Andar per cantine

di Andrea Arnaldi

Un pomeriggio di giugno dedicato a bighellonare tra le morbide colline del piacentino, immersi in uno scenario di quiete connotato da vigneti rigogliosi. E così, eccoci a fare sosta in due cantine: l’idea è quella di degustare alcuni vini, ma in realtà la giornata si rivela straordinaria non tanto per avere avuto la possibilità di assaggiare una decina di notevoli prodotti di questa terra generosa,  quanto per avere potuto conversare con degli innamorati della vite e del suo frutto, cercando di trarre da queste conversazioni il succo di una saggezza antica, la bellezza di un lavoro faticoso ma di grande gratificazione.

Insomma, non la solita degustazione un po’ stereotipata, fatta di sorrisi forzati, dépliant con i prezzi, due-parole-due sull’annata e sui prodotti e poi via, avanti il prossimo.

Il racconto è ampio, dettagliato, capace di sfiorare la poesia, appassionato. Le uve sauvignon, ad esempio: temono il caldo e su queste colline piuttosto basse devono essere protette dai picchi di calore e dal sole diretto. Inoltre, hanno la caratteristica di esprimere il meglio di sé nella vinificazione, dando spazio ad un bouquet di profumi e di sapori ricchissimo ed inebriante, solo se raccolte al massimo del picco ascendente della loro completa maturazione. Basta sbagliare giorno della vendemmia per rovinare tutto e rendere inservibili tutte le uve per la produzione del vino. E, allora, ecco il rito quasi quotidiano a metà agosto dell’assaggio degli acini, la loro spremitura con uno schiaccia patate per estrarne un succo che va sorseggiato con sapienza e poi, se sembra pronto, inviato immediatamente tramite corriere espresso ad un laboratorio specializzato che nel giro di poche ore emette il verdetto: è ancora presto, oppure vendemmia immediata entro e non oltre il tal giorno.

Le uve Malvasia di Candia aromatica: amano il caldo e la esposizione diretta ai raggi del sole. La vite è feconda, ricchissima, ma la ricerca della massima qualità impone drastici interventi di diradamento che comportano il sacrificio anche dei due terzi dei grappoli presenti sulla pianta.

Eh sì, perché una terra nota per i vini da poco prezzo, per i frizzantini da supermercato, per le grandi quantità a prescindere dalla qualità, per le damigiane sul porta pacchi delle auto, ha saputo lavorare duramente alla ricerca di un livello d’eccellenza che ancora oggi molti ignorano.

Poi guardi negli occhi questa signora del vino e la senti parlare della vite quasi fosse una persona, “individuo vite”, la chiama lei, a significare che ogni pianta è diversa dalle altre, anche dalle sue sorelle limitrofe. Una ha pochi grappoli, l’altra ne è piena; una produce acini piccoli, l’altra grossi, una ha grappoli fitti e ricchi, l’altra “spargoli”. Alla singola vite si parla, si canta, ci si rivolge con delicata accortezza, quasi che la relazione che si determina tra le persone che berranno insieme, sedute alla stessa tavola, una bottiglia di buon vino, debba avere inizio dalla relazione che il viticoltore ha con la singola pianta.

Infatti, come ci viene fatto notare quando sfioriamo l’argomento del vino biologico o del vino naturale, il vino non è un prodotto naturale, nel senso, ovvio ma non scontato, che non esiste in natura. Nessuno da una pianta “coglie” una bottiglia già fatta e finita. Il vino è il prodotto di una lunga, lenta e sapiente lavorazione che l’ingegno e la passione dell’uomo esercita, applica alla pianta dell’uva. La vite e l’uomo sono le componenti primarie ed indispensabili affinché il vino possa esistere. E, poi, il tempo: il tempo della cura del vigneto, il tempo della vendemmia,il tempo della lavorazione, della fermentazione, della maturazione.

La fretta non può esistere: la relazione profonda tra l’uomo e la vite, come tutte le relazioni che hanno radici in senso anche metaforico, richiede attenzione, costanza, disponibilità al sacrificio, capacità di ascolto.

Alla fine, quando magari dopo anni il vino viene versato nel suo bicchiere pronto a donarsi in tutta la sua complessità e ricchezza, la magia di questa lunga storia si rende realtà. La fatica genera uno splendore impareggiabile ed unico.

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