“Chef”: un’amicizia può cambiare la vita

“Chef” è un film francese del 2012 diretto da Daniel Cohen, o meglio, come scritto nei titoli di testa, “cucinato a modo suo da Daniel Cohen, rosolato dal direttore di produzione, infornato dal produttore esecutivo”. La sceneggiatura e i dialoghi sono stati “decantati” dallo stesso Daniel Cohen, il suono è stato impastato e amalgamato, il montaggio è stato tritato … insomma, già nei titoli di testa si capisce che il film strizza l’occhio al cibo come metafora della vita.

La colonna sonora è del nostro Nicola Piovani, premio Oscar per le musiche del film “La vita è bella”, di Roberto Benigni.

Protagonisti sono due cuochi, entrambi in crisi sia professionale che familiare, ma il loro incontro cambierà in meglio la vita di tutti e due.

Jacky Bonnot (interpretato da Michaël Youn, da noi poco noto ma è una star della TV francese) è un giovane chef che sogna di sfondare nel mondo dell’alta cucina, ma a causa del suo carattere intransigente e poco incline al compromesso viene sistematicamente licenziato dai ristoranti dove lavora. La sua compagna Béatrice è incinta e si lamenta per la precarietà della situazione.

Alexandre Lagarde (un simpatico Jean Reno), chef stellato del ristorante Cargo Lagarde, sta vivendo un momento di crisi di ispirazione tra i fornelli. Vive con la figlia, studentessa universitaria, ma la trascura, assorbito dalle sue preoccupazioni professionali: infatti la proprietà del ristorante è passata ad un giovane e spregiudicato proprietario che vorrebbe un deciso rinnovamento in cucina, in chiave più moderna, e per liberarsi dello chef che ritiene troppo antiquato non esita a mettergli contro i fornitori e a togliergli i suoi più fidati collaboratori.

Nel frattempo Béatrice ha trovato a Jacky un posto di imbianchino, per poter contare su un sostegno sicuro in vista della nascita del bambino, ma quando per un caso fortuito Alexandre lo conosce e intuisce il suo valore, lo ingaggia per uno stage gratuito al Cargo Lagarde. Per il giovane chef è l’occasione che aspettava da una vita e accetta, senza dire nulla a Béatrice.

Tra i due chef comincia una collaborazione a tratti spigolosa: i loro caratteri difficili non si armonizzano facilmente, ma a poco a poco sapranno aiutarsi reciprocamente non solo a raggiungere il successo ai fornelli ma anche, cosa che più conta, negli affetti familiari.

Si ride quando Jacky propone piatti sofisticati alla tavola calda dove i clienti vogliono solo la bistecca con le patate, o quando realizza creative “mise en place”  per la mensa della casa di riposo per anziani: viene messa un po’ alla berlina l’eccessiva ricercatezza di certa cucina stellata. Ma le risate maggiori vengono strappate durante i tentativi da parte di Alexandre e Jacky di apprendere le tecniche della cucina molecolare, per realizzare quella che uno chef spagnolo chiama “atomizzazione dell’anatra”: i cubetti d’anatra, oltre ad avere livelli di idrogeno troppo alti, sanno di pesce, ad un secondo tentativo sanno di lampone e alla fine  una reazione chimica per poco non fa esplodere tutta la cucina. (Il video è in lingua originale, con sottotitoli in inglese).

Gli ingredienti del film (perdonate la metafora) sono un classico dell’intreccio cinematografico: un uomo di successo in crisi che fa da mentore in cucina e nella vita ad un giovane che a sua volta gli trasmetterà nuovi stimoli, nuovo entusiasmo ma soprattutto la voglia di mettere finalmente al primo posto gli affetti familiari, perché non c’è trionfo nel lavoro che valga quanto l’amore dei propri cari. Alla fine il rispetto della tradizione e la cura della relazione interpersonale  diventano strumenti di  successo non solo nella vita ma anche a tavola: il ritrovato affiatamento tra Alexandre e la figlia e la pace fatta tra Jacky e Béatrice, che si sposeranno, è in parallelo con il trionfo del Cargo Lagarde, che proporrà un nuovo menu creativo ma sempre nella scia della cucina  tradizionale.

Ancora una volta la tavola è specchio delle relazioni umane: quella che lo chef spagnolo di cucina molecolare chiama “cucina retrograda e preistorica” si rivela in realtà vincente, così come sono vincenti l’amore e la famiglia. Le follie del mercato, la ricerca della novità ad ogni costo, l’egoismo e l’arrivismo saranno alla fine sconfitti dall’amore e dai valori più profondi.

Il film è leggero, piacevole. Il sottotitolo in italiano è “Riderete di gusto” ed è proprio così. Si regge soprattutto sull’ottimo affiatamento tra i due protagonisti, bell’esempio di schietta amicizia maschile.

 

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