Vizio della gola, virtù della temperanza

Potrà sembrare strano, in un blog che parla di bellezza della tavola, dedicare dello spazio al vizio capitale della gola. In realtà, la gola è proprio l’opposto della bellezza della tavola. Perché bellezza significa ordine, equilibrio, riti da rispettare. Chi ha il vizio della gola mangia anche se non ha fame, consuma i cibi senza regole, senza orari.

Dante colloca i golosi nel terzo Cerchio dell’Inferno: sono colpiti da una pioggia scrosciante, sdraiati nel fango puzzolente. Ecco la pena del contrappasso: sono lerci e maleodoranti, dopo che nella vita hanno cercato prelibatezze e profumi. Cerbero li scuoia e li squarta, come se fossero loro stessi cibi da mangiare. E anche Cerbero è a suo modo raffigurazione della gola: con tre bocche, la barba unta e sporca, la fame rabbiosa che placa mangiando la terra.

San Tommaso scrive che la gola è la brama abituale e disordinata di cibi e bevande, desiderati in modo intenso, con bramosia, con la smania incontrollata di arrivare il più presto possibile all’incontro con il cibo. E’ il mangiare con avidità, da ingordi, più di quanto è necessario. Attenzione: provare soddisfazione nei cibi, anzi ricercarne il piacevole diletto, fa parte dell’uso del senso del gusto, che ci invita a nutrirci, come è giusto fare, e suscita gioia e allegria in famiglia, in compagnia degli amici, in occasione di feste e anniversari. Gesù stesso, parlando del suo Regno, ce lo presenta come un grande banchetto, pieno di ogni bene, nel quale lui stesso passerà a servirci.

Il vizio capitale consiste nel cercare il piacere per il piacere, nel considerare il cibo come cosa, non come dono. Diventa semplice oggetto di cui appropriarsi, non esperienza di vita ricevuta. Il vizio della gola ha la sua radice proprio nella dimenticanza del miracolo del cibo e della vita che ne deriva. E’ più facile praticare la virtù della temperanza quando il cibo è consumato in un rito familiare, dove alla bontà del cibo si accompagna la bellezza della relazione umana, aspettandosi l’un l’altro, aiutandosi reciprocamente nel servizio a tavola, pensando più alla gioia del dare che al piacere del ricevere.

Non c’è nulla di male nel provare piacere a tavola, anzi è cosa moralmente buona. Non è cosa buona sottrarsi al controllo della ragione, cercare solo un desiderio disordinato, lanciarsi con voracità sui cibi, degradandosi ad un livello quasi animale. Tra l’altro, il goloso non è mai veramente appagato, è sempre insoddisfatto, sempre alla ricerca di maggiori piaceri. Non sarà mai veramente felice.

Ben diversa la gioia di chi, avendo un generoso ed equilibrato rapporto con il suo prossimo, vedrà nella tavola un momento di altruismo, di scambio di doni, di armoniosa realizzazione di una bellezza che nutre non solo il corpo ma anche l’anima. Per reagire alla gola è importante l’ordine del cibo, della tavola, l’orario che scandisce la giornata, la calma nel servire e nell’attendere gli altri. Dobbiamo imparare l’autodisciplina, come nella sessualità. Il paragone non è azzardato: sia il cibo che la sessualità hanno a che fare con la vita, sono cose buone ma da vivere in modo corretto, in un contesto ordinato e in una relazione con il prossimo orientata al rispetto e alla carità.

Il vizio della gola fa sì che, per il desiderio smodato di mangiare, perdiamo di vista beni altamente superiori: Esaù è un personaggio simbolico in questo senso, quando per un piatto di lenticchie rinunzia alla primogenitura. Negli episodi biblici, il diavolo vorrebbe tutto ridurre a fame terrena, perché Dio e l’amore siano dimenticati, vorrebbe che il cibo fosse solo una cosa da possedere.  Nelle tentazioni, Gesù risponde al diavolo: «Non di solo pane vivrà l’uomo». Certo l’uomo vivrà anche di pane, ma non sarà esso a bastargli. Gesù insegna così a privarsi del cibo, proprio per lasciar emergere quella fame che abita nel profondo del cuore: «Mio cibo è compiere la volontà del Padre».

Quante persone (e non solo ragazzini) mangiano senza regole, davanti al pc, camminando per strada, guardando la tv. Nella moderna civiltà del benessere, dove hanno fatto irruzione prodotti alimentari industriali, si mangia a tutte le ore, appena scatta il desiderio. Possiamo trovare fast food che sfornano cibi a tutte le ore, macchinette distributrici di merendine, snack e bibite. Crescono però i disordini alimentari, conseguenza anche di un disordine antropologico.

Una delle cause dell’obesità … è il fatto che non si sta più a tavola. Un paradosso? Non tanto, se riflettiamo bene sul contesto. Rispettare l’ordine e la bellezza della tavola aiuta a vincere il vizio della gola, con vantaggi peraltro non solo per la salute del corpo ma anche nella nostra relazione con il prossimo. Ci sono buone abitudini che rischiano di essere perdute: non mangiare fuori pasto, attendere l’orario del pranzo e della cena, mangiare in famiglia e in compagnia di amici, chiacchierando con calma e serenità, su una tavola apparecchiata con cura e ordine, mangiando cibi salutari e genuini. Sono regole che aiutano a crescere, che insegnano a mettere ogni cosa nella giusta gerarchia, che ci insegnano a dominare gli istinti e a vivere il rapporto con il cibo nel giusto piacere, senza eccessi e intemperanze che fanno male al corpo, allo spirito e alla relazione interpersonale.

 

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