contenuti di natura spirituale

Leggendo questo passo, la mia mente è corsa subito alla bellezza della tavola, come esemplificazione di quanto sostenuto dall’autore: non è “neutro” il modo di stendere una tovaglia, di apparecchiare una tavola, di versare un vino importante nei bicchieri giusti, di scegliere il servizio di piatti più adatto all’occasione, di cucinare manicaretti gustosi. Sono cose che, per usare l’espressione del libro, “parlano direttamente all’anima”: l’invitato si sentirà gratificato da quella bellezza che gli viene offerta, a vantaggio della relazione interpersonale.

Ci sono quindi scelte che, come scrive Chiappalone,  «indirizzano le nostre tendenze nel bene o nel male». Che differenza tra il cibo consumato senza un minimo di attenzione, in fretta e con sciatteria, da soli, magari davanti alla TV o al pc, e quello che si gusta in compagnia, su una tavola magari rustica ma preparata con amore e attenzione. Le persone saranno toccate, in modo negativo nel primo caso, positivo nel secondo, da quelle tendenze, da quelle abitudini.

La via della bellezza anche a tavola «può così rivelarsi più efficace dei pur necessari discorsi e ragionamenti, nella misura in cui punta dritta al cuore di ciascuno per guarire le ferite di quest’epoca in crisi di speranza, ricordando a ciascuno di noi la grandezza della sua natura e del suo destino».

Viviamo in tempi oscuri, abbiamo bisogno di speranza, di gioia, di piaceri che non siano effimeri e sregolati ma che portino gratificazione all’anima. La bellezza è portatrice di speranza, ma questo risultato si ottiene non quando si cerca il potere, la vanità, la vanagloria, ma quando si produce bellezza in un gesto di dono.

La tavola non è forse un chiaro esempio di altruismo, generosità e arte nello stesso tempo?  C’è bellezza nell’apparecchiatura e nel gusto dei cibi, in un felice connubio tra qualità del cibo e qualità della relazione.

«Proprio nei tempi più difficili la sete di bellezza si fa più ardente», scrive Chiappalone, perché non si può vivere solo di utile e funzionale ma dobbiamo alzare lo sguardo: siamo fatti di anima e corpo. La tavola non è solo un momento per nutrirci, come fanno le bestie, ma anche per entrare in relazione con gli altri. Il cibo ha i suoi riti, le sue liturgie: ha bisogno del suo altare e dei suoi strumenti. Gli oggetti della tavola non sono semplici accessori, sono componenti essenziali di quel rito: la loro bellezza aiuterà ad elevarci verso il bene.

Sono solo alcuni spunti che ho tratto dalla lettura del prezioso saggio di Stefano Chiappalone: non lasciatevelo scappare!

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