Una donna e il suo vino: famiglia, cultura e qualità

Andare a trovare Barbara Faravelli Santambrogio nella sua azienda vinicola Montenato Griffini è molto piacevole: si può fare un giro nella vigna (ci sono undici ettari di terreno coltivato), visitare la cantina e degustare i suoi vini rossi, sotto il pergolato o nelle calde sale che sanno di tradizione e atmosfera familiare. L’azienda mi era stata segnalata da alcune amiche ed ero molto intrigata da questa produzione di vini rossi dell’Oltrepo Pavese Orientale. Non sono rimasta delusa, anzi da allora tengo sempre nella mia cantina qualche sua bottiglia, che stappo in una grande occasione (ad esempio a Natale ho aperto una Magnum) ma anche in una serata tranquilla, quando un piatto un po’ ricercato chiama una buon vino come doveroso accompagnamento. 

Barbara Faravelli Santambrogio segue con cura tutti i processi aziendali: il lavoro nella campagna, quello in cantina e la commercializzazione, con un’attenzione alle possibili sinergie con il territorio. L’Oltrepo Pavese è infatti una zona ricca di bellezze naturali, arte e storia, tutti elementi che meritano valorizzazione.

L’ho intervistata per il mio blog.

Come è cominciata la tua avventura imprenditoriale?

«La mia “avventura imprenditoriale” è iniziata… per amore! Dopo gli studi universitari in una facoltà umanistica, infatti, avevo iniziato a lavorare nel campo della pubblicità, per poi passare ad una importante casa editrice di riviste soprattutto di moda e life-style. Quando ho conosciuto mio marito, mi sono subito innamorata della tenuta vitivinicola in Oltrepò Pavese, a dire il vero ai tempi un poco “rustica”, di proprietà della sua famiglia fin dal principio del 1900. Ad un certo punto, una volta sposati da circa un anno, poiché lui in realtà si occupa di tutt’altro campo professionale è divenuto necessario decidere se e come occuparsi di questa realtà bellissima ma molto impegnativa. E così … eccomi qui! Naturalmente i primi tempi sono stati dedicati ad imparare: la teoria (con i tre ottimi corsi AIS grazie ai quali sono diventata sommelier nel 2004), ma soprattutto la pratica, in campagna ed in cantina. E devo dire, per altro, che di imparare non si smette mai, ed ogni vendemmia è diversa da tutte le altre passate e future... »

Nel mondo della produzione vinicola ci sono sempre più donne al timone: a tuo parere una donna può avere, anche in questo campo, un approccio diverso rispetto a quella dell’uomo?

«Mi viene spontaneo pensare di sì, per quanto naturalmente io possa parlare per me e per qualche collega che conosco meglio, non per una “categoria”. Direi che, fatte salve le necessarie cure (pratiche per la vigna e per il vino in cantina, teoriche ed economiche per un buono e sano funzionamento di quella che è comunque un’azienda), forse noi donne siamo più portate all’accoglienza che non al prodotto puro e semplice, siamo più disponibili ad accogliere visitatori, ad impegnarci nell’enoturismo, sia che lo si faccia ad alto o altissimo livello (alcune cantine sono veri e propri “wine-resort”), sia che ci si dedichi a più modeste degustazioni tra le botti, accompagnate dai prodotti tipici locali

Pensi che ci debba essere un legame tra produzione del vino e impegno di promozione del territorio, da riscoprire e rilanciare da un punto di vista culturale, storico, gastronomico? Quale contributo può dare in questo senso un’azienda vinicola?

«Deve, deve assolutamente esserci un legame stretto e profondo tra l’azienda vitivinicola e la promozione del territorio. In alcune zone d’Italia, sono proprio le cantine le principali se non uniche attrici in questo scenario. Noi siamo molto impegnati da questo punto di vista, facciamo parte da molti anni del Movimento Turismo del Vino Lombardo e teniamo molto a portare in cantina i nostri clienti, per poi suggerire loro la meraviglia della natura, dei castelli, della gastronomia dell’Oltrepò Pavese.»

Sei moglie e madre: come concili la famiglia e il tuo lavoro così impegnativo?

«Il lavoro imprenditoriale, il lavoro così detto “in proprio”, mi ha offerto la grande opportunità di poter stare vicina ai miei due figli durante la loro crescita, soprattutto da piccini. Certo, questo ha comportato alcune rinunce, rispetto ad esempio alle fiere all’estero e quindi ad un certo tipo e livello di sviluppo dell’azienda, ma credo ne sia valsa la pena. Ora che sono più grandicelli, lo confesso, mi faccio aiutare da loro: nel tempo libero, che sia in cantina per alcuni lavoretti non troppo faticosi, che sia nella sistemazione del giardino, che sia come “sostegno” nell’accoglienza delle comitive di degustatori, ho ritagliato per loro spazi di cooperazione che li rendono piuttosto orgogliosi! »

Posso testimoniare per esperienza diretta che l’accoglienza nella cantina Montenato Griffini è davvero molto simpatica: ma soprattutto i vini sono squisiti. Sul sito internet o sulla pagina facebook si possono trovare gli inviti alle loro iniziative: cantine aperte, aperitivi, merende, degustazioni tra le botti o nei ristoranti della zona. E’ una delle aziende vinicole che aderiscono all’iniziativa del Movimento per il Turismo del Vino che si chiama Benvenuta Vendemmia con l’edizione speciale Junior, la Vendemmia dei Bambini. Barbara, come si svolge?

«I piccoli sono accolti con i loro genitori, ascoltano una “micro-lezione” di viticoltura in vigna appositamente pensata per il target 4-12 anni, raccolgono l’uva in cassette, la diraspano manualmente (separazione raspo/acini). Dopo l’intervallo per il pranzo (servito in azienda) la pigiano con i piedini nudi nelle vaschette che mettiamo a loro disposizione. Verso metà pomeriggio assaggiano il “loro” mosto e prima di tornare a casa viene loro consegnato il diploma di aspirante vignaiolo. A primavera le famiglie vengono ricontattate per venire a ritirare una bottiglia omaggio del vino prodotto. E’ un’esperienza entusiasmante, divertente e formativa che raccoglie un grande successo! »

Complimenti, un modo simpatico ed istruttivo per trascorrere una domenica in campagna ed insegnare l’antica arte della vinificazione.

Dulcis in fundo, la Bonarda Punto Fermo Etichetta Nera, affinata in legno di rovere, è stata premiata tra i Vini Top Hundred 2015, ovvero i 100 migliori vini d’Italia selezionati dagli assaggi di Paolo Massobrio e Marco Gatti, del Club di Papillon.

http://www.montenatogriffini.it/

https://www.facebook.com/montenatogriffini1/?fref=ts

 

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