Per la festa ci vuole il vino, non il thè!

Ancora una volta Papa Francesco dimostra la sua capacità di tenere attento l’uditorio con le sue battute, che fanno sorridere ma al tempo stesso sono efficaci per fare comprendere il profondo significato del messaggio che il Pontefice vuole trasmettere.

Lo fa in occasione dell’Udienza di mercoledì 8 giugno 2016, dedicata al commento dell’episodio biblico delle Nozze di Cana. Non vi riassumo il noto episodio raccontato dall’evangelista Giovanni, né mi cimento nel commento teologico. Faccio solo alcune considerazioni, in linea con lo spirito di questo blog.

La scena si svolge ad un banchetto di nozze: un evento importante, nella vita di una persona, ieri come oggi. Se non è il giorno più importante della vita, è comunque uno dei più importanti. Alle nozze di Cana ci sono tantissimi invitati, lo si capisce dalle poche ma chiare parole dell’evangelista: Maria è stata invitata, forse è una parente, ed è stato invitato anche Gesù e di conseguenza i suoi discepoli.

Gli sposi che devono fare gli inviti ad un matrimonio sanno quanto sia complicato stendere l’elenco degli invitati, discutere animatamente con i propri parenti per cercare di eliminare vecchie zie o amici di famiglia che nulla hanno a che fare con loro, perché il giorno delle proprie nozze vorrebbero essere circondati solo dai loro più cari amici. Ancora oggi peraltro ci sono contesti che prevedono l’invito di tutto il parentado fino al sesto grado e di tutto il paese: deve essere stato il caso delle nozze di Cana.

Oltre agli sposi e ai loro invitati, a Cana c’è anche il maestro di tavola, una cosa a metà tra un maitre e un wedding planner; peraltro la storia ha dimostrato che non era un gran che come organizzatore di matrimoni, perché ad un certo punto ecco la catastrofe: non hanno più vino. Ha sbagliato nel fare rifornimento? Oppure è senza colpa, in realtà ha procurato vino in abbondanza, ma gli invitati hanno alzato il gomito in modo esagerato? In ogni caso è una donna ad accorgersi del problema, noi donne vediamo sempre tutto, figuriamoci se, come in questo caso, stiamo parlando della Donna più eccelsa della storia.

Il problema non è da poco: fin dall’inizio della storia di Israele, ma in realtà presso tutti i popoli, il vino è simbolo di gioia, di prosperità, di dono, di alleanza con Dio. Se manca ad un banchetto di nozze, è un bel disastro: che figura per gli sposi! Lo dice il Papa nel suo commento: «Come è possibile celebrare le nozze e fare festa se manca quello che i profeti indicavano come un elemento tipico del banchetto messianico? L’acqua è necessaria per vivere, ma il vino esprime l’abbondanza del banchetto e la gioia della festa. È una festa di nozze nella quale manca il vino; i novelli sposi provano vergogna di questo. Ma immaginate voi finire una festa di nozze bevendo thè; sarebbe una vergogna. Il vino è necessario per la festa».

Ed ecco il miracolo: dietro sollecitazione di Maria, Gesù trasforma l’acqua in vino: e che vino! Il maestro di tavola, ignaro di quanto accaduto (ammettiamolo, è un po’ distratto questo wedding planner), assaggia e si complimenta con lo sposo, a sua volta ignaro. Ma non sono ignari i servitori, che hanno assistito a tutto quanto: conclusa la festa, avranno raccontato il miracolo agli sposi, che avranno pensato di avere fatto la scelta giusta invitando Maria e Gesù al loro matrimonio.

Un vino eccellente: lo dicono gli esperti. D’altronde, Gesù fa un miracolo e lo fa con del vino scadente? Non solo, ma attenzione alla quantità: ogni giara aveva una capacità di cento litri, dunque abbiamo seicento litri di vino di altissima qualità. Non lo avranno bevuto tutto a quel banchetto, gli sposi l’avranno portato nella loro nuova casa e lo avranno custodito in cantina con massima cura, bevendone un po’ nelle grandi occasioni. La metafora con la grazia che accompagna la vita degli sposi è evidente. E scommetto che gli amici e i parenti saranno andati spesso a casa di quegli sposi chiedendo: «Ma ne avete ancora un po’ di quel buon vino del vostro matrimonio?».

Un puritano, se fosse stato presente a quelle nozze, avrebbe detto: hanno già bevuto abbastanza, questi crapuloni. Gesù no: lui ci tiene alla gioia degli sposi, non vuole rovinare la festa. Perché fare festa è cosa buona, soprattutto in occasione di un matrimonio. A Gesù piace stare a tavola, condividere un buon pasto, bere in allegra compagnia: sa che questo aiuta il rapporto interpersonale, permette di entrare in sintonia più facilmente con i propri interlocutori. Raccomanda la temperanza: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”, ma nello stesso tempo non rifiuta il piacere della tavola.

Il Papa ci ricorda che il vino è necessario per la festa e che la festa lieta e nel giusto contesto è un piacere al quale non dobbiamo rinunciare.

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