“Siedi alla mia destra …..”

La tavola è uno strumento di comunicazione dei rapporti fra le persone e costituisce anche visivamente una rappresentazione delle relazioni.

Pensiamo ai posti a tavola: non sono un dettaglio marginale. Ne sanno qualcosa coloro che in occasione di banchetti di nozze o simili eventi devono risolvere il difficile rompicapo della distribuzione degli ospiti a tavola. Bisogna tenere presente amicizie, parentele, affinità professionali; sistemare l’amica ancora single nel tavolo dove siedono un paio di giovani scapoli interessanti, evitare di accostare i due cugini che hanno avuto gravi dissapori. Si rischia sempre di scontentare qualcuno.

Liutprando, ambasciatore dell’imperatore  d’Occidente Ottone I (siamo nel X secolo) si offende perché invitato alla mensa dell’imperatore di Bisanzio viene messo a sedere al quindicesimo posto: alla tavola dei re la maggiore o minore vicinanza al sovrano indicava il grado di gerarchia sociale del personaggio. Ne sapeva qualcosa Re Artù che scelse la tavola rotonda proprio per simboleggiare la pari dignità dei suoi cavalieri: la sua scelta di fratellanza è passata alla storia proprio per il gesto fuori dall’ordinario.

Una consuetudine longobarda prevedeva che il figlio del re potesse sedersi a tavola con il padre e i dignitari di corte solo dopo avere dato dimostrazione pratica di coraggio in battaglia.

Anche la comunità monastica ha le sue regole dei posti a tavola: secondo quanto scritto nella Regola di san Benedetto, l’autorità morale dell’abate era mostrata dal fatto di sedere ad una mensa diversa da quella dei confratelli: «L’abate mangi sempre in compagnia degli ospiti e dei pellegrini. Ma quando gli ospiti sono pochi, può chiamare alla sua mensa i monaci che vuole. Sarà bene tuttavia lasciare uno o due monaci anziani con la comunità per il mantenimento della disciplina.» Inoltre, il monaco che si era macchiato di una colpa veniva escluso dalla mensa: mangiare in solitudine veniva considerata una punizione.

Per il popolo ebraico e poi per il cristianesimo (ma non solo) sedersi alla destra di qualcuno significa avere la stessa dignità e lo stesso potere di colui che siede al centro. Non per nulla, abbiamo tanti brani della Bibbia che usano quest’espressione: «Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi» (Salmo 109). E  nel Credo recitiamo: «Salì al Cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente».

E oggi? Nelle cene formali ancora si rispettano queste regole: il padrone di casa avrà alla sua destra la signora più importante, la padrona di casa il signore di maggior riguardo, o magari quello che si conosce di meno, che rischia di essere un po’ spaesato in una compagnia già affiatata. L’ospite straniero è bene che venga affiancato da chi conosce la sua lingua, per evitare sorrisi imbarazzati o un gesticolare ridicolo. Non sono regole puramente formali, c’è una sostanza di fondo: la tavola deve essere piacevole, tutti devono sentirsi accolti e a proprio agio e la scelta (nelle cene numerose) dei posti a tavola favorisce questo benessere. E’ un modo per dimostrare la nostra attenzione al prossimo, il nostro desiderio che tutti vivano la tavola con soddisfazione e senso di benessere.

Anche l’ordine di servizio delle portate rivela la gerarchia. Ad esempio, in alcune famiglie c’è l’abitudine di servire prima i bambini. Forse per farli stare buoni e zitti, è una motivazione che si può capire, ma anche la tavola è un’occasione per insegnare ai propri figli il principio di autorità: prima si dovrebbero servire i nonni, poi i genitori, poi i bambini.

A tavola ci si aspetta: è importante nella propria micro-comunità. Si aspetta il proprio turno con pazienza, non si passa alla portata successiva fino a quando l’ultimo non ha finito, si aiutano i più piccoli. Esiste una forma, una grammatica che è bene rispettare, non per pura forma ma per favorire l’armonia tra i commensali. La bellezza della tavola e dei suoi riti è frutto dei legami interpersonali autentici: rispettando un ordine si trasmettono valori, si celebra un rito che produce effetti sulle persone che lo vivono.

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